
«La carne di Cabannina è un prodotto di altissima qualità, dal valore gastronomico e identitario enorme. Merita di essere conosciuta, apprezzata e inserita in una vera e propria filiera regionale e nazionale di qualità». Così Alessandro Bozzano, consigliere di Vince Liguria – Noi Moderati ha commentato l’approvazione da parte del consiglio regionale della Liguria di un ordine del giorno che attiva «una campagna di promozione della carne Cabannina per farne conoscere a livello regionale e soprattutto nazionale la grande qualità, incentivandone così l’allevamento e farla quindi entrare in una filiera di commercializzazione nazionale». Mucche di razza Cabannina.
«Un atto – ha aggiunto Giovanni Boitano, capogruppo di Orgoglio Liguria – che vede protagonisti gli allevatori della Val D’Aveto e delle zone in cui è presente la Cabannina e accolto con grande soddisfazione anche dall’assessore Piana che ha ricordato quanto Regione Liguria stia già facendo, sostenendo con convinzione questa filiera anche attraverso i fondi del PSR e del nuovo CSR e valorizzando la Cabannina nei circuiti di qualità come Liguria Gourmet e Slow Food. La Cabannina è una razza autoctona ligure che deve il suo nome alla frazione di Cabanne. È considerata attualmente una razza in via d’estinzione, visto il ridotto numero di capi presenti. Modellatasi sulle asperità del territorio ligure rispecchia anche nella morfologia questi adattamenti, presentando taglia ridotta e notevole agilità, nonché spiccate doti di rusticità e frugalità. Il colore del mantello è bruno intenso uniforme, con la presenza della caratteristica riga mulina chiara lungo la linea dorsale. Dal punto di vista produttivo è considerato un animale a duplice attitudine, anche se viene allevato prevalentemente per la produzione di latte. Nel 2008 venne depositato presso la Camera di Commercio di Genova il disciplinare di produzione del formaggio “U Cabanin”, unico prodotto derivante dal latte di questa razza bovina. Grazie ai semi di toro prelevati in varie riprese, le aziende hanno potuto garantire la variabilità genetica, evitando la consanguineità e il meticciamento, ottenendo capi perfettamente corrispondenti allo standard di razza».
Fabio Guidoni
(Articolo tratto dal N° 40 del 4/12/2025 del settimanale “La Trebbia”)
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