Le due facciate della Cattedrale di Bobbio – Storia e ipotesi

Seduto ad un tavolino accanto ai portici del Caffè Davico guardavo tempo fa l’edificio del Duomo che, parzialmente avvolto per restauri da una selva di tralicci, lasciava in vista la facciata dell’edificio che, come Cattedrale, ha costituito per anni segno distintivo di Bobbio e motivo di orgoglio civico.
Mi sforzai poi, con un volo di fantasia, di immaginare cosa avrebbe visto – dalla mia stessa posizione – un bobbiese vissuto nel X secolo. È certo che avrebbe visto ben poco perché l’attuale piazza altro non era che una desolata spianata incolta degradante a sud, forse punteggiata da qualche orto.
Non vi era altro. Su quest’area, allora considerata periferica, correva forse una polverosa viottola che, scendendo dalla parte alta del già esistente monastero, conduceva al fiume, allora solo attrezzato da una passerella di legno dato che di un primo ponte in muratura si ha solo notizia nel 1195.
Su quello spiazzo vuoto naturalmente non esisteva alcuna cattedrale né altra costruzione. Il centro della vita sociale di Bobbio si era costituito unicamente attorno alla prima chiesa protoromanica ed al ristretto cenobio colombaniano che – dalla parte alta del castello – l’abate Agilulfo, nel IX secolo, aveva portato nella posizione attuale.
Prima però di riprendere a trattare in merito all’architettura della nostra Cattedrale, sarà utile inserire una breve nota sugli eventi che ne determinarono la storia.
Nell’anno 999, con l’abate Pietroaldo, nasce il progetto di trasformare il monastero in sede vescovile per evitare i numerosi attacchi e le usurpazioni dei consistenti beni monastici da parte di vescovi circonvicini.
Il progetto è favorito nel 1013 dall’imperatore Enrico II; costui, investendo Pietroaldo della doppia funzione di vescovo-abate, istituisce la nuova sede vescovile che conferisce a Bobbio il titolo di città (1014).
Le due funzioni di vescovo e abate, inizialmente esercitate nella sede del monastero, in seguito si scinderanno con vescovi che assumeranno il titolo comitale anche a seguito della ricevuta donazione di un ricco patrimonio fondiario. Saranno queste ricchezze, nel 1070, che permetteranno al vescovo-conte Guarnerio l’edificazione di una sede vescovile giuridicamente autonoma e della prima Cattedrale.
L’imponente edificio che il nostro immaginario bobbiese di un tempo non poté vedere forse fu possibile al figlio o al nipote dato che passò quasi un secolo prime di poter intravedere il completamento della costruzione nelle sue linee originali.
Anche noi comunque possiamo a stento solo immaginarlo attraverso i pochi elementi strutturali che rimangono dell’antico edificio.
I lavori di fondazione del grandioso complesso, destinato ad emergere nel circostante paesaggio urbano, cominciarono nei primi decenni dell’anno Mille protraendosi a lungo, fino al completamento della copertura nel 1075.
Questa data è documentata da un’incisione in caratteri romani (MLXXV) riportata su un trave della seconda capriata del tetto partendo dall’abside. Per quanto oggi nascosta dalla volta muraria costruita nel XIII secolo, questa data è ancora visibile nel sottotetto.
Del complesso protoromanico ci restano solo le sommarie dimensioni, l’originale tetto ligneo a capriate (oggi nascosto dalle volte), qualche residua absidiola laterale e la parte inferiore delle due torri poste a lato.
Essendo queste due austere e grigie strutture parti integranti dell’antico fronte, torna opportuno aggiungere qualche nota; di queste due torri ci è giunta un’immagine mutilata; la loro altezza non superava quella dell’attuale torre dell’orologio compresa la modesta struttura della cella campanaria costruita nel 1540.
