Fabbrica di Ottone

Un insieme di antichi insediamenti diffusi, satelliti fissi, in orbite diverse, intorno al loro “sole”, ovvero la nobile ed amata chiesa parrocchiale di San Martino. Salendo per la mulattiera da Ottone Inferiore in direzione Orezzoli Qua, sfilano: Borgo, Moglia, Frassi e Fabbrica. Case graziose, saldate tra loro, esprimono cordialità di parentele e amicizie; vivaci solidarietà di villaggio. Paesi tutti intinti in ruralità ordinate e piacevoli, incoronano la dura pietra del monte, addolcita da circostanti terre fertili e generose. Vigneti dai grandi grappoli. Ricche fienagioni e ottimi fieni. Campi di grano flessibile, biondo, abbondante. Castagneti esuberanti; pascoli dove, un tempo nonlontano, “belavano greggi, muggivano armenti”.

Il Codice Diplomatico del Monastero di San Colombano di Bobbio attesta e rinvia al VII secolo l’inizio della storia di Fabbrica. Possesso monastico in epoca Longobarda, poi Franca, quindi Sassone.

Premessa: OttoneSoprano e Fabbrica, piccole isole bobbiesi nel grande mare della diocesi di Tortona.

La diocesi di Tortona è stata per estensione e antichità tra le più importanti in Italia. In alta Val Trebbia disponeva già, dalle sue prime origini, delle Chiese Plebane (Vicarie), di Rovegno e di Ottone Inferiore. Quest’ultima nel secolo XVI, oltreché Orezzoli, ancora incorporata, aveva per suffraganee, le parrocchie di Zerba, Selva di Cariseto,Campi, Alpepianae Rezzoaglio, per l’Aveto, quindi, si estendeva fino a Priosa. Una nota a piè di pagina dell’Arciprete di Ottone, mons. Stefano Barbieri, egregio storico locale, precisava: “Ottone comprendeva, in Val d’Aveto, Alpepiana, Allegrezze, Alpicella, Rezzoaglio con Villa Cella. Cabanne e Priosa erano soggette alla Pieve o Vicaria di Rovegno.

Non le erano dipendenti Fabbrica e Ottone Soprano, perché questi due piccoli centri, or sì ed oranoriuniti in un’unica parrocchialità. A quanto ne costa, furono sempre alla dipendenza prima del Monastero poi del Vescovado di Bobbio, subordinate a Pieve diMontarsolo. Solo dopo il 1817, data dellarierezionee nuova costituzione diocesana di territorio, esse presero ad essere alla dipendenza della Plebana di Ottone. Cfr. “Raccolta di memorie per la Storia Ecclesiastica Diocesana di Bobbio” – Parte II – Pievi e Parrocchie della Diocesi, fascicolo I, pag. 40. Saronno: “S.A.S” Tipografia dell’Orfanatrofio – 1927– acura di Mons. Cesare Bobbi (Piacentino; Vicario Generale a Bobbio, storico stimato e competente; 1863/1936).

Documento XXXIX 844, settembre; monastero diBobbio: “In nomine Domini. Peto ego LeocummeisnepotibusUrso etEveuardo,liberishominibushabitatoresin Fabrica… Nel nome del Signore. Io Leone con i miei due nipoti Orso edEveuardo, uomini liberi residenti in Fabrica, unitamente ai nostri eredi, chiedo a te,Hermerisio, preposto e rettore del monasteroBobiense, dove è Abate il venerabile Almerico, di dar loro in locazione la terra detta di Fabrica, di proprietà del monastero suddetto, che già essi avevano in livello, con l’obbligo di lavorarla, e ciò per anni XXIX. Ogni anno si impegnano a dare un paio di polli, dieci uova, quattro denari per la festa di Natale. Ogni anno presteranno l’opera loro, per la durata di una settimana, a tagliare l’erba in un prato dettoCornareto. Pena a Leone e ai suoi nipoti qualora venissero meno ai patti…” Cfr. Codice Diplomatico del Monastero di San Colombano di Bobbio, fino all’anno MCCVIII – volumi – I – JJ – III – a cura di Carlo Cipolla e Giorgio Buzzi. Roma, nella sede dell’Istituto Palazzo dei Lincei, già Corsini alla Lungara –1918; pag.145 del Volume I.

