
Luna, stelle, nuvole e valle non sono mai state così vicine. Almeno, non in Valtrebbia. Nella provincia di Piacenza esiste solo un’altra realtà simile, il Namoon Glamping di Ziano. Ma da oggi, anche a Perino c’è un piccolo luogo speciale: La Casa di Mia, una bubbleroom trasparente affacciata sulla Pietra Parcellara, circondata solo dal silenzio e dal cielo. Appena si entra, la sensazione è quella di un entusiasmo genuino, quasi infantile. Tre ambienti distinti, curati in ogni dettaglio accolgono gli ospiti accolti come in una casa di famiglia. Ma è più di questo: varcare la soglia della bolla è come atterrare su un altro pianeta. In questo abbraccio di cristallo, sdraiati sul letto, si torna bambini: lo sguardo perso tra le stelle, le nuvole che scorrono lente, la luna che si affaccia con calma.
Dietro questa piccola oasi sospesa tra terra e cosmo c’è Mia Hudici. Arrivata dalla Romania nel 2001, ha sposato Brunetto e piantato le radici nella valle, a Perino, dove oggi sono forti e rigogliose. Dopo aver gestito un negozio di alimentari a Perino, da alcuni anni Mia gestisce un piccolo bed and breakfast, con il proposito di trattare ogni ospite come un familiare ritrovato dopo tanto tempo. Dalle chiacchiere tra tazze di caffè e colazioni condivise è nata l’idea di osare di più, di offrire qualcosa di diverso, di più intimo, sorprendente. La bubbleroom, Mia, l’ha pensata a lungo, immaginata, sognata, costruita quasi da sola. Un progetto nato per la neo titolare a 62 anni, tra tentativi, errori, scoperte, in cui ha coinvolto il marito, e qualche altra anima buona che si è lasciata contagiare dall’entusiasmo. Un’idea un po’ folle, forse, ma profondamente sentita.
Come nasce una bubbleroom? «È stato un lungo lavoro: gonfiarla, affrontare il rumore, capire come montarla e smontarla, cucire e ricucire, cambiare materiali… per un po’ sembrava una navicella spaziale», racconta sorridendo Mia. « Ma era un sogno che avevo da tempo. Anni fa, durante un’estate caldissima, io e mio marito abbiamo dormito all’aperto sotto le stelle. Con intorno una tenda antizanzare e, sotto, le brande sull’erba, ed è stata un’esperienza meravigliosa. Abbiamo dormito per una settimana in giardino, al fresco. Poi, quando ho scoperto che esistevano queste strutture, ho pensato: la voglio anch’io. La sognavo ancora prima che ci fossero in commercio».
C’è poi una nota molto personale. «L’idea dell’accoglienza ce l’ho da sempre» spiega Mia. «Da giovane ho lavorato in un albergo con 300 stanze. Mi è sempre piaciuto questo mondo. E poi, così, ho modo di portare un po’ di spirito romeno, cioè far sentire le persone accolte, farle stare bene, così come mi è stato insegnato a fare. All’ospite offrire sempre il meglio».
Irina Turcanu
(Articolo tratto dal N° 2 del 22/01/2026 del settimanale “La Trebbia”)
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