
La fecondità dello Scriptorium di Bobbio
Come già abbiamo avuto modo di sottolineare, lo Scriptorium di Bobbio nei secoli VII-X è stato veramente fecondo nella produzione, ricopiatura e conservazione di codici (oltre 700). Oltre a temi propriamente religiosi e liturgici al servizio della preghiera e della spiritualità dei monaci, i testi raccoglievano opere di autori latini classici, testi giuridici, codici in scrittura irlandese, greca, gotica.
Il manoscritto bobbiese e la scoperta del Canone
In un codice manoscritto di 76 fogli di pergamena, depositato nella biblioteca Ambrosiana, ma appartenuto allo Scriptorium bobbiese, Ludovico Antonio Muratori scoprì e pubblicò un Frammento di 85 righe contenente l’elenco dei libri del Nuovo Testamento (Canone). L’espressione Canone Biblico indica il catalogo dei libri ispirati e quindi sacri che compongono l’intera Scrittura.
Valore e importanza del Canone Muratoriano
Il Canone Muratoriano rappresenta una testimonianza di straordinario Il più antico elenco dei Libri del Nuovo Testamento valore per lo studio della formazione del canone biblico neotestamentario. Si tratta di un testo antichissimo, la cui importanza risiede proprio nella sua capacità di documentare come il processo di selezione delle Scritture cristiane si sia sviluppato nel corso dei secoli. La scoperta di questo documento si deve a Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), celebre bibliotecario e archivista dell’Ambrosiana di Milano. Fu lui a pubblicare il testo nel 1740, dopo averlo rinvenuto sotto forma di manoscritto datato al VII secolo, conservato nella biblioteca del monastero di Bobbio.
Origine e caratteristiche del Canone
Il Canone Muratoriano è considerato, con buona probabilità, la traduzione in latino di un testo greco-an- tico, attribuibile a Ippolito di Roma e risalente alla fine del II secolo. Le condizioni del manoscritto risultano fortemente degradate e il latino utilizzato, povero e rozzo, esempio di corruzione della lingua latina nel Medioevo ha complicato notevolmente il lavoro di traduzione e interpretazione. Il frammento che ci è pervenuto è incompleto, mancano sia l’inizio che la fine. Gli studiosi collocano la stesura attorno al 170 d.C. circa, basandosi sul fatto che l’autore fa riferimento al pontificato di Pio I, vescovo di Roma (142-157), indicandolo come un evento recente. Il canone riportato dal testo non è completo, ma offre un elenco significativo dei libri considerati autorevoli dalla comunità cristiana dell’epoca.
Commenti e dettagli sui libri e gli autori
Il testo non è un semplice elenco dei libri delle Scritture. Ci sono anche alcuni commenti sui libri stessi e sui relativi scrittori. Il documento inizia menzionando il Vangelo di Luca, e dice che lo scrittore di questo libro biblico era medico (cfr Colossesi 4:14). Viene detto che quello di Luca è il terzo Vangelo, per cui è facile pensare che la parte iniziale mancante facesse riferimento al Vangelo di Matteo e a quello di Marco. Questa conclusione trova ulteriore conferma nel fatto che il Frammento Muratoriano afferma che il quarto Vangelo è quello di Giovanni.
Gli Atti degli Apostoli e le lettere paoline
Il Frammento ribadisce che il libro degli Atti degli Apostoli fu scritto da Luca per l’“eccellentissimo Teofilo” (cfr Luca 1:3; Atti 1:1). Poi elenca le lettere dell’apostolo Paolo: ai Corinti (due), agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, ai Galati, ai Tessalonicesi (due), ai Romani, a Filemone, a Tito e a Timoteo (due). Sono menzionate come ispirate anche la lettera di Giuda e due lettere di Giovanni. La prima lettera dell’apostolo Giovanni era già stata menzionata insieme al suo Vangelo. La lista dei libri considerati ispirati si conclude con l’Apocalisse, o Rivelazione. Mancano nell’elenco la Lettera agli Ebrei, due Lettere di Giovanni, la Lettera di Giacomo e la seconda Lettera di Pietro.
Scritti non autentici e esclusioni dal canone
Fatto significativo, il Frammento fa cenno anche a una Apocalisse di Pietro, ma dice che alcuni erano contrari a che venisse letta dai cristiani. Lo scrittore avverte che nella sua epoca circolavano già alcuni scritti non autentici. Il Frammento Muratoriano spiega che questi non dovevano essere accettati, “perché non è opportuno che il fiele sia mischiato al miele”. Il documento menziona poi altri testi che non andavano inclusi tra gli scritti sacri, o perché erano stati scritti dopo l’epoca apostolica, come Il Pastore di Erma, che l’autore dice essere fratello del Papa Pio I.
L’autore accetta la Sapienza di Salomone che ora è parte dell’Antico Testamento.
Un testo preziosissimo, il Canone Muratoriano, non solo per la sua datazione all’epoca apostolica, ma anche per aver testimoniato che il formarsi del canone neotestamentario avviene lungo i primi secoli.
(Articolo tratto dal N° 9 del 12/03/2026 del settimanale “La Trebbia”)
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