Coperte da un tetto a quattro falde, terminavano in alto con eleganti trifore sorrette da colonnette simili a quelle che ancora si ricordano un tempo presenti nel campanile di San Colombano. Lo scarno comparto decorativo, ancora in parte visibile, consisteva in una lesena centrale terminante con una coppia di arcatelle cieche. Modifiche posteriori vennero apportate alla torre di destra con la bifora ancora visibile per dar luce – nel 1370 – al nuovo oratorio episcopale. La finestra rettangolare alla base fu aperta nel 1498 per consentire ai fedeli di assistere alla messa dall’esterno, visto l’infuriare della peste di quell’anno che aveva imposto per ragioni sanitarie la chiusura del duomo. La torre di sinistra (che era la vera torre campanaria) distrutta la trifora subì, all’inizio del ‘600, la mediocre sopraelevazione che oggi vediamo. Il materiale impiegato per elevare la piazza oggi nasconde per quasi due metri la base originale di queste torri ma il piano della loro fondazione può ritenersi addirittura ad un livello di quattro metri inferiore a quello dell’attuale piazza.
Tornando alla descrizione della parte frontale dell’antica chiesa cattedrale, ci sfugge purtroppo l’aspetto più significativo costituito dalla facciata originale; poter conoscere le sue linee ci aprirebbe uno squarcio sulla conoscenza dei caratteri architettonici dell’intera cattedrale. Ne faremo in seguito un’ipotetica ricostruzione grafica.
In attesa di ciò, anteponiamo al come il dove fosse questa parte frontale dell’edificio, prendendo in esame l’andamento del terreno nel sito d’allora e nell’attuale area di Bobbio.
Ciò è possibile attraverso un’analisi delle presenti quote altimetriche e da alcune stratigrafie del suolo che permettono di valutarne le variazioni intercorse in mille anni di storia.
Oggi tutta l’area del nostro abitato presenta una naturale pendenza verso sud-est, con un dislivello di 52 metri misurati dalla base del castello al greto della Trebbia. Limitandoci però alla zona del centro storico, la pendenza non è costante, attenuandosi al livello intermedio di piazza S. Colombano e ripetendosi, più in basso, con il “balcone” della piazza Duomo, per poi riprendere una accentuata inclinazione verso Porta Alcarina a sud e Porta Agazza ad est.
Analizzare l’attuale stato del terreno non è fatto secondario perché – attraverso i piani altimetrici del passato ci è permesso di misurare quanto sia mutato l’andamento del suolo con il trascorrere di dieci secoli.
Se tale è l’odierna situazione, così non era nell’anno Mille, quando le quote dei piani erano alquanto inferiori. Lo possiamo con certezza rilevare rifacendoci al pavimento a mosaico della primitiva chiesa paleocristiana di San Colombano, pavimento posto ad un livello inferiore di metri 2,15 rispetto al piano dell’odierna piazza antistante.
Allo stesso modo, prendendo come riferimento l’originale pavimento della cattedrale (ora invisibile perché posto 70 centimetri sotto l’attuale), si può misurate un dislivello inferiore di metri 2,15 rispetto alla piazza di oggi.
Collegando ora con una linea di sezione ideale le quote originali delle due antiche chiese, si può conoscere con buona approssimazione come si presentasse nel X secolo l’andamento del terreno quando su di esso fu eretta la prima facciata della cattedrale.
Il fronte della chiesa era certamente arretrato rispetto al fronte delle due torri, come indica ancor oggi la scalinata di otto gradini interni all’ingresso ma un tempo posta all’esterno dell’edificio nello spazio libero tra le torri, forse coperto da un porticato.
Di questa prima facciata – successivamente demolita per l’allungamento della chiesa – non avendo alcuna documentazione – possiamo solo tentare di ricostruirne una immagine ideale attraverso la comparazione con altri esempi di chiese paleocristiane presenti in territori a noi vicini.
In questa ricerca potremmo essere ulteriormente aiutati potendo conoscere a quali maestranze attribuire la costruzione dell’intero complesso. Lo storico Michele Tosi ipotizzava, in proposito, l’apporto di generiche maestranze nordiche senza tuttavia accompagnare tale indicazione con elementi critici.
