
Ancora nei primi anni del Novecento, in alta Val d’Aveto circolavano numerose leggende popolari, alcune delle quali richiamavano atmosfere e credenze che sembravano arrivare da un passato molto lontano. Erano storie tramandate dagli anziani, racconti nei quali si mescolavano paure, superstizioni e credenze religiose. Tra queste c’era quella della Sbraggiura, chiamata anche l’urlatrice.
Secondo la tradizione, si trattava di una creatura misteriosa, legata al mondo dei morti, che seminava il terrore tra gli abitanti. Si raccontava che scoperchiasse i tetti delle case e compisse ogni sorta di cattiveria, accompagnando le sue apparizioni con urla e versi lugubri, capaci di raggelare il sangue di chi li sentiva.
Per liberarsi della sua presenza, a quanto si raccontava, c’era un solo rimedio: mettersi a pregare e recitare il rosario. La preghiera diventava così una difesa contro una creatura che sfuggiva a ogni spiegazione e che proprio per questo incuteva tanta paura.
Le paure di un tempo
Per capire come potessero nascere e diffondersi storie simili, bisogna pensare alla vita nelle nostre montagne quando le giornate erano scandite dal lavoro nei campi e dall’allevamento, le borgate erano spesso isolate e il buio della sera lasciava spazio a rumori difficili da riconoscere.
Un verso nel bosco, un colpo sul tetto o un rumore improvviso potevano alimentare la fantasia e trasformarsi, con il passare del tempo, in qualcosa di ben più inquietante. In un mondo nel quale molte cose non avevano una spiegazione immediata, le credenze popolari aiutavano a dare un significato anche a ciò che faceva paura.
Le leggende, inoltre, non servivano soltanto a intrattenere. Spesso erano anche un modo per insegnare ai più giovani come comportarsi, trasmettendo regole e divieti attraverso racconti spaventosi. Erano abitudini radicate nella cultura tradizionale, ereditate anche da epoche lontane, quando la religione e le superstizioni facevano parte della vita quotidiana.
I fantasmi nati nelle osterie
Nel ricostruire questo mondo, Sandro Sbarbaro richiama anche le soste nelle osterie, luoghi nei quali si incontravano gli abitanti dei paesi e si scambiavano notizie, racconti ed esperienze. Non mancavano le storie insolite, quelle che passavano di bocca in bocca e che, a ogni nuovo racconto, potevano arricchirsi di particolari.
In questo modo, un episodio difficile da spiegare poteva diventare una vicenda misteriosa, fino a trasformarsi in una vera e propria leggenda. E non è difficile immaginare come, tra una bevuta e una chiacchierata, la fantasia potesse contribuire alla nascita di qualche «strano fantasma».
Non sappiamo se la storia della Sbraggiura sia nata proprio in questo modo. Il riferimento alle osterie aiuta però a comprendere come si formasse e si diffondesse l’immaginario popolare, in una società nella quale il racconto orale aveva un ruolo fondamentale.
Un richiamo alle antiche leggende celtiche?
Sbarbaro osserva che molte leggende dell’alta Val d’Aveto sembravano richiamare il mondo celtico. La figura della Sbraggiura, legata ai morti e capace di manifestarsi attraverso urla e apparizioni inquietanti, si inserisce bene in quell’universo di credenze nel quale il confine tra il mondo dei vivi e quello delle presenze invisibili appariva meno netto di quanto lo sia oggi.
Questo richiamo, tuttavia, non dimostra un’origine celtica della leggenda. Per stabilire un legame diretto servirebbero testimonianze e confronti documentati con racconti analoghi. È quindi più corretto parlare di somiglianze e suggestioni, senza dare per certa una derivazione che non è stata dimostrata.
Resta il valore della storia, che ci permette di avvicinarci al modo in cui le comunità di montagna interpretavano ciò che non conoscevano e cercavano protezione di fronte alle proprie paure.
Una memoria da conservare
Oggi la Sbraggiura è una delle figure misteriose che sopravvivono nelle raccolte di leggende locali. Il racconto che ci è arrivato non offre molti dettagli sul suo aspetto né indica episodi precisi o luoghi in cui sarebbe stata avvistata. Conserva però gli elementi essenziali della storia: il legame con il mondo dei morti, le cattiverie attribuitele, le urla terrificanti e il rosario come unica difesa.
La testimonianza è raccolta da Sandro Sbarbaro sul sito Valdaveto.net, dedicato anche alla memoria delle tradizioni e delle credenze popolari della valle.
Sono storie che rischiano di scomparire insieme alle persone che le hanno tramandate. Recuperarle significa conservare una parte della cultura delle nostre montagne, fatta non soltanto di lavoro, usanze e feste, ma anche di paure, superstizioni e racconti che un tempo accompagnavano le serate nelle case e gli incontri nelle osterie.
E forse è proprio questo il fascino della Sbraggiura: non sapere esattamente che cosa fosse, né da dove arrivasse la sua leggenda, ma poter ancora ascoltare, a distanza di oltre un secolo, l’eco di quelle antiche storie raccontate nelle valli dell’Appennino.
Fonte principale: Sandro Sbarbaro, «Leggende – L’urlatrice», Valdaveto.net. La ricostruzione della Sbraggiura si basa sulla testimonianza riportata in questa raccolta; le considerazioni sul contesto storico e culturale sono distinte dagli elementi attestati direttamente dalla fonte. Leggi la fonte originale su Valdaveto.net
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