Le giornate a cavallo del Primo Maggio sono sempre state, per me, di particolare intensità. Forse per coincidenza o per qualche motivo speciale, mi sento pervaso da un’energia unica, che mi fa fare cose impossibili in altri momenti dell’anno.
Da quando seguo i Cantamaggio in Appennino, questa energia ha trovato un canale nuovo dove sfogarsi; qualcosa mi spinge a sentirmi coinvolto nell’atmosfera che si respira nei paesi e faccio il possibile per partecipare a quante più celebrazioni possibile.
Sì, perché di questo si tratta: non semplici feste, ma il perpetuarsi di riti ancestrali, legati al ciclo delle stagioni e centrali per la civiltà contadina, concepiti dagli antichi e perpetuati dai nostri vecchi: anche loro sentivano “qualcosa in più” in queste giornate uniche.
Così, con il cuore colmo mi sposto come un tornado di valle in valle, incurante della fatica, dei chilometri di guida e della stanchezza, in cerca di quei canti, di quei suoni e di quei colori.
Si parte la mattina del 30 Aprile a Pradovera: il cantamaggio di Farini è il primo a cominciare. Una dozzina di ragazzi di tutte le età, i cappelli adorni di fiori di maggiociondolo, annunciano alla più alta frazione della Val Perino che maggio sta arrivando e che la stagione fredda è finita. Vengono accolti al circolo, il tempo scorre tra abbondanti libagioni e potenti cori. Dopo due ore ad alta intensità, ci si sposta nelle frazioni di Verano e Cappelletta, sempre in Val Perino, per poi svalicare e iniziare la discesa verso il capoluogo con tappe a Rodi e Poggioli. Dopo Farini, i maggianti risaliranno l’altro versante fino a Montereggio.
Particolarmente commoventi due incontri a Rodi, dove la signora Tina chiede ai ragazzi del coro un piccolo fuori programma a casa sua, subito imitata dal novantenne signor Gino, che si raccomanda che tornino a trovarlo un altr’anno.
Dopo Rodi, però, abbiamo dovuto lasciare i cantori con i cappelli fioriti per volare in Val Tidone a seguire parte del locale cantamaggio, chiamato “Galeina Grisa”: dopo le tappe di Pianello e Case Gazzoli, via di corsa nella notte di luna piena verso la Val d’Aveto – passando ancora per la Val Nure a causa dell’interruzione sulla strada all’altezza di Boschi. Non è stato possibile documentare i cantamaggio di Mareto, altra frazione di Farini dove la tradizione di canti popolari è fortissima, né quello di Bettola, il cui canto del maggio è stato riattivato proprio quest’anno per iniziativa del coro locale “i Campagnoli”. Mentre si svolgono i sentitissimi e partecipati riti di Vernasca e Marsaglia, raggiungiamo Santo Stefano verso le 2 del mattino e accogliamo i ragazzi dal fazzoletto azzurro verso le 5, facendo omaggio ai genovesi di qualche specialità piacentina: anche questo è lo spirito dell’Appennino delle Quattro Province!
Qualche ora di sonno e si riparte per Ferriere. La squadra è numerosa e ben rodata, ha un programma intenso e lo affronta con determinazione. Partecipiamo alle tappe di Selva, di Valle e di Pertuso: le frazioni sono travolte dall’allegria e dalla potenza dei canti, i cantori e gli amici incontrati vorrebbero che ci fermassimo di più, ma dobbiamo riprendere il viaggio, superare il passo dell’Albareto e la Sella dei Generali per raggiungere la Val Curiasca, dove è in corso dalla mattina il “Calin di Maggio” di Coli, animato dal Coro locale (che, scopriamo, ha partecipato al giro della Val Luretta tra Agazzano, Montecanino e Moiaccio) e dai pifferi dei Musetta, già protagonisti del Calin di Maggio di Marsaglia. Dopo le tappe di Rovere e le due di Pescina, prima che il gruppo si sposti ad Averaldi rientriamo per dormire, una notte intera.
La mattina del 2 siamo a Cicogni, nella Valle del Tidoncello, a seguire la “Galena Grisa”, cantamaggio strutturato come una festa itinerante di aia in aia, guidato dall’indistruttibile Quinto e dai suonatori Franco Guglielmetti, Gabriele Dametti, Bernardo Beisso e Nicola Rulli. Tra canti e balli, la celebrazione impegna tutta la giornata, mentre in parallelo si svolge il cantamaggio di Santa Maria di Bobbio. Alla sera, per motivi fisiologici e logistici dobbiamo rinunciare a malicuore al Calin di Maggio di Corbesassi, presso il Passo del Brallo: si tratta di una riattivazione dopo molti anni di silenzio… Sarà per l’anno prossimo!
Dalla pagina Facebook di Giacomo Turco (GiamesPhoto: Foto, Storie e Leggende dall’Appennino delle Quattro Province)
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