Castelcanafurone, le radici della montagna diventano un libro

C’è una montagna che rischia di spopolarsi, ma che non vuole perdere la propria memoria. Una montagna fatta di piccoli paesi, famiglie, tradizioni, fede e legami che resistono al passare del tempo. È questo il mondo raccontato da don Massimo Cassola nel volume “Ti racconto Castelcanafurone”, recentemente presentato a Ferriere davanti a un pubblico numeroso.
Nonostante il forte tempo rale che aveva interessato la zona e la concomitanza con altri appuntamenti, in molti hanno voluto partecipare all’incontro. Un segnale significativo di quanto siano ancora profonde le radici che legano gli abitanti e quanti hanno lasciato queste valli ai loro paesi d’origine.
Il libro nasce proprio dal desiderio di salvare dall’oblio una storia che per secoli è stata tramandata soprattutto a voce. Con il passare degli anni vengono infatti a mancare quelle persone che custodivano ricordi, racconti, usanze e vicende familiari. Da qui la scelta di mettere per iscritto ciò che rischiava di andare perduto.
Don Cassola, oggi officiale presso il Dicastero per i Vescovi in Vaticano, ha affiancato ai ricordi e alle testimonianze un accurato lavoro di ricerca, condotto anche attraverso la documentazione conservata nell’Archivio vescovile.
La presentazione di Ferriere ha assunto anche un significato particolare perché dedicata alla memoria di Dina Bergamini, originaria di Grondone, scomparsa nell’aprile scorso e insignita nel 2008 dell’Antonino d’oro. Figura molto legata al territorio, era conosciuta come la “maestra della montagna” e aveva dedicato grande attenzione alla storia e alla cultura delle comunità dell’Appennino.
Il difficile addio alla montagna
Tra le pagine del volume trova spazio anche una delle vicende che più profondamente hanno segnato queste terre: lo spopolamento degli anni Sessanta e Settanta.
Per tante famiglie lasciare la montagna per raggiungere Piacenza o altre città significò non soltanto cambiare casa e lavoro, ma abbandonare un mondo, affrontando talvolta anche pregiudizi verso chi proveniva dalle zone più isolate dell’Appennino. Il libro restituisce dignità proprio a quelle generazioni che furono protagoniste di una trasformazione sociale rapidissima. Persone costrette a lasciare paesi nei quali le famiglie vivevano da secoli, portando però con sé una cultura, un modo di intendere i rapporti umani e soprattutto un fortissimo senso di appartenenza.
E proprio questo legame continua ancora oggi. Un esempio è rappresentato dall’Oratorio dell’Angelo Custode, recuperato negli ultimi anni grazie anche all’impegno e alla generosità della comunità. Un piccolo edificio religioso diventato simbolo di una storia condivisa e della volontà di conservarla per le generazioni future.
Una fede semplice che attraversa i secoli
Nel racconto di Castelcanafurone emerge con forza anche la dimensione religiosa. È una fede popolare, concreta, intrecciata alla vita quotidiana e alle tradizioni tramandate di famiglia in famiglia.
Tra queste vi è l’antica consuetudine di salire sul monte Gratra per affidare una preghiera o chiedere una grazia. E non mancano le leggende, come quella delle tre colombe legate alle figure di Maria Maddalena, Maria di Cleofa e Maria, Madre di Gesù, che secondo la tradizione avrebbero trasportato le pietre necessarie alla costruzione della chiesa sulla montagna.
Racconti che appartengono a un patrimonio nel quale storia, devozione e memo ria popolare finiscono per intrecciarsi e che ancora oggi trova testimonianza nei segni religiosi presenti sulle antiche abitazioni.
Per don Massimo Cassola avere un luogo al quale sentirsi legati resta qualcosa di fondamentale. La sua stessa fami glia abita nella medesima casa di Castelcanafurone da tredici generazioni, dalla fine del Cinquecento: una continuità che racconta meglio di molte parole cosa significhi avere radici profonde.
Si può vivere lontano, partire per lavoro, costruire altrove la propria esistenza, ma sapere che esiste un paese, una casa, una chiesa e una comunità alla quale tornare continua ad avere un valore particolare.
Ti racconto Castelcanafurone diventa così qualcosa di più della ricostruzione della storia di un piccolo paese dell’Appennino. È un invito a non considerare marginale la memoria delle nostre montagne, a raccogliere i rac conti degli anziani e a riconoscere il valore di comunità che hanno contribuito a costruire l’identità del territorio.
Il volume è stato presentato anche sabato 22 agosto nella Biblioteca di Marsaglia.

(Articolo tratto dal N° 29 del 27/08/2026 del settimanale “La Trebbia”)

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