Anche la comunità di Torrio, parte integrante del Vicariato di Bobbio che abbraccia l’Alta Val Trebbia, la Val d’Aveto e l’Oltre Penice, si trova oggi coinvolta nel dibattito sulla realizzazione del parco eolico previsto sui pascoli del monte Crociglia.
Un luogo che, per gli abitanti della valle, non è soltanto un crinale montano, ma un simbolo di identità, memoria e fede condivisa.
«Per noi quel luogo è molto più di un semplice prato: è uno spazio sacro, un’eredità dei nostri antenati che affonda le radici nella notte dei tempi», racconta Giovanni Rezzoagli. La preoccupazione non riguarda solo l’ambiente, ma anche la tutela di un luogo che da decenni rappresenta un punto di riferimento spirituale per le comunità del vicariato.
UN LUOGO DI FEDE PER TUTTE LE VALLI
I pascoli del Subasto, gestiti dal Consorzio Rurale dei torriesi, sono da secoli parte della vita agricola e pastorale della Val d’Aveto. Ma sono anche un luogo dove la fede si intreccia con la natura: un monte che parla di Dio attraverso il silenzio, il vento, la vastità del paesaggio.
La transumanza verso Santo Stefano d’Aveto, che ogni anno richiama migliaia di persone, è diventata negli anni un momento di incontro: un cammino che attraversa un territorio nel segno delle antiche radici contadine di un tempo.
L’ANGELO DEL CROCIGLIA: UN SEGNO DI FEDE
La storia dell’angelo sul Crociglia nasce nel 1957, quando il giovane parroco di Torrio, don Guido Balzarini, cercava una nuova collocazione per la statua dell’Angelo della morte presente nel cimitero del paese.
Una semplice battuta di Luigi Rezzoagli – «Portemla in su Subastu» – divenne intuizione provvidenziale.
Don Guido comprese che quel luogo, già percepito come sacro, poteva diventare un segno visibile della protezione divina sulle comunità delle tre valli. Con l’aiuto di volontari, buoi e slitte, la statua venne issata in vetta: un’opera comunitaria che unì generazioni e sensibilità diverse.
UN MEMORIALE PER I CADUTI DELLA MONTAGNA
L’iniziativa prese forma anche grazie ai familiari delle vittime della tragedia di Pizzo Palù, che chiesero a don Guido un gesto di memoria.
Il Crociglia divenne così un santuario all’aperto, un luogo dove l’angelo veglia sui caduti della montagna, non solo di Torrio ma di tutto il territorio provinciale.
Sulla stele ai piedi della statua furono incisi i nomi delle vittime: un rosario di storie che la comunità affida alla misericordia di Dio.
UN “COMPROMESSO STORICO” CHE PARLA DI FRATERNITÀ
La vetta scelta apparteneva a Paolo Rezzoagli, figura di spicco del movimento comunista locale. In un tempo segnato da tensioni politiche e culturali, don Guido riuscì a ottenere il suo consenso.
Fu un gesto che anticipò, in piccolo, lo spirito di dialogo dell’uomo di montagna: un territorio dove differenze e sensibilità diverse convivono e collaborano per il bene comune.
LA FESTA DEL CROCIGLIA: UN APPUNTAMENTO DELLE TRE VALLI
Dal 1957, ogni seconda domenica di agosto, le comunità si ritrovano sul monte per la Festa del Crociglia.
Per decenni don Guido ha celebrato qui la Messa solenne, trasformando quel crinale in una chiesa aperta al cielo.
Ancora oggi la festa è uno dei momenti più significativi della vita pastorale: un’occasione di fraternità, preghiera e memoria condivisa.
L’ARCANGELO RAFFAELE: GUIDA E PROTEZIONE
Nel 1971 un fulmine distrusse la statua originaria. La comunità incaricò lo scultore piacentino Paolo Perotti di realizzarne una nuova, installata poi nel 1974 dopo anche aver rifatto il basamento: l’arcangelo Raffaele, guida dei viandanti e angelo della guarigione.
Da 1578 metri di altitudine, l’arcangelo Raffaele continua a vegliare sulle tre valli, sui pastori, sui pellegrini e su chiunque salga fin lassù per affidare a Dio una preghiera o un ricordo.
UN LUOGO SACRO DA CUSTODIRE
«Quando si arriva in vetta, non si può non fermarsi a pensare ai nomi incisi sul basamento e a chi ha reso possibile quest’opera così significativa», conclude Rezzoagli.
La speranza delle comunità delle alte valli è che il Crociglia – santuario naturale delle tre valli – non venga alterato da interventi che ne comprometterebbero la spiritualità e la memoria. Questo monte non è solo un simbolo: è un ponte tra le comunità, un luogo di fede condivisa, un punto in cui cielo e terra sembrano toccarsi.
Paolo Carini
(Articolo tratto dal N° 7 del 26/02/2026 del settimanale “La Trebbia”)
(La fotografia del monte Crociglia è di Gianluca Badaracco)
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