Al contrario – ipotesi per ipotesi – ho sempre pensato all’apporto di maestranze pavesi in considerazione degli stretti rapporti culturali e politici che, già dal periodo longobardo, l’ambiente bobbiese aveva stretto con Pavia, allora capitale del regno.
Per dar corpo a questa idea sul coinvolgimento di costruttori pavesi, ho analizzato i copiosi esempi di architetture protoromaniche di quella città constatandone i caratteri specifici e gli stilemi architettonici che non si può escludere siano stati ripresi anche per la nostra cattedrale.
Ciò ipotizzando ho cercato idealmente di ricostruire con uno schizzo la facciata del nostro Duomo sulla base degli elementi che caratterizzano e si ripetono nell’architettura delle chiese pavesi:
– uso della pietra arenaria con inserimenti di parti in laterizio;
– arcatelle cieche (talvolta sorrette da colonnine) che seguono le due falde del cornicione “a capanna”;
– robuste paraste frontali che, con funzione statica ed estetica, scandi- scono la superficie della facciata;
– assenza di rosone centrale sosti- tuito da una variata composizione di bifore e monofore simmetricamente disposte;
– finestra a croce greca in alto, sull’asse centrale del fronte;
– portale strombato, talvolta (ma non sempre) accompagnato da accessi laterali.
Tali successivi interventi hanno alterato il gioco dei volumi appiattendo la facciata posta in linea continua con il fronte delle due torri laterali. Il solo rosone circolare e l’accenno a due lesene a lato del portale non modificano tale sensazione, pur considerando le pregevoli formelle decorative che accompagnano il cornicione e la circonferenza del rosone.
Non si può inoltre tacere come i lavori operati sull’esterno alla fine del XIII secolo abbiano similmente alterato l’interno della cattedrale il cui slancio verticale fu ridimensionato dall’innalzamento del pavimento e dalla costruzione delle pesanti volte. Queste gravose strutture costrinsero poi i costruttori ad apportare, per ragioni statiche, un eccessivo e tozzo ingrossamento ai sottostanti pilastri laterali della navata, strutture in origine più slanciate e, forse, a sezione circolare.
Tali elementi potevano ripetersi anche sul fronte del nostro Duomo? Per l’elegante estetica di tale composizione ci piace poterla immaginare inserita come preziosità architettonica nella nostra prima cattedrale.
Tutto purtroppo cambierà dal 1300 con le trasformazioni apportate all’edificio attraverso esiziali interventi che ne muteranno linee e volumi: la demolizione della primitiva facciata, operata per allungare il corpo dell’edificio, e la costruzione del nuovo fronte che oggi vediamo portato al piano della piazza e che fu eretto nel 1463 da maestranze vogheresi. Le tre porte (prima in stile gotico) vennero modificate nel 1733 con cornici in arenaria scolpite da Giovanni Mazzocchi, scalpellino avetano di Salsominore.
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In chiusura di questa rapida indagine alla ricerca dell’immagine dell’antica Cattedrale, molti interrogativi permangono. Tuttavia, al di là di quali fossero le linee architettoniche della sua struttura, è indubbio che il grande edificio ebbe allora la funzione di catalizzatore nel creare una nuova realtà cittadina.
Con a lato il palazzo vescovile, altre costruzioni fecero presto corona allo spiazzo antistante la chiesa modificando l’aspetto urbanistico di un’area destinata a divenire polo centrale cittadino e vivace terziere in cui potere religioso e civile trovarono sede affiancandosi.
Nel 1120 infatti i boni homines (un gruppo di laici chiamati dal vescovo nell’amministrazione feudale), con l’erezione del palazzo Comunale alla sinistra della Cattedrale, daranno vita ad un Comune podestarile che, da quegli anni, orienterà a forme più avanzate la vita politica di Bobbio.

Gian Luigi Olmi

(Articolo tratto dal N° 3 del 29/01/2026 del settimanale “La Trebbia”)

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