Magie della Val Trebbia a Rivergaro: la mostra che racconta il territorio attraverso lo sguardo dei fotografi locali

Alla Casa del Popolo di Rivergaro, la mostra estiva “Magie della Val Trebbia” propone un viaggio visivo tra paesaggi, luce e identità della valle, con circa 70 scatti firmati da autori del territorio. L’esposizione, aperta fino al 6 settembre, trasforma la fotografia in un racconto corale della Val Trebbia, tra natura, memoria e sensibilità contemporanea. 


Un racconto corale della valle
 

L’idea di fondo della mostra è semplice ma efficace: affidare ai fotografi locali il compito di interpretare la valle con uno sguardo personale, senza inseguire l’idea del concorso, ma costruendo una narrazione condivisa. Ne emerge una Val Trebbia osservata nei suoi paesaggi più riconoscibili, nei dettagli atmosferici e nei passaggi di stagione che ne esaltano la forza espressiva. 

Il percorso espositivo riunisce gli scatti di Nicola Roda, Anita Santelli, Maria Zaga, Alessio Benassi, Laura Badini, Mattia Bosoni, Andrés Maloberti e Leonardo Arrisi, fotografo scomparso di recente cui viene dedicato uno spazio importante. La mostra, promossa dal Centro di Lettura con il patrocinio del Comune di Rivergaro, vede anche il contributo della famiglia Fornaroli e di sponsor privati. 

I paesaggi che restano 

Dalle fotografie allegate emerge bene il tono della mostra: una valle ampia, luminosa, attraversata dal Trebbia come da una linea narrativa che unisce crinali, fondovalle e borghi. Uno degli scatti più evocativi è quello dell’arcobaleno sopra Brugnelllo, che restituisce l’idea di una natura capace di sorprendere anche nei momenti più quotidiani. 

Accanto a questa immagine, il panorama del Trebbia sopra Travo mostra un paesaggio ampio e stratificato, dove il fiume diventa il vero filo conduttore del territorio. La scelta di concentrarsi sui paesaggi, più che sulle persone, dà alla mostra un carattere quasi meditativo: non una semplice raccolta di belle immagini, ma una riflessione sul rapporto fra comunità e ambiente. 

La memoria di un territorio 

Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione è la sua dimensione civile. Gli organizzatori spiegano che la Val Trebbia viene raccontata anche come valle “in emergenza”, attraversata da temi attuali come la viabilità, il consumo di suolo e la tutela delle risorse idriche. In questo senso, le fotografie non documentano solo la bellezza del luogo, ma anche la sua fragilità. 

La mostra diventa così un invito a guardare la valle con maggiore consapevolezza. Il riferimento alla Statale 45, al fiume e ai paesaggi che si aprono verso Genova rafforza l’idea di un territorio di passaggio ma anche di appartenenza, dove il paesaggio non è sfondo ma parte essenziale dell’identità locale. 

Il valore degli autori 

La fotografia di territorio funziona quando riesce a unire tecnica e sentimento, e qui la dimensione affettiva è evidente. La presenza di autori diversi, con sensibilità differenti, evita l’effetto monotono e costruisce invece un mosaico di sguardi: c’è chi insiste sulla luce, chi sulla profondità del paesaggio, chi sul valore simbolico dei luoghi. 

Anche la scelta di includere il lavoro di Leonardo Arrisi aggiunge un elemento umano forte, perché lega la mostra al ricordo di un fotografo che ha dedicato attenzione e passione alla valle. In un’esposizione così, l’immagine non è solo documento: è anche eredità, testimonianza e forma di appartenenza. 

Una mostra da vedere 

“Magie della Val Trebbia” riesce a parlare sia a chi conosce già questi luoghi sia a chi li scopre per la prima volta. Il punto di forza sta proprio nella capacità di offrire un’immagine della valle insieme intima e ampia, locale e universale, perché ogni paesaggio ben raccontato finisce per parlare anche di chi lo abita e lo attraversa.liberta01.jpg+1 

Per Rivergaro, la mostra rappresenta un’occasione culturale importante: non solo una rassegna fotografica, ma un gesto di valorizzazione del territorio e della sua memoria visiva. E nelle immagini dell’arcobaleno, del fiume e delle colline emerge con chiarezza il motivo per cui la Val Trebbia continua a esercitare un fascino così forte.

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