
La “nuova legge sulla montagna” sta producendo, dopo gli aggiornamenti di febbraio 2026, soprattutto un effetto pratico: cambia (o rischia di cambiare) chi viene classificato “Comune montano” e quindi chi accede a misure e risorse dedicate.
Cosa è cambiato a febbraio 2026
Il 5 febbraio 2026 in Conferenza Unificata sono stati varati i testi (decreto e allegati) relativi all’elenco dei Comuni montani, che porta il totale nazionale a 3.715 Comuni.
Nel dibattito pubblico legato a questi aggiornamenti emerge che i criteri non si basano più solo sulla pendenza, ma includono anche l’altitudine media (indicata come superiore a 350 m) e meccanismi che tengono conto dei Comuni confinanti (citati come inclusione dei confinanti con media sopra i 300 m).
Resta centrale anche il tema delle “deroghe”/correttivi regionali per evitare che realtà considerate montane “di fatto” restino fuori dall’elenco nazionale e, quindi, da alcuni canali di finanziamento.
Quattro Province, un Appennino: la cornice comune
Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza rientrano tutte nel grande ridisegno del “parco Comuni montani” che a livello nazionale riguarda 3.715 amministrazioni, con una trattativa continua per non tagliare fuori pezzi di Appennino che vivono di pochi servizi e forti spopolamenti. Le valli Trebbia, Aveto, Scrivia, Borbera, Nure, Tidone, Curone e l’Oltrepò pavese–piacentino rappresentano quel crinale di “terre alte di mezzo” che la nuova legge dichiara di voler valorizzare, ma che rischiano di essere penalizzate proprio dalla rigidità dei numeri.
Un esempio lo offre la cronaca lombarda: nell’area dell’Oltrepò pavese la revisione dei criteri ha portato, dopo le proteste, a un aumento dei Comuni riconosciuti montani dallo Stato rispetto alla prima bozza (da 7 a 14 nell’ambito di una Comunità montana), ma con quattro Comuni che escono dal perimetro nazionale pur restando considerati montani dalla Regione. Un compromesso che rassicura sul mantenimento dei fondi regionali, ma lascia aperto il tema di chi potrà accedere, nei prossimi anni, alle risorse statali dedicate a scuola, sanità, trasporti e imprese in quota.
Val Trebbia e Val d’Aveto
La Val Trebbia è divisa tra Liguria (Genova) ed Emilia (Piacenza), con Comuni come Torriglia e Valbrevenna nell’elenco nazionale dei Comuni montani, a testimoniare la montanità “storica” della media valle genovese. In alto, sul versante piacentino, gli enti di valle sottolineano come i piccoli comuni appenninici, caratterizzati da forte spopolamento e difficoltà infrastrutturali, abbiano bisogno di certezze sugli incentivi per servizi scolastici, sanitari e di mobilità che la nuova legge promette ma che dipendono dal mantenimento della qualifica montana.
La Val d’Aveto, collocata tra Liguria ed Emilia, resta simbolicamente al centro del dibattito: sulle testate dedicate ai territori montani si ricorda come i nuovi parametri vogliano finalmente premiare le “vere terre alte”, ma nei paesi di alta valle il timore è che i tagli possano colpire proprio chi ha meno abitanti e più chilometri di strade da mantenere. Gli amministratori locali, in linea con le posizioni espresse da molte Regioni di montagna, insistono sull’esigenza di criteri che tengano conto non solo delle quote altimetriche ma anche della fragilità demografica e delle difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
Valle Scrivia e Val Borbera
La Valle Scrivia genovese, storicamente area di transizione tra costa e Appennino, guarda con attenzione alla nuova classificazione perché molti Comuni vivono situazioni “borderline” rispetto ai parametri fissati dal decreto. L’inquadramento nazionale diventa decisivo per poter sfruttare le misure fiscali e i programmi di sostegno alle scuole di montagna, mentre sul piano regionale il riconoscimento di area montana rimane più stabile grazie agli elenchi e agli strumenti già in vigore.
In Val Borbera (provincia di Alessandria) il tema è ancora più sentito: la cronaca recente ha raccontato come le frane e le interruzioni stradali abbiano trasformato l’accessibilità in una questione strutturale, rendendo ancora più strategici i fondi legati allo status di Comune montano per intervenire su viabilità, sicurezza e servizi. In questo contesto, amministratori e cittadini guardano alla nuova legge nazionale con un misto di speranza (più risorse dedicate alla montagna) e timore (di vedere ridotti gli strumenti compensativi proprio mentre l’Appennino alessandrino paga il conto della fragilità geologica e demografica).
Val Tidone, Val Nure e Appennino piacentino
Sul versante emiliano, la Regione Emilia-Romagna ha già chiarito che la riclassificazione nazionale dei Comuni montani non cambierà il numero complessivo di quelli riconosciuti a livello regionale (99 in tutto), pur con alcune entrate e uscite nell’elenco. Questo significa che in Val Tidone, Val Nure e nell’Appennino piacentino la “montanità” regionale resta garantita, mentre il vero campo di gioco è l’accesso ai fondi e agli incentivi previsti dalla legge statale.
Le organizzazioni che si occupano di montagna sottolineano come le nuove misure possano incidere su tre fronti: incentivi per i docenti che scelgono le scuole di montagna, sostegni per piccole imprese e giovani che avviano attività nei borghi appenninici, risorse per servizi pubblici essenziali (sanità, giustizia di prossimità, mobilità). Nei comprensori di alta valle, dove lo spopolamento è già avanzato, comitati e sindaci temono però che eventuali esclusioni dal perimetro nazionale rendano ancora più difficile mantenere presidi scolastici e sanitari, accentuando la sensazione di “serie B” rispetto alle aree urbane.
