Valtrebbia, tra spopolamento e voglia di ripartire

Ottone, 25 agosto 2025. E’ appena passata la festa di San Bartolomeo ed è giorno di fiera. Sono le quattro del pomeriggio, non fa troppo caldo e sono certa che non troverò un posto dove lasciare l’auto. Non è così: poche bancarelle dove si stanno riponendo le confezioni e ci si appresta a partire, un’atmosfera surreale in una piazza quasi vuota.
Saluto una mia vecchia conoscenza e incontro due ragazzi che non sono di Ottone, ma di Fontanigorda. Mi rivolgo a loro dicendo:” Non c’è nessuno…”
“A Ottone, non c’è mai nessuno dopo il 20”. Facciamo ancora due chiacchiere e ci salutiamo.
Mi sento triste; fortunatamente incontro qualcuno da Carla, mia cara amica e parrucchiera di fiducia, ma non smetto di preoccuparmi: “Anche a Fontanigorda troverò questo deserto? Saranno andati via tutti?”
Sono le sette di sera al mio arrivo, ci sono ancora molte persone lungo la strada e auto parcheggiate ovunque. Mi sorge spontanea una domanda: “Forse a Fontanigorda siamo più simpatici? L’offerta turistica è più attraente?”
C’è una sola motivazione ragionevole: la strada. Da Genova, in un’ora si arriva a Fontanigorda, dallo stadio di Marassi anche meno. Piacenza-Ottone, quasi due ore, Genova-Ottone almeno un’ora e mezza. Non solo, da Fontanigorda verso Genova, la statale è scorrevole, viadotti e gallerie (almeno 10), da Ottone a Bobbio?
Nel 2024, c’erano 12 semafori, perché non è stata tolta nemmeno una curva?
Le malelingue dicono che il tratto di statale 45 fra Ottone e Bobbio passa in un SIC (Sito di Interesse Comunitario) e che tale decisione sia stata presa, anni or sono, dalla Regione Emilia Romagna con il silenzio-assenso dei sindaci della Valtrebbia. Mi auguro che i nostri amministratori abbiano consapevolezza della gravità di una decisione o, della leggerezza con cui non è stata presa una decisione che condurrà all’estinzione dell’Homo Valtrebbiensis e, a sicura condanna dell’intera valle.
Cari Sindaci, dove pensate di andare senza una strada?
Grazie a Dio, la Valtrebbia non è solo dabbenaggine e a volte arrivano anche le belle notizie. Con immenso piacere leggo proprio sulle pagine di questo giornale (11 settembre 2025) che il 26 luglio di quest’anno, il Presidente della Regione Liguria Marco Bucci, in visita a Gorreto, ha fatto sua la proposta dell’amministrazione comunale di recuperare il palazzo Centurione Scotto per ricavarne un auditorium e una sala convegni. Una struttura pubblica che potrebbe diventare, in collaborazione con l’università di Genova, la sede di un centro di ricerca sulle aree interne, interdisciplinare e aperto alla partecipazione di altri atenei con uno sguardo verso l’Europa.
Voglio esprimere un plauso ai sindaci Cappelli e Saredi, ma anche all’intera amministrazione comunale di Gorreto che ha avuto il coraggio di gettare le reti al largo con una visione illuminata e futurista. Un personale grazie perché questa proposta mi dà modo di raccontare un sogno che ho coltivato per anni e che per anni ho tenuto nel cuore. In tutti i paesi dell’Alta Valtrebbia esistono potenzialità e strutture che potrebbero essere recuperate e valorizzate per essere inserite in un progetto culturale di largo respiro. Penso a una scuola universitaria dove si frequentano corsi nelle principali lingue europee, scientifici e umanistici. Penso a scienze della forestazione o geologia, ingegneria informatica, ma anche percorsi letterari, classici e moderni, lungo un’asse storico-culturale sviluppatasi in Europa da San Colombano fino ai nostri giorni; compresa la musica, il teatro e le arti figurative. Restano legati all’alta Valtrebbia i nomi di Aldo Gastaldi, Giorgio Caproni, Arturo Toscanini, solo per citare i più conosciuti. Senza dimenticare Albert Einstein che confessò di aver trascorso i giorni più belli della sua vita durante una gita sui sentieri patranici.
Un progetto ampio, capace di attrarre giovani dall’estero, una scuola dove si studia e si vive su un territorio straordinario nelle sue bellezze naturali, ma anche nella sua storia fra mare, pianura e monti: un ateneo delle Vie Patraniche.
Qualcuno dirà che sono una visionaria e che tutto ciò comporta investimenti che non sono sostenibili. L’alternativa? Come dice il documento dei Vescovi di Benevento, stilato il 25 e 26 agosto 2025, sarebbe quella di porsi di fronte allo spopolamento e alla crisi della nostra valle con lo stesso spirito con cui ci si pone al capezzale di un morente.
Credo sia giunto il momento di un potente risveglio, di un vigoroso battito d’ali: sediamoci attorno a un tavolo e ognuno diventi parte di un unico progetto che comprenda tutti i comuni dell’Alta Valtrebbia da Torriglia fino alla Città di Bobbio. Se quest’ultima sarà ancora capace di far memoria degli antichi fasti e saprà capire che il turismo predatorio della domenica non basta a riportare la vita nelle culle vuote.
Il comune di Gorreto ha aperto la strada verso una grande rinascita che può trasformare l’intera vallata: è l’ultimo treno, non perdiamolo!

Marina Biggi

(Articolo tratto dal N° 5 del 12/02/2026 del settimanale “La Trebbia”)
(La fotografia del Palazzo Centurione di Gorreto è di Marco Gallione)

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