A Casanova di Rovegno rinascono il Mulino del Principe e il Ponte di Annibale, simboli storici della Val Trebbia

Domenica 12 luglio, nel parco del Mulino del Principe di Casanova si è tenuta la rievocazione storica del passaggio di proprietà dell’antico mulino, conosciuto anche come “Mulino Giuanantinna”, dalla famiglia Malaspina di Bobbio ai Principi Doria di Genova. Alla presenza di graziose donzelle e bambini in costume d’epoca, un numeroso pubblico ha ascoltato, dalle parole del notaro, la lettura del documento originale che attesta la compravendita fra le due famiglie signorili avvenuta nel lontano 15 febbraio 1622, quando Masino e Batino Malaspina cedevano “I mulini di Casanova” alla camera dei Principi Doria che, in virtù dell’investitura imperiale, diventavano anche esattori dell’intero feudo. L’evento, voluto dalla Fondazione Montana e dalla famiglia Casazza-Ballerini, ha avuto lo scopo di celebrare il recupero architettonico del mulino insieme con quello del ponte costruito dalla famiglia Doria, ma conosciuto anche come Ponte Romano o ponte di Annibale, da anni, entrambi in abbandono.
Sui visi dei presenti provenienti da Casanova e da Fontanigorda, il sorriso e la piacevole soddisfazione per la realizzazione di un sogno che finalmente ha visto la collaborazione di diversi enti, privati e pubblici nell’opera di recupero di un manufatto la cui presenza era già attestata da un documento del 1491, quando il Marchese Malaspina cedeva temporaneamente il mulino a Ludovico Fieschi.
Mi racconta l’ingegnere Enrica Ballerini, principale artefice del progetto, che tutto è nato dalla scoperta casuale di un bando della Regione Liguria finanziato dai fondi del PNRR:” Senza farmi troppe illusioni, come una che gioca alla lotteria, ho inviato la domanda di iscrizione. Dopo un mesetto è arrivata la mail con la risposta affermativa. A quel punto, senza non poche difficoltà, il Mulino è sottoposto ai vincoli della Sopraintendenza delle belle arti, è cominciata la trafila burocratica con la produzione di tonnellate di documenti, ma finalmente, all’inizio del 2024 abbiamo potuto cominciare i lavori. Il bando prevedeva anche la possibilità di finanziamento per eventuali accessi, così abbiamo coinvolto il comune di Fontanigorda che ha preso in carico il ripristino del sentiero che arriva al Bosco delle Fate e la Fondazione Montana, che insieme al comune di Rovegno, ha curato il recupero del ponte e della sistemazione del sentiero che porta a Canfernasca”.
Oggi così, tutti possono assistere alla rinascita di un luogo magico della Valtrebbia e che, per i paesi di Casanova e Fontanigorda, è stato simbolo di incontri e amicizia: negli anni settanta capitava che le ragazze di Casanova incontrassero, al mulino, il loro fidanzati di Fontanigorda e viceversa.
Per me un luogo legato strettamente alla mia infanzia: un parco bellissimo dove giocare spensieratamente: l’acqua fresca del torrente Pescia, boschi ombrosi, prati d’erba sempre rasata, panchine, ombrelloni e il sorriso accogliente della signora Clelia che con semplicità e gentilezza ti faceva sentire in famiglia.
Mi racconta ancora Enrica che il marito Marco ha in mente la predisposizione, all’interno del mulino, di un museo etnico e di una raccolta di minerali della Valtrebbia, garantendone l’apertura al pubblico.
La Fondazione Montana, dal canto suo, sta già organizzando escursioni sulle Vie Patraniche, gli antichi sentieri della Via del sale che fin dal tempo dei monaci di San Colombano univano la riviera ligure con l’entroterra, il Piemonte, la Lombardia e L’Emilia; questa volta uniranno i mulini punto di partenza-arrivo e tutti gli appassionati di escursionismo.
In questa vicenda possiamo leggere la storia della nostra terra, ma anche tanta voglia di rinascere, mantenendo vivo il ricordo di ciò che i nostri antenati hanno realizzato con tanta fatica e sacrificio. Un grazie a Marco e ad Enrica per il coraggio di cominciare, ma anche alla Fondazione e agli enti pubblici che hanno partecipato in diverso modo alla realizzazione di questo progetto. Insieme si può: collaborazione e impegno possono tenere viva una valle che in ogni suo angolo regala stupefacente bellezza.

Marina Biggi

(Articolo tratto dal N° 27 del 30/07/2026 del settimanale “La Trebbia”)

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