L’Antifonario di Bangor

Il cosiddetto “Antifonario di Bangor” è un antico codice manoscritto conservato nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il Cardinale Federico Borromeo, fondatore della Biblioteca, lo acquistò dal monastero di Bobbio nei primi anni del Seicento. Il codice contiene testi di preghiera usati dai monaci irlandesi.  
Per presentarlo, seguiamo le parole del grande studioso Ezio Franceschini, che scrive così:  
« L’Antifonario di Bangor è una delle molte scoperte del Muratori, che lo trasse alla luce dalla Biblioteca Ambrosiana e lo pubblicò nel 1713. Il codice che lo conserva è uno dei più noti della grande e ricca biblioteca milanese, anche perché è il più antico testo liturgico, sicuramente datato, che ci sia giunto dall’Irlanda. Risale infatti alla fine del VII secolo e più precisamente agli anni 680-691 d.C., come si rileva dall’ultimo brano in esso contenuto, l’inno in memoria degli abati del convento di Bangor; in esso si passano in rassegna tutti i successori di Comgall (+ 602), fondatore del monastero (558 d.C.), fino a Cronan (680-691 d.C.) a cui si augura lunga vita.  
(…) Oggi il manoscritto è concordemente ritenuto l’originale, scritto appunto a Bangor sul finire del secolo VII d.C. Quando sia giunto a Bobbio – da dove passò poi all’Ambrosiana – non è possibile determinare: ma è probabile in epoca assai antica, e ad opera di uno di quei monaci irlandesi che così frequentemente venivano sul continente soprattutto da quando san Colombano vi aveva fondato i suoi famosi monasteri.  
Esso è scritto in minuscola irlandese da parecchie mani, di cui l’ultima si riporta all’epoca su indicata; ma anche tutte le altre sono coeve, e cioè del secolo VII. Sul codice, visto sotto il punto di vista paleografico, esiste tutta una letteratura.  
(…) Rimane da dire che cosa contenga l’Antifonario. Esso è stato chiamato così dal Muratori e il titolo – benché riconosciuto solo parzialmente rispondente al contenuto – è stato accettato e conservato da tutti. In realtà esso è una raccolta di preghiere e di canti liturgici: cantici, inni, collette, orazioni, antifone si succedono in una serie di ben 129 brani che comincia col Cantico di Mosè e termina con l’inno in lode degli abati di Bangor. Molti di questi brani dovevano essere accompagnati dalla musica, ma purtroppo di essa non c’è giunta, nel codice, neppure una nota.  
(…) Ma l’importanza più generale di questo prezioso testo liturgico sta nel fatto che esso ci permette di farci un’idea abbastanza esatta della vita e del fervore religioso di uno fra i più importanti monasteri d’Irlanda nei secoli VI e VII. Del tempo, cioè, che aveva visto uscire dall’isola dei santi Colombano – già discepolo di Comgall, fondatore di Bangor – e i suoi compagni, portatori, sul continente, di cultura e di fede (…)» 
 
(Articolo tratto dal N°10 del 19/03/2026 del settimanale “La Trebbia”)

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