
Dal 2017 a oggi ha collezionato 152 riconoscimenti tra premi e menzioni: parliamo di “Colombano e la 21 fetta” episodio speciale della web serie “Fette di Salame” del videomaker Paolo Guglielmetti. Particolare non solo per la durata ma soprattutto per la presenza, nei panni di Colombano, di Gianni Schicchi, figura amatissima non solo nel bobbiese ma in tutto il nostro territorio, che impreziosisce il film con la sua presenza carismatica, amplificata da un ruolo particolarmente ieratico.
Con il suo “cinema popolare” Guglielmetti nel tempo ha coinvolto tante persone con la passione della recitazione immergendoli spesso in scenari fantasy: «Lavorando con pochi mezzi ho bisogno di utilizzare soluzioni non convenzionali – ha commentato il videomaker -. E quindi mescolo il fantasy alla religione, ai bambini e agli animali. Il film su Colombano ha funzionato, e negli anni mi è venuta voglia di arricchirlo, di aggiungere segmenti che inizialmente avevo scartato, come l’immagine di Gianni a Brugnello che apre le braccia e guarda verso il cielo, che è diventata poi un frame simbolo: da lì è tornato in circolo, l’ho presentato ad altri festival e abbiamo vinto anche dei riconoscimenti importanti, come il “Best Experimental Film” al Collegno Film Festival, con delle motivazioni che mi hanno emozionato, ma ci hanno notato e premiato anche all’estero, al Geneva International Critics’ Week Prize, al Sunset Boulevard Filmmaker Festa Los Angeles, e infine abbiamo vinto l'”Envision Award Winner” al WSXA International Film Festival, che quest’anno si concludeva a Berlino, e io e Carlo Pinotti, che interpretava il Commissario Brizzolo, abbiamo deciso di andare a ritirarlo di persona, immergendoci nell’atmosfera di una comunità internazionale di videomaker».
Battitore libero e umile, Guglielmetti lavora sempre con grande passione: «Il mio prossimo progetto si chiama “Faziolandia” e al centro ci sarà Francesco d’Assisi: quest’anno, il 4 ottobre, ricorrono 800 anni dalla morte e sarebbe bello arrivare alla prima proprio per quella data. Lo girerò ancora nei nostri luoghi, probabilmente ci saranno delle scene ambientate a Roma, ma sogno anche di riuscire ad andare a filmare in Arabia. È la storia di un uomo buono che si scontra conia faziosità imperante in Italia, che viene da lontano e si è sedimentata e sfaccettata nei secoli. Il mio obiettivo è quello di riuscire a parlare ai giovani, che saranno anche i protagonisti: se qualcuno fosse interessato, anticipo che Francesco era magrolino, con le orecchie a sventola, un naso aquilino».
Barbara Belzin
Articolo tratto dal quotidiano “Libertà” del 29/01/2026
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