Il Falò dell’amicizia a Oneto

Riprendendo un’antica tradizione, a Oneto, sabato 21 febbraio è stato preparato il falò in un prato detto “Pian de Tessére”, dove l’ultima volta era stato acceso dal nostro caro amico Gian che prematuramente ci ha lasciati.
Solitamente si allestiva la pira la prima domenica di Quaresima per dare inizio al periodo e ai rituali pre Pasquali che affondano le radici nella sacralità più suggestiva e antica; simbolicamente per celebrare l’inizio della rinascita con l’arrivo della primavera e la fine del periodo invernale.
Quest’anno l’appuntamento si è anticipato al sabato precedente sperando in un’affluenza più numerosa.
La giornata tersa, serena, illuminata da uno splendido sole, ha favorito la raccolta di “frasche”, tagli di potature e “sterpaglie” per preparare la catasta.
Un tempo tutti i paesi limitrofi preparavano l’evento e c’era una grande competizione fra chi costruiva il falò più alto o più duraturo. Nei racconti divertenti di chi ha vissuto quei tempi, si narra che doveva rimanere un custode accanto alla catasta fino al momento dell’accensione per evitare “boicottaggi” da parte di inviati speciali dei paesi “ avver- sari”.
All’imbrunire la valle, come per magia, si illuminava di tante piccole scintille.
Qualcuno ricorda che negli anni della sua giovinezza il giorno seguente si recava, con gli amici, nelle famiglie del paese per raccogliere un po’ di farina e uova, con cui si preparavano le frittelle che si mangiavano tutti insieme.
Al tramonto una quarantina di persone, di tutte le generazioni, si è radunata intorno alla catasta per assistere all’avvenimento. All’ora stabilita è stato appiccato il fuoco dall’abile “fuochista” Marino e in pochi secondi ampie fiamme hanno cominciato a divorare la pira salendo alte verso il cielo, con onde caotiche ma sempre armoniose. Il fuoco rappresenta sin dalla preistoria un luogo di calore, protezione, narrazione e di connessione sociale dove si rafforzano i legami del gruppo.
Il fuoco è anche un simbolo di purificazione: bruciare il vecchio per dare nuova energia vitale che resiste all’oscurità.
Ognuno dei presenti ha potuto infatti scrivere su un bigliettino, qualcosa di brutto “da dimenticare”, affidandolo alle fiamme, sperando che venga trasformato in fiamma, calore e scintilla.
Le ombre della sera cominciano a scendere dai monti circostanti e ad avvolgere ogni cosa, nel frattempo i presenti un po’ infreddoliti, possono gustare un caldo “vin brulè” e assaggiare una fetta di salame o le “chiacchiere”; si intonano canti di montagna e nenie popolari, fra i cantori aleggia la presenza sorridente della nostra cara Anna, che in queste occasioni amava fare un brindisino e cantare la filastrocca “ho smarrito il mio galletto…poveretto ..la la..”
L’occasione ha permesso di incontrarci e di vivere un felice momento conviviale.
Il cielo illuminato da miriadi di stelle e da uno spicchio di luna ha concluso la serata, anche le fiamme sono diventate sempre più flebili, invitando tutti a ritornare alla propria dimora.
Abbracci e saluti hanno concluso il gioioso incontro, rimandando il tutto al prossimo anno.

P.N.

(Articolo tratto dal N° 8 del 05/03/2026 del settimanale “La Trebbia”)

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