
Nel cuore del borgo medievale di Varzi, tra i vicoli di via di Dentro, il passato torna a parlare con linguaggi nuovi. Il Museo multimediale “Casone”, primo del suo genere nell’Oltrepò Pavese e nell’Appennino, ha avviato la propria attività didattica con gli studenti locali. Sabato 31 ottobre aprirà al pubblico anche la Torre Mangini, e i due edifici formeranno un unico percorso di visita. Per Varzi è l’inizio di una strategia ambiziosa: puntare sul turismo esperienziale, costruito sulla qualità e sulla storia.
Un corpo di guardia sulla Via del Sale
Per capire il Casone bisogna ricordare che Varzi, nei secoli, è stata una tappa fondamentale della Via del Sale, l’antico itinerario che collegava la pianura padana al mare Ligure. Lungo queste strade viaggiavano il sale, le merci, i pellegrini, i mercanti e gli eserciti. Il Casone è l’antico Corpo di Guardia di questa via: un edificio risalente alla seconda metà del XIII secolo, a controllo di un passaggio strategico per chi attraversava l’Appennino.
Oggi la struttura è stata recuperata e trasformata in museo multimediale. Il restauro rientra nella Strategia nazionale per le Aree interne e ha richiesto un investimento di circa 500mila euro.
Un viaggio immersivo attraverso i secoli
Il percorso si sviluppa sui tre piani dell’edificio e usa tecnologie multimediali per far rivivere le epoche che hanno segnato la valle. Il visitatore incontra:
i primi insediamenti celto-liguri;
le genti che percorrevano la Via del Sale, con i traffici e gli scambi che hanno fatto di Varzi un crocevia di culture;
l’età dei Malaspina e del Ducato di Milano;
la pagina più recente della Resistenza, quando Varzi, tra settembre e novembre 1944, fu protagonista dell’esperienza della Repubblica partigiana.
L’idea è che la storia si possa attraversare e ascoltare, anche grazie agli strumenti digitali, oltre che leggerla sui pannelli.
Le scuole protagoniste
Il museo è stato pensato anche come spazio educativo. Il primo di sei incontri didattici ha già coinvolto gli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo di Varzi. Il ciclo vedrà impegnati gli alunni della scuola primaria, della secondaria di primo grado e dell’Istituto alberghiero-enogastronomico. Lo scopo è avvicinare le nuove generazioni al patrimonio storico e culturale del proprio territorio, perché chi conosce le proprie radici sa anche custodirle.
La Torre Mangini: un affaccio a 360 gradi
Sabato 31 ottobre aprirà al pubblico la Torre Mangini, uno degli elementi più riconoscibili del profilo medievale di Varzi. La Torre era stata donata al Comune nel 2022 dai fratelli Mazza Galanti. I lavori di riqualificazione, costati 53mila euro (23mila dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia e 30mila dal Comune), hanno restituito un collegamento storico: è stato riaperto il passaggio con il Casone, murato negli anni Novanta, quando quest’ultimo era stato donato al Comune.
Il risultato è un percorso di visita unitario che unisce il museo alla Torre. Dalla sommità si apre un panorama a 360 gradi sulla Valle Staffora e sulle colline dell’Oltrepò, un modo suggestivo per chiudere la visita e vedere dall’alto il territorio appena raccontato.
Una scelta che va oltre il finanziamento
Il sindaco Giovanni Palli ha ricordato che la Torre non era prevista nel finanziamento originario della Strategia Aree interne, destinato al solo Casone. L’amministrazione ha scelto di andare oltre, intercettando il contributo della Fondazione Comunitaria e integrandolo con risorse proprie provenienti dall’avanzo di amministrazione. Una decisione che, nelle sue parole, permette di «completare e arricchire il progetto iniziale».
Open Day: il 31 ottobre si fa festa
Per celebrare l’apertura, sabato 31 ottobre si terrà l’Open Day dalle 11 alle 18, aperto a cittadini e visitatori. Sarà l’occasione per scoprire il Museo multimediale, salire sulla Torre Mangini e passeggiare nel borgo medievale. Un sabato d’autunno, tra le colline dell’Oltrepò, è un’ottima ragione per fermarsi a Varzi.
Perché è una buona notizia per tutto il territorio
Varzi appartiene a quel mosaico di vallate che unisce le Quattro Province, un’area dove i confini amministrativi contano meno delle strade, dei commerci e delle tradizioni condivise. Che un museo racconti proprio quel intreccio, dalla Via del Sale alla Resistenza, è un segnale importante: i borghi dell’Appennino possono ripartire dalla propria identità, investendo in cultura, scuola e accoglienza. Il Casone e la Torre Mangini sono un tassello di questa rinascita, e un invito a tutti noi a riscoprire la storia che ci circonda.
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