Il Monastero di Santa Chiara a Bobbio

La sezione di Bobbio degli Archivi Storici Diocesani conserva un notevole patrimonio di documenti, per la maggior parte inediti e di grande interesse per gli studi di storia medievale e moderna.
Come Istituto, da due anni si sta lavorando, in collaborazione con l’Università di Bergamo, alla valorizzazione del patrimonio documentario esistente e non ancora inventariato. Attraverso iniziative legate alla digitalizzazione, alla descrizione archivistica e alla messa a punto di strumenti di corredo si intende agevolare la fruizione del patrimonio da parte dell’utenza specialistica e non. Questo lavoro vede gli esperti del settore impegnati nel produrre inventari sommari o analitici di vari documenti medievali (imbreviature e raccolte d’atti) prodotti dalla Curia e dalla Mensa vescovile dell’ex Diocesi di Bobbio.
I lavori sui quali si sta attualmente operando sono quelli relativi ai Monasteri e agli Ospedali dell’antica Bobbio. Lo scopo è quello di continuare ad offrire all’utenza gli strumenti di accesso al ricco materiale archivistico posseduto.
Si intende, qui di seguito, dare qualche notizia storica sull’ex Monastero di Santa Chiara.

Diciamo subito che sono poche le notizie e pochi i documenti riguardanti questo monastero femminile. Una vecchia pubblicazione di padre Flaminio da Parma edita nel 1760 ci informa che tale monastero viene fondato, per ordine di Papa Eugenio II, verso il 1436 da quattro suore, Bernarda ed Eugenia provenienti dal Milanese, e Modesta e Maria Maddalena piacentine. Il medesimo autore annota che precedentemente a questa data, in Bobbio, esisteva già una congrega di donne allo stato secolare che vivevano secondo la regola francescana sotto la direzione dei Minori francescani.
Il 6 luglio 1459 papa Pio II istituisce la clausura per le Clarisse di Bobbio e nel 1491 viene emessa la bolla di erezione per la costruzione del monastero. Inizialmente il convento ospita una quindicina di religiose; alcune di queste, suor Gerolama Sozzi e suor Domitilla Galluzzi, muoiono in fama di santità.
Attorno alla metà del XVI secolo il monastero è quasi in rovina e si deve provvedere ai restauri; le religiose vengono autorizzate a mettere mano alle numerose riparazioni ma la mancanza di risorse finanziarie non consente loro di rimettere in piedi la struttura. Nel prosieguo del ‘500 la comunità religiosa femminile è in difficoltà al punto tale che le suore, per procacciarsi di che vivere, sono costrette ad andare in cerca di carità, violando così la clausura; tale situazione è la minaccia dell’estinzione dell’Ordine. Alla fine del XVI secolo la comunità monastica informa il vescovo di Bobbio che le entrate del convento sono più che sufficienti e che non è necessario che le suore vadano a chiedere la carità.
Qualche anno dopo la Congregazione delle Clarisse si vede costretta ad aumentare la dote di ciascuna monaca. Le famiglie nobili di Bobbio, da cui provenivano le suore del monastero, giudicano eccessivo l’aumento. Tale situazione mette in condizione di non accettare nuove professioni mettendo in discussione la sopravvivenza dell’Istituto monastico composto, in quel momento storico, da sole sette monache. Autorevoli pressioni sono sufficienti per ridimensionare la cosa, le doti monastiche vengono riabbassate ed il monastero continua a sopravvivere.
Nei primi anni del ‘700 si ha poi notizia di qualche abbellimento all’istituto con la sistemazione della facciata del monastero che viene adattata al gusto barocco del tempo. Nel ‘700 il monastero viene trasformato in educandato per le famiglie nobili bobbiesi. Nel 1763 si ha notizia di uno scandalo all’interno del complesso monastico con la scoperta casuale di “una poco edificante condotta di alcune monache”.
Nel 1790 il monastero vede ancora la presenza di tredici suore ma con l’invasione napoleonica l’istituzione religiosa viene soppressa; attorno alla metà dell’Ottocento l’edificio religioso viene trasformato ad uso scolastico divenendo sede del Ginnasio. Con il trasferimento dell’istituto scolastico nei locali del monastero di San Colombano e l’abbattimento dell’antico palazzo pretorio di Piazza Duomo, dal 1926 il complesso ospita il Comune di Bobbio.
I pochissimi documenti che trattano del Monastero sono conservati all’Archivio di Stato di Torino; quelli rimasti a Bobbio sono raggruppati in quattro buste in ordine cronologico. La documentazione contiene attestazioni della vita del monastero dal XV al XIX secolo e la parte più cospicua del materiale è quella relativa al ‘700.
Guardando al contenuto, occorre fare riferimento ad un instrumentum notarile, a varie informazioni sulle monache e sulle educande, sulla vita monastica e su varie vicissitudini anche di carattere legale; sono conservati inoltre documenti aventi carattere amministrativo con relativa corrispondenza.
Sono ben rappresentate le vicende legate alla soppressione del monastero e al passaggio di proprietà dei locali dell’ex monastero al Comune. Tra l’altro si può verosimilmente credere che nel 1807 il complesso monastico venga ceduto al Comune da parte del Governo Francese. Il Demanio lo acquisisce nuovamente nel 1819, fino a quando nel 1849, il Monastero risulta di proprietà del Vescovo di Bobbio.
Di particolare interesse è un documento del 1827 in cui si fa riferimento ad una richiesta di autorizzazione alla vendita del monastero per darlo in uso ai religiosi mendicanti. In una successiva carta del 1831 si ipotizza di destinare la struttura all’Ordine mendicante dei frati Cappuccini, che sperano di poter avere il monastero per farne una loro Casa ma il progetto ben presto sfuma in un nulla di fatto. I locali vengono così affittati e attorno alla metà dell’Ottocento l’edificio viene trasformato ad uso scolastico, divenendo sede del Ginnasio.

Pietro Scottini – Direttore degli Archivi Storici Diocesani di Piacenza-Bobbio

(Articolo tratto dal N° 36 del 13/11/2025 del settimanale “La Trebbia”)

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