Storie e usanze della Festa di San Martino

“La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar; ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor dei vini…”. Sono i versi che il grande Giosuè Carducci dedicò al giorno di San Martino in cui, tradizionalmente, in Italia si festeggia la maturazione del vino nuovo, da cui deriva la locuzione proverbiale “a San Martino ogni mosto diventa vino”. La poesia fu pubblicata per la prima volta 1883 e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Di quei vecchi borghi e dei profumo del vino nuovo sono rimasti per l’appunto i versi di Carducci e i ricordi dei più anziani. Eppure ancor oggi in tutta Italia è una ricorrenza molto sentita, soprattutto nelle zone rurali. Già perché la tradizione vuole che il culto del santo sia strettamente legato a riti e usanze della tradizione contadina per via della sua vita tra le campagne e i ceti più bassi. In antichità era pratica comune rinnovare i contratti agricoli dopo la fine della stagione dei raccolti e l’inizio del riposo invernale e tenere grandi fiere di bestiame. Anche la locuzione Fare San Martino ancora usata dai più anziani nella nostra provincia ma non solo, che significa traslocare, deriva dal fatto che in un passato non troppo lontano l’11 novembre si concludevano i contratti dei braccianti e dei mezzadri, che spesso dovevano spostarsi per cercare un nuovo lavoro o semplicemente per fare ritorno alle proprie case con carri stracolmi di tutto, un vero e proprio trasloco, insomma.
Non solo: San Martino è considerato patrono dell’Arma di Fanteria dell’Esercito, del volontariato – conferitogli dalla Conferenza Episcopale Italiana del 2021 – e di più di 150 comuni sparsi per tutto lo stivale. L’undici novembre è anche conosciuta come Estate di San Martino, poiché di solito in quella settimana l’autunno si fa più mite e non è raro incontrare giornate soleggiate. La Festa di San Martino, insomma, è un’occasione per glorificare il santo e per celebrare i frutti della terra e l’abbondanza del buon cibo. Il territorio del pavese vanta addirittura una cittadina che porta il nome del Santo: stiamo parlando ovviamente di San Martino Siccomario, centro alle porte di Pavia che proprio per la sua vicinanza con il capoluogo provinciale è cresciuto negli ultimi anni costantemente, tanto da sfiorare nell’ultimo censimento del 2021 le 6.400 anime.
E sempre al santo sono legate alcune leggende, in particolare quella delle oche. Si narra, infatti, che quando venne acclamato come nuovo vescovo, Martino, umile monaco come era diventato, si nascose in una bettola di campagna. A farlo scovare furono però le oche che, starnazzando a più non posso, richiamarono l’attenzione dei paesani fino a trovare Martino che, quindi, non poté più rifiutare di diventare vescovo “a furor di popolo”.
Infine l’11 di novembre è considerata soprattutto in alcune regioni del centro sud Italia la giornata dei cornuti in cui si celebrano in modo irriverente le disavventure di chi ha subito un tradimento.

R.S.

(Articolo tratto dal settimanale “Il Punto Pavese” del 10/11/2025)

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