
Adagiato sulle colline dell’Oltrepò Pavese Orientale, tra le valli Versa e Scuropasso e in posizione dominante rispetto alle cittadine di Broni e Stradella, sorge Canneto Pavese. Milletrecento anime circa che tengono vive le tradizioni agricole della zona particolarmente vocata alla produzione di vini dalle caratteristiche uniche.
Il territorio dell’attuale comune di Canneto Pavese comprende numerosi centri che ebbero in passato l’autonomia comunale e spesso una storia non oscura: Canneto, Beria, Vigalone, Monteveneroso e soprattutto Montù de’ Gabbi.
Vigalone è citato nel diploma del 1164 con cui Federico I concede a Pavia il predominio sulla zona; e forse anche Monteveneroso (che appare come Monterosus). Nell’elenco delle terre pavesi del 1250 compaiono ormai tutti questi centri. Quello più importante, di cui gli altri seguirono le sorti, era Montù de Gabbi, dove Montù sta per Monte Acuto; era detto anche Montuè ovvero Monte Acutello. Esso era noto già nell’XI secolo. Appartenne ai Gabbi fino al XV secolo, poi probabilmente il potere fu usurpato dai Beccaria, che lo unirono al feudo di Broni; nelle successive spartizioni di questo feudo, non è chiara la sorte; comunque nel 1528 giunse ai Valperga e nel secolo successivo ai Candiani di Pavia, divenuti poi Rota Candiani. Tra i comuni del feudo, Canneto, sede della parrocchia, appare già nel XVII secolo essere aggregato a Montù de’ Gabbi. al feudo di Montù de’ Gabbi apparteneva anche Torre Sacchetti, anch’esso un piccolo comune che fu poi in gran parte unito a Stradella. Soltanto nel 1885 il comune di Montù de’ Gabbi ricevette il nuovo nome di Canneto Pavese. Città Internazionale della Vite e del Vino, fino agli anni ‘70 è stato il comune più vitato d’Italia e già a fine ‘800 i suoi vini erano esportati in America. Una fama che ha portato addirittura al cambiamento del nome del piccolo municipio pavese.
Fino al 1885 l’attuale territorio di Canneto era infatti conosciuto come Montù de Gabbi, nota fin dall’800 per la produzione del “Vino de Caneto”: tra i tanti comuni italiani che hanno dato il nome ad alcune delle denominazioni vinicole più note, il singolare caso di un comune a cui è stato dato il nome dei vini che lo hanno reso celebre.
Ancora oggi, nonostante una diminuzione dell’area vitata, sono ben 500 gli ettari coltivati a vite su una superficie di 5,8 chilometri quadrati, per una produzione che, di anno in anno, conferma Canneto Pavese come il comune dell’Oltrepò con il maggior Nel secolo successivo Biria e Vigalone mantengono l’autonomia, ma prima del 1783 sono anch’essi uniti a Montù. Rimane autonomo Monteveneroso, che sarà unito a Montù solo all’inizio del secolo successivo. Notiamo che numero di riconoscimenti dalle principali Guide vinicole italiane.
La caratteristica principale di Canneto Pavese, oltre alla densità di appezzamenti coltivati a vite, è la conformazione geografica del territorio, di colline in forte pendenza rivestite da un susseguirsi di filari. Si tratta in prevalenza di uve a bacca rossa che hanno reso celebre il piccolo comune oltrepadano, patria di denominazioni come il Buttafuoco e il Sangue di Giuda, la cui produzione è permessa, secondo il disciplinare, solo in alcune zone dell’Oltrepò che insistono prevalentemente sul territorio di Canneto Pavese. Il comune, oltre ad ospitare alcune delle cantine più rinomate del territorio, è sede del Club del Buttafuoco Storico. Fondato nel 1996, raggruppa 16 produttori e 19 vigne cru dedicate alla produzione di quello che si è affermato come uno dei vini simbolo del territorio; affinato per tre anni prima della commercializzazione, è ottenuto dall’uvaggio di quattro uve identitarie quali Croatina, Barbera, Ughetta di Canneto e Uva Rara.
R.S
Articolo tratto dal settimanale “Il Punto Pavese” del 13/07/2026)
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