
Andiamo sulle tracce della leggendaria fontana dei preti (a funtanna di prei) con Rina Barbieri, storica macellaia di Montebruno, lungo via al Santuario, sotto la “crociera” formata da viuzze lastricate e dalla strada statale 45.
Una domenica pomeriggio alla ricerca della fontana dei preti a Montebruno, nel Parco naturale dell’Antola, al di là del Trebbia e sopra il Convento degli Agostiniani Eremitani, nel bosco detto dei Merlotti, un bosco, lindo e luminoso, di faggi, castagni, meli, peri, qualche ciliegio e pero.
Dopo un dedalo di sentieri, ecco che Rina, forte e sorridente, 80 anni a novembre, indica la tubazione del piccolo acquedotto dei preti, così chiama gli Agostiniani Eremitani che popolavano il convento di Montebruno.
E poi, dopo una salita tra le castagne , che Rina raccoglie chinandosi agile a terra e che regalerà inaspettatamente alla fine del viaggio magico che guida, ecco l’acquedotto, datato 1913, la data della costruzione e probabilmente anche della ristrutturazione di una vasca più risalente.
E si riparte subito per seguire dall’alto il fluire del Lunghella, torrente e sorgente che si confluisce nel Trebbia proprio sotto il Convento.
Un’escursione magica: racconti di tradizioni, scoperta di acque segrete, di acquedotti e fontane nascoste, di frutti e castagne e poi l’intuizione finale: la fontana dei preti portava l’acqua alla fontanella del giardino conventuale.
La forza della memoria e dell’identità. Una domenica dedicata alla ricerca e all’apprendimento di storie locali, di toponimi e di idronimi, dalla più bella delle fonti: il racconto di chi ha vissuto la terra con senso di appartenenza e spirito di sacrificio.
E dal giardino conventuale l’ultima delizia: il balcone della Scuola e del Municipio dove, nel 1951, Rina ha frequentato la prima elementare; subito dopo la seconda guerra mondiale e i bombardamenti il convento era sede di scuola e Municipio.
“C’erano tante maestre, sino alle 6a elementare, a Montebruno avevano un quartierino nel centro e vivevano in piccoli appartamenti”.
E poi, girando nel giardino, a Rina viene in mente l’abbronzatura di un vecchio parroco che notava, negli anni 50, alla Novena di maggio: di giorno il prete, quello della fontana, sistemava il giardino e prendeva così, senza volerlo, il sole.
Ricordi di un mondo che piano piano non c’è più ma storie che alimentano profondi legami con terre alte e protette.
(Dalla pagina Facebook del Parco Naturale dell’Antola)
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