Restaurata la Torre dei Ghezzi: a Cogno San Bassano rinasce un pezzo di storia dell’Alta Val Nure

Dopo quasi mille anni la Torre dei Ghezzi è ancora lì, a dominare la valle del Nure e quella del Rossane. Una presenza che fa parte del paesaggio di Cogno San Bassano e che racconta, con la sua stessa struttura in pietra, una lunga pagina della storia dell’Alta Val Nure.

Ora quella storia è stata messa al sicuro.

Si è concluso nelle scorse settimane il restauro conservativo della Torre dei Ghezzi, lo storico fortilizio di circa 15 metri di altezza che per secoli ha caratterizzato il profilo della frazione di Farini. Un intervento importante, voluto dalla famiglia proprietaria per fermare il degrado, preservare l’edificio e mantenere vivo anche un importante ricordo familiare.

Il recupero del tetto

Il lavoro ha riguardato soprattutto la parte più compromessa della torre: la copertura a quattro falde, che nel tempo era stata parzialmente danneggiata e interessata da un crollo. Il recupero è stato realizzato con particolare attenzione alla storia dell’edificio. Il progetto e la direzione dei lavori sono stati curati da Matthieu Carini, mentre l’intervento è stato eseguito dalla Degani srl di Farini. Per la ricostruzione è stato utilizzato legno di rovere, mentre la nuova struttura è stata rivestita con le antiche “ciappe” in pietra recuperate dalla copertura originaria.
Le pietre che non era più possibile riutilizzare sono state sostituite con altre ciappe recuperate nella zona, mantenendo così materiali, forme e caratteristiche il più possibile coerenti con quelli antichi.
Non un semplice rifacimento, dunque, ma un intervento pensato per rispettare l’identità della torre e conservarne le caratteristiche costruttive.

Quasi mille anni di storia

Le origini del fortilizio affondano nel Medioevo. La sua posizione dominante sulle vallate del Nure e del Rossane non è casuale e testimonia l’importanza che strutture di questo tipo avevano nel controllo del territorio.
La Torre dei Ghezzi appartenne per secoli ai Nicelli, una delle famiglie più importanti della storia piacentina. Ancora oggi alcuni elementi della costruzione ricordano quella presenza, a cominciare dallo stemma della famiglia. Anche la torre fu coinvolta nelle vicende belliche che interessarono l’Appennino piacentino. Nel corso della guerra franco-spagnola del Seicento venne danneggiata e incendiata, per essere successivamente ricostruita.
Sono vicende lontane nel tempo, ma che hanno lasciato tracce nella struttura e nella memoria del luogo.

Dal fortilizio alla famiglia Ghezzi

Un’altra data fondamentale nella storia della torre è il 1875, quando l’edificio passò alla famiglia Ghezzi. Da allora il suo nome è rimasto indissolubilmente legato alla famiglia, che ne ha custodito la memoria fino a oggi. Con il passare dei secoli la funzione difensiva originaria venne meno e la torre assunse anche un ruolo legato alla vita agricola della valle, arrivando a essere utilizzata come deposito per cereali e granaglie. È questa capacità di attraversare epoche completamente diverse a rendere il fortilizio particolarmente affascinante.
La torre è sopravvissuta al Medioevo, alle guerre, alle trasformazioni dell’economia rurale e al progressivo cambiamento della vita nelle vallate appenniniche.

Un patrimonio salvato dal degrado

Negli ultimi anni, però, il tempo aveva iniziato a presentare il conto. Il deterioramento della copertura e il crollo di una parte del tetto esponevano la struttura alle infiltrazioni e alle intemperie. Per un edificio antico, la perdita della protezione superiore rappresenta uno dei rischi maggiori: l’acqua può infatti compromettere progressivamente murature, solai e strutture interne. Il restauro ha permesso di intervenire proprio su questo punto delicato, restituendo alla torre una copertura funzionale e coerente con quella storica.
Un’opera tanto più significativa perché realizzata in un territorio nel quale il patrimonio storico minore è spesso particolarmente fragile.

«Ha un grandissimo valore storico»

Soddisfazione per il recupero è stata espressa anche dal sindaco di Farini Marco Paganelli, che ha sottolineato il «grandissimo valore storico» della torre. Ed è difficile dargli torto. La Torre dei Ghezzi non è soltanto un antico edificio. È una testimonianza concreta di come l’Appennino fosse organizzato e vissuto nei secoli passati. Le sue pietre raccontano i rapporti tra famiglie e territori, le esigenze di difesa, le guerre, le attività agricole e le trasformazioni che hanno interessato queste montagne.

La memoria che guarda al futuro

Il restauro appena concluso restituisce così alla Torre dei Ghezzi una nuova prospettiva. Non cambia la sua storia, ma permette alla storia di continuare. In un’epoca nella quale molti piccoli borghi dell’Appennino devono fare i conti con lo spopolamento e con la difficoltà di mantenere integro il patrimonio edilizio storico, recuperare una costruzione come questa significa preservare qualcosa che appartiene non soltanto ai suoi proprietari, ma alla memoria di un’intera comunità.
La Torre dei Ghezzi continuerà quindi a dominare Cogno San Bassano, come ha fatto per secoli.
Le sue pietre sono antiche, il suo tetto è stato rinnovato, ma la storia che custodisce è sempre la stessa: quella di un territorio che, quando decide di prendersi cura della propria memoria, riesce a consegnarla anche al futuro.

(Fotografia tratta dal sito https://www.italianostra.org/beni-culturali/torre-dei-ghezzi-a-farini-pc/ )

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