Bobbio: una dolce carezza

Questa lirica è stata scritta dal prof. Domenico Pece, originario dell’Irpinia, ma profondamente innamorato di Bobbio e delle sue valli incantate. Con questa poesia, l’autore ha voluto celebrare la bellezza senza tempo del borgo, il respiro delle colline, il canto del Trebbia e la maestosità del Ponte Gobbo, offrendo a chi legge un omaggio ai paesaggi che catturano il cuore e all’anima silenziosa di Bobbio.

 

Bobbio: una dolce carezza

 

Bobbio respira dove il tempo rallenta,
tra pietre antiche e colline quiete,
un borgo di luce,
memoria vivente,
che ascolta il passato e lo tiene per mano.
 
Il Trebbia scivola chiaro e profondo,
specchio di cielo, respiro d’estate,
canta tra i sassi segreti millenari
e incanta chi guarda, e non vuole partire.
 
Il Ponte Gobbo si tende sull’acqua,
arcate irregolari,
antiche,
possenti,
come un passo antico tracciato dal tempo
che unisce le rive e attraversa i secoli.
 
Le valli si aprono come abbracci,
verdi silenzi,
sentieri di vento,
dove la terra racconta le stagioni
e ogni passo è una storia che torna.
 
Sui ponti di pietra cammina la storia,
sentendo i secoli sotto i nostri passi,
mentre l’anima ascolta, senza rumore,
il peso gentile di ciò che rimane.
 
E in alto,
silenzioso,
San Colombano osserva,
il sublime paesaggio, presenza discreta,
custode del tempo e del cielo
nello scorrere lento dei giorni.
 
E allora basta guardare Bobbio
per perdersi,
per innamorarsi.
 
È come ricevere una semplice carezza
che resta sul cuore, e non se ne va.
 
Domenico Pece

 

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