La Vespa velutina, conosciuta come calabrone asiatico dalle zampe gialle, è arrivata anche in Alta Val Trebbia. La segnalazione arriva da Bavastrelli, frazione del Comune di Propata, dove Fabio Gaggero ha osservato alcuni esemplari intenti a cacciare le api davanti agli alveari, a circa 1.000 metri di altitudine.
Un avvistamento che merita attenzione, anche perché conferma come la montagna non rappresenti una barriera alla diffusione di questa specie. La presenza della velutina, infatti, non riguarda più soltanto le zone costiere o i territori dove è ormai insediata da tempo. Anche le nostre vallate appenniniche possono essere interessate.
La presenza della specie a queste quote è già documentata, ma osservare attacchi agli alveari a fine ottobre, in una località montana come Bavastrelli, è un segnale che non va sottovalutato.
Dall’Asia alla Liguria, una diffusione che continua
Originaria del Sud-est asiatico, la Vespa velutina è arrivata in Europa nel 2004, con il primo ritrovamento in Francia. In Italia è stata individuata per la prima volta nel 2012, a Loano, in provincia di Savona. Da allora si è progressivamente diffusa, interessando soprattutto Liguria, Piemonte e Toscana e raggiungendo nel tempo altri territori.
La Liguria è stata una delle regioni maggiormente colpite. I numeri degli interventi effettuati negli ultimi anni danno un’idea delle dimensioni del problema: a fine 2025, secondo quanto riferito dalla Regione Liguria in Consiglio regionale, erano stati effettuati 6.360 interventi, oltre 5.000 dei quali per la rimozione dei nidi.
Anche nel 2026 sono arrivate nuove segnalazioni in territori vicini alle nostre vallate. In provincia di Alessandria, a Libarna, sono stati osservati esemplari in attività di caccia nel mese di settembre, mentre in provincia di Pavia è stata confermata una presenza a Retorbido il 17 ottobre.
La segnalazione di Bavastrelli si inserisce in questo quadro di progressiva espansione e porta il problema ancora più vicino alle nostre montagne.
Un predatore particolarmente pericoloso per le api
Il pericolo maggiore per gli apicoltori è rappresentato dalla capacità della Vespa velutina di cacciare le api direttamente davanti agli alveari.
Le operaie si appostano in volo nei pressi dell’ingresso e intercettano le api che escono per raccogliere nettare e polline o che rientrano dopo la raccolta. Le catturano e le trasportano al nido, dove vengono utilizzate come alimento per le larve.
Quando gli attacchi diventano frequenti, le api possono ridurre le proprie uscite e rimanere all’interno dell’alveare per evitare i predatori. Questo comportamento limita la raccolta delle risorse necessarie alla colonia e può avere conseguenze importanti, soprattutto in autunno, quando le famiglie devono disporre di scorte sufficienti per superare l’inverno.
Gli alveari possono così indebolirsi e, nei casi più gravi, arrivare al collasso. Per chi alleva api, la presenza del calabrone asiatico rappresenta quindi una minaccia concreta, sia per la salute delle colonie sia per il lavoro e la produzione.

Il problema riguarda anche la biodiversità
La Vespa velutina non si nutre soltanto di api domestiche. La sua dieta comprende anche bombi, mosche, farfalle, falene, coleotteri e numerosi altri insetti.
La sua attività predatoria può quindi interessare molte specie selvatiche, comprese quelle che svolgono un ruolo importante nell’impollinazione delle piante.
È un aspetto che riguarda da vicino anche i nostri territori. Boschi, prati, pascoli e giardini ospitano una grande varietà di insetti che contribuiscono al funzionamento degli ecosistemi. Un aumento della pressione predatoria può aggiungere un’ulteriore difficoltà a specie già esposte ad altre forme di pressione ambientale.
Non significa che la presenza della velutina comporti automaticamente la scomparsa degli insetti autoctoni, ma è un problema che non può essere considerato soltanto una questione di apicoltura.
Come riconoscerla e come comportarsi
La Vespa velutina può essere confusa con il calabrone europeo, già presente nei nostri boschi e nelle nostre campagne. Ci sono però alcune caratteristiche che permettono di distinguerla.
Il calabrone asiatico ha il torace prevalentemente nero, l’addome scuro con una caratteristica fascia arancione, la parte anteriore della testa arancione e le estremità delle zampe gialle.
In caso di avvistamento sospetto, è utile scattare una fotografia senza avvicinarsi, annotare il luogo e la data e trasmettere la segnalazione attraverso i canali dedicati al monitoraggio della specie. Una corretta identificazione è importante per evitare confusioni con altri insetti.
Se viene individuato un nido, invece, bisogna mantenersi a distanza e non tentare di rimuoverlo autonomamente. La colonia può reagire in modo difensivo e le punture possono essere pericolose, soprattutto per le persone allergiche al veleno degli imenotteri. Anche punture multiple possono provocare conseguenze gravi.
I nidi possono trovarsi sugli alberi, tra la vegetazione oppure in edifici e altri luoghi riparati. La loro individuazione e rimozione devono essere affidate a personale qualificato, dotato delle attrezzature necessarie.
Trappole sì, ma con attenzione
Per monitorare la presenza della Vespa velutina vengono utilizzate anche trappole con esche attrattive. Sono particolarmente importanti in primavera, quando possono contribuire a intercettare le regine fondatrici, ma possono essere impiegate anche in altri periodi dell’anno secondo le indicazioni dei tecnici.
Bisogna però ricordare che nessuna trappola è selettiva al cento per cento: insieme alla velutina possono rimanere intrappolati anche altri insetti, compresi quelli utili.
Per questo è importante non improvvisare, seguire le indicazioni degli apicoltori e degli esperti e controllare regolarmente le trappole, senza lasciarle abbandonate.
La cattura di qualche esemplare, inoltre, non risolve il problema. Per contenere la diffusione della specie è fondamentale individuare e neutralizzare i nidi, affidandosi a chi è preparato per intervenire.
Anche le nostre vallate devono tenere alta l’attenzione
La segnalazione di Bavastrelli ci ricorda che la Vespa velutina può raggiungere anche le località più alte e isolate dell’Appennino. Non è quindi un problema distante, che riguarda soltanto altre regioni o le zone costiere.
Per l’Alta Val Trebbia, dove l’apicoltura è una realtà importante e gli ambienti naturali rappresentano una parte preziosa del territorio, diventa fondamentale prestare attenzione a eventuali nuove presenze.
Gli apicoltori hanno un ruolo centrale nel monitoraggio, ma anche chi vive in valle, frequenta i boschi o trascorre del tempo nelle frazioni può contribuire, segnalando eventuali avvistamenti e possibili nidi.
La prima cosa da fare è imparare a riconoscere questa specie e sapere a chi rivolgersi in caso di dubbio. Senza allarmismi, ma anche senza sottovalutare il problema.
Proteggere le api significa tutelare il lavoro degli apicoltori, gli insetti impollinatori e, più in generale, gli equilibri naturali delle nostre vallate.
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