Vertigo, la casa che ha restituito vita a Brugnello

Angelo Capitelli cercava il bello. L’ha trovato a Brugnello, dove ha dato nuova vita a un’antica casa in pietra affacciata sul canyon del Trebbia. Il progetto, ispirato al genio di Carlo Scarpa e all’estetica giapponese, è stato recentemente celebrato da riviste internazionali di architettura. La dimora sospesa sul fiume ha un nome: Vertigo.  
Le ragioni sono due. La prima è la vertigine che si prova affacciandosi dalla chiesa dei santi Cosma e Damiano sul Trebbia che scorre in basso. La seconda richiama il celebre film di Alfred Hitchcock La donna che visse due volte (Vertigo): perché anche i borghi che sembrano abitati solo dai fantasmi possono tornare a vivere grazie a chi se ne innamora e decide di restituire loro un futuro. Capitelli non ha cercato un rifugio esclusivo, ma un luogo dove immergersi nell’anima del paese.  
L’imprenditore del celebre prosciutto cotto “d’altri tempi” ha lavorato al progetto per anni. Oggi l’edificio sembra emergere naturalmente dalla roccia che ispirò generazioni di artisti. «Volevo creare un involucro contemporaneo dentro una casa che rispettasse rigorosamente i vincoli paesaggistici. Le difficoltà sono state enormi, ma ci siamo riusciti», racconta.  
La scelta è stata quella del massimo rispetto per il contesto: legno, arenaria locale, coperture a scaglie e pietra della valle. «Uno spazio metafisico», lo definiscono gli addetti ai lavori.  
L’amore per Brugnello è nato quasi per caso. Da ragazzo Capitelli arrivava fin qui in motorino per fare il bagno nel Trebbia. Anni dopo, percorrendo i sentieri da Bobbio, scoprì il borgo. «Pensavo di affittare una casa per un mese. Poi ho capito che un mese non bastava».  
Dal 2010 cercò invano di acquistare una casa. Nel 2017 riuscì a comprare solo una piccola porzione di abitazione; il lotto principale arrivò nel 2021 grazie alla fiducia di Bruno Laneri, storico abitante del borgo. «Chiedevo una sola cosa: la vista sul Trebbia». Appassionato di architettura, trovò poi la collaborazione ideale con uno studio di Cesena che trasformò le sue idee in realtà.  
Oggi cita Scarpa come riferimento assoluto e guarda anche all’arte ambientale di Robert Irwin e James Turrell, capaci di valorizzare la luce che caratterizza gli orridi del fiume. Una luce che cambia continuamente l’aspetto degli spazi e del cortile interno.  
Negli anni molti visitatori stranieri hanno scoperto Brugnello grazie a lui. «Noi piacentini siamo abituati alla meraviglia, ma ho visto turisti provenienti da tutta Europa restare incantati. In un’ora di macchina posso circondarmi di bellezza. Qui ogni giorno è come vivere dentro un museo».  
Capitelli torna in valle ogni volta che può. «Mi rilasso senza accorgermene. Spero che sempre più persone si innamorino della bellezza e imparino a difenderla. Altrove borghi simili sono stati deturpati».  
Brugnello, invece, la bellezza resiste: nonostante le difficoltà, le frane e il tempo che passa. Lassù, dove lupi e poiane si muovono senza timore, c’è ancora spazio per chi sa salvare un frammento di storia e trasformarlo in una nuova vertigine.  
 
E.M.  
 
(Articolo tratto dal N° 20 del 11/06/2026 del settimanale “La Trebbia”) 

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