Apostoli “cinematografici” nell’Ultima Cena di Pastorelli

“Mala tempora currunt!”. Specialmente per le cose di Chiesa: più che all’ostia consacrala si guarda all’ostensorio! 

Eppure, in clima di scristianizzazione, accadono fatti clic lasciano sperare. Come nel passato. 
Quando tra Sette e Ottocento s’andavano chiudendo chiese e conventi e da Piacenza si portavano in Francia, preda di guerra, i due quadroni di Ludovico Carracci che ornavano il presbiterio del Duomo, si pensò subito di sostituirli con quelli di Gaspare Landi; e prima ancora, nei giorni drammatici dell’occupazione della città, quando i francesi stavano razziando tutto, a cominciare dal Monte di Pietà, si pensò di implorare l’intervento del cielo ristrutturando la cappella del Rosario, in San Giovanni. 

Auxilium a Domino! Domine, salva nos; perimus. 
Ricordo questi fatti, attuali per la mostra del Landi a Palazzo Galli, a proposito di una recentissima impresa di Cristian Pastorelli: l’Ultima Cena nell’abside della chiesa di Piozzano, realizzata in una ventina di giorni (più di quaranta metri quadrati, con tredici figure). 
Stupore del parroco, don Olimpio Bongiorni; stupore dei parrocchiani, sorpresi di vedere realizzato, in quattro e quattr’otto, un dipinto come si deve, di quelli di una volta. 

Come una volta per modo di dire, perché quello di Pastorelli è un linguaggio cinematografico. Il suo è un mondo che piace nel quale hanno voce soltanto i belli, come al tempo del Landi e del Camuccini; visione serena e serenatrice che però non ignora il tradimento di Giuda. Lo veste di giallo, il colore dei perfidi, secondo la tradizione, ma è bello anche lui, compositivamente corrispondente, nella cena, a San Tommaso, quello che non credo se non vedo; testa formidabile nella sua “verità”, che si presenta qui per dimostrare quant’è bravo l’artista. 

E’ un mondo che ricorda le parabole del Vangelo e i fioretti di San Francesco, alternati alle fantasie dell’Ariosto. 

Sono i giovani d’oggi i protagonisti delle “storie” narrate da Pastorelli. 
 

L’autore: Cristian Pastorelli 

Di Cristian Pastorelli abbiamo avuto modo di parlare recentemente per alcuni suoi interventi nel sacro quali i quadri che ha dedicalo a padre Gherardo, al vescovo Manfredini e agli ultimi vescovi in Episcopio. 

Questo pittore è originario di Piacenza dov’è nato nel 1972, ha studiato al “Toschi” di Parma e al “Gazzola” di Piacenza. Già nel 1991 si distingue meritando il secondo premio all’estemporanea di pittura “Angil dal Dom”, nello stesso anno realizza un “murale” per la manifestazione nazionale di musica leggera “Cantagìro” in Piazza Cavalli; negli anni seguenti è presente in varie mostre e si distingue in diversi concorsi. 

Tra le ultime opere sono anche da citare la ricostruzione di quadri, a soggetto storico, per la galleria Ricci Oddi e per il “Gazzola”. 

 
Ferdinando Arisi 
 
(Articolo tratto dal “Il Nuovo Giornale”) 

 

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