Val Curone e Oltrepò pavese
La Val Curone, sull’Appennino alessandrino, vive dinamiche simili a quelle dell’Oltrepò pavese: paesi piccoli, agricoltura di collina e di montagna, turismo lento in crescita, ma una dotazione di servizi pubblici sempre più fragile. In questa fascia di confine tra Piemonte e Lombardia, la nuova legge è letta anche come un possibile strumento per sostenere progetti di sviluppo integrato (dai cammini all’enoturismo) purché gli elenchi nazionali non riducano il numero di Comuni montani ammessi alle agevolazioni.
Nell’Oltrepò pavese, come riportato dalla stampa locale, la revisione dei criteri ha portato a un parziale “salvataggio” dei paesi di collina e alta collina: il lavoro congiunto tra territorio, Regione Lombardia e ministero ha permesso di aumentare il numero di Comuni riconosciuti montani rispetto alla prima bozza del decreto, pur con quattro amministrazioni che, ad oggi, restano escluse dal perimetro nazionale e rischiano di perdere alcuni benefici statali. La Regione ha però confermato che per questi Comuni verrà mantenuta la piena appartenenza alla Comunità montana e ai relativi canali di finanziamento regionali, nel tentativo di evitare ricadute immediate su servizi e progetti già avviati.
Reazioni: tra soddisfazione prudente e timori
Le organizzazioni nazionali dei Comuni montani e molte Regioni hanno riconosciuto che il testo finale dei criteri rappresenta un passo avanti rispetto alle prime bozze, che prevedevano tagli più pesanti al numero di Comuni riconosciuti montani. Anci, da parte sua, ha dato una valutazione complessivamente positiva del compromesso, sottolineando che il numero di Comuni ammessi torna vicino ai livelli precedenti e che sono state salvaguardate le deroghe legate agli elenchi regionali già in vigore.
Sul territorio, però, nelle valli di Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza prevale una lettura più sfumata: se da un lato si apprezzano gli incentivi mirati per scuola, servizi e imprese di montagna, dall’altro la paura è che il nuovo confine tra chi è “veramente montano” e chi no diventi un’ulteriore linea di frattura tra paesi già fragili. Per molte comunità dell’Appennino delle Quattro Province, il dibattito di queste settimane è solo l’inizio di una partita che si giocherà nei prossimi anni, quando sarà chiaro quali progetti, quali scuole e quali servizi saranno effettivamente finanziati dai nuovi strumenti messi in campo dalla legge.
I nuovi comuni montani della provincia di Alessandria
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Albera Ligure |
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Arquata Scrivia |
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Borghetto di Borbera |
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Bosio |
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Brignano-Frascata |
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Cabella Ligure |
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Cantalupo Ligure |
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Carrega Ligure |
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Casaleggio Boiro |
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Cassinelle |
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Castellania Coppi |
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Castelletto d’Erro |
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Cavatore |
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Denice |
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Dernice |
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Fabbrica Curone |
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Fraconalto |
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Garbagna |
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Gremiasco |
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Grondona |
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Malvicino |
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Merana |
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Molare |
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Mongiardino Ligure |
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Montacuto |
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Morbello |
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Mornese |
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Pareto |
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Ponzone |
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Roccaforte Ligure |
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Rocchetta Ligure |
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San Sebastiano Curone |
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Spigno Monferrato |
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Tagliolo Monferrato |
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Voltaggio |
I nuovi comuni montani della provincia di Genova
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Arenzano |
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Bargagli |
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Borzonasca |
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Busalla |
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Campo Ligure |
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Campomorone |
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Casarza Ligure |
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Casella |
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Castiglione Chiavarese |
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Ceranesi |
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Cogoleto |
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Crocefieschi |
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Davagna |
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Fascia |
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Favale di Malvaro |
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Fontanigorda |
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Gorreto |
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Isola del Cantone |
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Lorsica |
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Lumarzo |
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Masone |
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Mele |
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Mezzanego |
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Mignanego |
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Moconesi |
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Montebruno |
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Montoggio |
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Ne |
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Neirone |
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Orero |
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Propata |
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Rezzoaglio |
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Ronco Scrivia |
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Rondanina |
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Rossiglione |
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Rovegno |
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San Colombano Certenoli |
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Santo Stefano d’Aveto |
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Savignone |
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Sori |
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Tiglieto |
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Torriglia |
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Uscio |
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Valbrevenna |
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Vobbia |
I nuovi comuni montani della provincia di Pavia
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Bagnaria |
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Brallo di Pregola |
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Cecima |
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Colli Verdi |
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Fortunago |
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Golferenzo |
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Menconico |
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Montesegale |
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Ponte Nizza |
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Rocca Susella |
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Romagnese |
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Santa Margherita di Staffora |
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Val di Nizza |
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Varzi |
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Volpara |
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Zavattarello |
I nuovi comuni montani della provincia di Piacenza
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Alta Val Tidone |
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Bettola |
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Bobbio |
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Cerignale |
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Coli |
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Corte Brugnatella |
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Farini |
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Ferriere |
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Gropparello |
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Lugagnano Val d’Arda |
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Morfasso |
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Ottone |
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Piozzano |
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Travo |
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Vernasca |
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Zerba |
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