Reneuzzi, Casoni, Ferrazza: in viaggio fra i borghi disabitati della Val Borbera

Come per Pompei, i resti delle sue mura ci ricordano della sua esistenza e della vita che vi fioriva. Come a Pompei, è un’eruzione alla fine dell’estate a mettere fine ai suoi giorni. Ma non si trattò di un vulcano, ma di una eruzione di violenza. Nel cimitero del villaggio fantasma di Reneuzzi riposa il suo ultimo abitante, il colpevole del suo abbandono.
L’estate del 1961 stava per finire, e la canzone del momento era “Nata per me” di Adriano Celentano: “Mai più ripartire potrai… mai più senza me tu vivrai… Perché tu sei nata per me io son nato per te”.
Davide Bellomo aveva da poco compiuto 31 anni ed era innamorato di Maria Franco, o Mariuccia come la chiamavano tutti. Si erano conosciuti nei pascoli, nelle loro montagne. Davide abitava a Reneuzzi e Mariuccia a Ferrazza, a pochi minuti di strada. Erano cugini primi, figli di due sorelle. Il matrimonio tra parenti non era raro in quei paesi isolati, tanto che una decina di anni fa un’equipe del San Raffaele di Milano svolse un ampio studio genetico sugli abitanti della valle, alla ricerca degli effetti dell’endogamia.
Ma Davide e Maria erano cugini primi, forse troppo vicini anche per quei paesi isolati. Maria è più giovane di Davide, ha solo vent’anni. Le cronache dell’epoca riporteranno la sua foto da bambina, forse l’unica foto che venne mai fatta alla povera ragazza. In un primo momento il matrimonio tra i due pare cosa fatta, ma poi le mamme dei ragazzi si oppongono: Davide e Maria sono cugini primi, e loro sono sorelle. Maria si attiene alla volontà della madre, anche se forse continua a incontrare Davide di nascosto.
Sono anni in cui la montagna si spopola rapidamente: troppo dure le condizioni di vita in quei paesi isolati, che si raggiungono solo a dorso di mulo e dove non ci sono né strade, né elettricità, né acqua nelle case. Troppo duro vivere lassù, nello stesso modo da sempre, mentre il resto dell’Italia canta le canzoni di Celentano, si compra la tv e la Vespa. Yuri Gagarin è appena tornato dal primo volo orbitale umano e a Londra debuttano i Beatles, ma lassù a Reneuzzi si vive nello stesso modo, da secoli.
La mamma di Maria decide che ci deve essere un futuro migliore anche per la sua famiglia, via dalla montagna e dalla fatica dei campi. Via anche da Davide Bellomo. L’occasione si presenta come un terreno a Caprile, frazione di Torriglia, che la famiglia prende a mezzadria. Ma Davide non si rassegna a perdere Maria, di cui è innamorato e che forse è anche l’unica ragazza in età da marito da quelle parti. Il piccolo mondo di Davide sta per crollare. Tutti se ne stanno andando dalla montagna, e se parte anche Maria…
Il giorno della partenza la mamma di Maria parte per prima, perché cammina più piano, verso Cabella dove prendere la corriera per Serravalle, e da lì il treno. Nascosto dietro un cespuglio c’è Davide, e in mano ha una pistola che il padre aveva portato con sé dall’America, o forse dalla guerra.
Davide lascia passare la madre e aspetta il suo grande amore. “Non mi importa perché tu sei ritornata da me… sei qui ora sono con te e questo conta per me”, proseguiva la canzone di Celentano.
Le cronache dell’epoca raccontano che Davide “agisce con fredda determinazione”. “Appena la vede le va incontro, l’aggredisce, lei si ribella, egli la colpisce alla nuca con qualcosa di pesante e la ragazza cade svenuta. Davide la trascina per duecento metri fino alla baita e lì selvaggiamente abusa di lei. Ormai è scatenato, in piena follia. Maria rinviene, tenta di difendersi, egli la stordisce ancora con un pugno e la ragazza si abbandona. La trascina fuori, la stende sul prato dinanzi la soglia, le compone le braccia incrociate sul petto, e mentre Maria nulla vede e nulla sente le scarica in viso cinque colpi d’una piccola pistola calibro 6.05. La ragazza muore fulminata, le pallottole l’hanno raggiunta alla fronte, alla tempia sinistra, al cuore, due si sono conficcate nel labbro. Poi Davide Bellomo sparisce”.
Il professor Griva, che esaminò il cadavere, stabilì che Maria era stata raggiunta da ben 9 colpi. Il caricatore della pistola ne conteneva solo 5, e quindi Davide, dopo aver usato tutti i colpi in canna, ricaricò la pistola un’altra volta.
Il corpo di Maria venne trovato poco dopo dalla madre, tornata sui suoi passi non vedendo arrivare la figlia. Di Davide nessuna traccia. Le indagini dei carabinieri si indirizzarono subito su di lui, e partì una vasta operazione di ricerca in quei boschi impervi che solo i montanari conoscono bene. Il corpo di Davide venne ritrovato una ventina di giorni dopo, da una mula attirata dall’odore della morte. I medici stabilirono che si era suicidato poco dopo aver ucciso Maria, con quell’ultimo colpo che aveva riservato per sé.
Il corpo di Davide è stato l’ultimo a essere sepolto nel minuscolo cimitero di Reneuzzi. La sua tomba è ancora lì, con la foto sbiadita dell’ultimo abitante di Reneuzzi.
Non è facile oggi arrivare a Reneuzzi, ed è quasi impossibile senza qualcuno che vi indica la strada: perdersi in quei boschi abbandonati, dove da alcuni anni sono tornati i lupi, è un rischio concreto. Di quel paese che un tempo contava 300 anime, oggi sono rimasti solo i muri di pietra delle case ricoperti da rovi e ortiche. Di fianco al cimitero, la piccola chiesa bianca, un oratorio dedicato a San Bernardo, che ospitava anche la scuola per i bambini di Casoni e Ferrazza. La piccola piazza del paese, è stata attrezzata con delle panche per il ristoro dei pochi che riescono ancora a raggiungere questo villaggio fantasma.

