Feste di paese, troppa burocrazia

La prima a cadere è stata Cignolo, a Santa Margherita Staffora. La Festa delle Cantine, evento dalla ventennale tradizione che solitamente cade il 17 agosto, non si è celebrata. E questo non per mancanza di pubblico o di partecipazione, ma per eccesso di complicazioni. Troppa burocrazia, impegni e responsabilità e sempre meno persone disposte ad accollarseli hanno portato ad annullare una manifestazione che richiamava centinaia di persone nel borgo oltrepadano.

A denunciare i motivi del naufragio della festa è stata la Nuova Pro loco di Varzi, che si è fatta portavoce dei propri vicini di casa, allargando un discorso che si applica a tante altre piccole realtà locali e non solo: «Dietro ogni evento — dice Chiara Brignoli, vicepresidente — ci sono mesi di lavoro, adempimenti, costi che ricadono su persone che fanno tutto questo gratuitamente. E posso garantire, perché me ne occupo in prima persona, che è un lavoro vero e proprio in termini di tempo e impegno, con la differenza che lo si fa a titolo volontario».

Brignoli: «Dietro ogni manifestazione ci sono mesi di lavoro, adempimenti, costi e responsabilità»
In un territorio che d’estate vive di sagre, le normative sempre più complesse rischiano di far scomparire le tradizioni sotto una coltre di documenti, pratiche e domande in carta bollata: «Sia chiaro — sottolinea Brignoli —, le regole servono assolutamente. Sarebbe folle pensare di organizzare eventi senza norme, controlli e sicurezza. Quello che vorremmo è che ci fosse il buon senso di distinguere realtà profondamente diverse. Una Pro loco o una piccola associazione di volontariato non può essere considerata alla stregua di un’attività commerciale che fa questo per professione. E una festa di paese organizzata in un piccolo borgo non può essere sempre equiparata a un grande evento che richiama migliaia e migliaia di persone, con strutture, possibilità economiche e livelli di rischio completamente diversi».

Di questo passo, infatti, Cignolo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: «A Bagnaria, per esempio — continua Brignoli — in occasione della festa patronale quest’anno si è tenuto solo il consueto appuntamento con Ultrapadum, ma la vera festa di paese, quella che un tempo iniziava il sabato e terminava il lunedì, con cene e serate danzanti, negli anni si è progressivamente ridotta. Ultimamente era rimasta una sola cena con musica in piazza della chiesa e quest’anno, proprio a causa delle difficoltà organizzative, si è rinunciato a fare anche quella. È un esempio molto concreto di quello che stiamo cercando di dire: a volte le feste non vengono cancellate da un giorno all’altro. Si riducono poco alla volta, anno dopo anno, fino a rischiare di scomparire del tutto».

E se il problema può diventare insormontabile per le realtà più piccole, anche quelle più grandi ne risentono: «Noi organizziamo la Festa in Collina da 51 anni — dice Danilo Trapolari della Pro loco di Fumo — ma negli ultimi tempi stiamo facendo davvero fatica. Scie, Siae, corsi Hccp, affissioni, permessi e via discorrendo ci stanno “levando il sangue” e drenando le finanze. Quest’anno, tanto per dirne una, abbiamo dovuto cambiare la pista da ballo perché c’è venuto il dubbio che non fosse omologata, e l’anno scorso l’Ica è venuta a presentarci il conto di un cartellone pubblicitario che avevamo affisso per ringraziare una cantina che ci aveva omaggiato di qualche cartone di vino. Ogni giorno compare una norma nuova, e bisogna avere occhi e orecchie ovunque per non farsi cogliere in castagna. E questo anche se si è molto attenti».

La polemica sollevata dai varzesi, quindi, riguarda un po’ tutti, e lo dimostra la diffusione avuta sui social: «Stanno arrivando messaggi da diverse zone del centro-nord Italia — dice Brignoli —, persone e realtà diverse tutte concordi sul problema e con un messaggio praticamente identico: era ora che qualcuno ne parlasse».

Serena Simula

(Articolo tratto da La Provincia Pavese del 25/08/2026)

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