La visita a Reneuzzi non mette allegria: il bosco fitto che fa passare poca luce, i rovi e le ortiche, le case pericolanti, quel piccolo cimitero abbandonato. Prima di arrivare si incontra Ferrazza, il paese di Maria. Negli anni Settanta un gruppo di giovani insegnanti dell’Università di Genova si innamorò di questo borgo e lo comprò, salvandolo dall’abbandono. Anche a Ferrazza si arriva solo a piedi, ma gli ingegnosi professori (due matematici, un fisico, un chimico e un filosofo) hanno costruito una teleferica con cui far arrivare le cose più pesanti giù in paese. La casa meglio conservata di Ferrazza è proprio quella dove abitava Maria. I giovani universitari non sono più giovani ma sono ancora lì, a tenere con i denti il bosco lontano da Ferrazza.
Da Ferrazza si raggiunge Casoni, un altro villaggio fantasma costruito in un bosco impervio e ripido, tra castagni centenari. Le case enormi che ancora restano avvinghiate alla riva, fanno in modo che un visitatore moderno non possa fare a meno di chiedersi che cosa passasse per la testa di chi un tempo decise che quello era un buon punto dove costruire una paese.
Quella tragica estate del 1961 ha chiuso definitivamente la storia dei “villaggi di pietra”, frazioni di Carrega Ligure. La nostra Pompei resta lassù, sui monti, nei boschi impervi, a raccontarci un mondo che non c’è più. E di cui, a pensarci bene, non sentiamo neppure nostalgia.

Andrea Vignoli

http://www.alessandrianews.it (12/07/2015)
(Fotografia della chiesa di San Bernardo Abate a Reneuzzi di Giacomo Turco)

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