DocumentoLXXVI (secolo IX/X): Breviario dei beni di Bobbio scompartiti in “Beneficia” dipendenti dall’Abbazia: De beneficioGailoniin Fabrica:potestseminare perannummodiaXXX,vinumpotestcolligereanforasXIV,fenocarraVI. Suntiibilibellarii.III. quiredduntgranummodiumtertium, vinomedietatem, fiscosolidum.I.denarios.VI.,pullosparia.II.cumova.duosexipsisfaciuntopera inannumebdomadas .VI. etunusdies.Massarios .II. quiredduntgranomodiumtertium, Vinomedietatem, fiscodenarios.VIII.pullosparia.II.cumova, opera inannumperebdomadamdies.II: … Si seminano ogni anno XXX moggi di grano; si producono XIV anfore di vino, si raccolgono VI carri di fieno. Operano in Fabbrica III livellari e II massari che assicurano al Monastero½ delgrano prodotto, ½ delvino; VIIIdenaro; polli, uova. Detto personale assicura, inoltre, una settimana + 2 giorni di lavoro all’anno… Cfr. Ibidem, pag. 89 del III Volume.

Dal Cronicon parrocchiale della chiesa di Fabbrica, a cura del parroco don Stefano Gandino (1878/1953): Pag. 14, anno 1923. “Nello scavare della terra nell’orto dell’antica casa canonica per colmare il dislivello del cimitero sono stati scoperti alla profondità di circa un metro numerosi scheletri allineati per tutta la superficie dell’orto. Come particolarità va notato che ogni scheletro aveva il cranio coperto da un’ardesia che poggiava su due pietre messe ai lati.E’evidente che ogni cadavere veniva seppellito senza cassa e che l’ardesia era posta perché la terra che si buttava sul cadavere non ne colpisse direttamente il viso. Nessuno dei vecchi della parrocchia ricorda che in quel luogo siano stati seppelliti cadaveri, neppure hanno menzione che si fossero seppelliti in altri tempi. L’orto viene coltivato da tempo immemorabile…”

Visto in atto di Santa Congrega, il 26 giugno 1924, con firma:DonStefanoBarbieri, Arciprete, Vicario Delegato.

Idem Pag.26, anno1933.“Nelfare degli scavi nel terreno retrostante al coro della chiesa parrocchiale si rinvennero alla profondità di circa un metro, uno strato di laterizi, in prevalenza tegole di fattura grossolana quale al presente non è inuso, uncoccio che forse era il fondo di un orciolo e qualche altro frammento. Lo strato esteso di vari metri si prolunga sotto la strada comunale che rasenta la chiesa e dall’altro lato finisce dove erano sepolti i 40 colerosi morti nell’anno 1854. Omissis. Lo stesso strato di laterizi era stato scoperto durante gli scavi per l’erezione della chiesa. Nessun parrocchiano ebbe mai sentore dell’esistenza in quel luogo od altrove nel territorio della parrocchia di una fornace per la cottura dei laterizi e nelle vecchie costruzioni non si è mai visto alcun laterizio della forma di quelli rinvenuti. Si suppone però che esistesse una fornace, perché nello stesso luogo si sono trovati dei massi di pietra molto friabile e ciò, a detta di competenti, perché avevano subito un processo di cottura al fuoco.Inoltre,le tegole anziché essere di pura argilla, come quelle fatte in pianura, contenevano numerose pietruzze come è costituito, appunto, il terreno di questi monti”.

Oggi 27 aprile1933; vistoin atto di Santa CongregaDonStefano Barbieri (1866/1956), Arciprete, Vicario Foraneo di Ottone.

L’Avvocato Corrado SforzaFogliani, Presidentedella Giunta Esecutiva della Banca di Piacenza, in occasione dell’esposizione del bronzetto rinvenuto sulla punta del monte Alfeo nel 1954),disse: “L’Alta Val Trebbia Piacentina e Genovese è stata corridoio tra Liguria ed Emilia; terra di Monasteri, Vescovadi e Feudi“ (Ottone, 18 agosto 2018). Ebbero, infatti, giurisdizioni, proprietà, diritti il monastero di San Pietro in Ciel d’Oro diPavia, equello di San Colombano di Bobbio. I Vescovadi di Tortona, Bobbio, Genova, Pavia, Piacenza. Feudi dei Malaspina, Ramo Secco, si estendevano numerosi ovunque nella valle (dal XII secolo). I Malaspina alienarono,poi, iloro beni e titoli ai Fieschi, (sostituiti dal 1547, dai Doria Landi, Pamphili, Carafa, sino all’abolizione della feudalità, nel 1797 – Sponda destra della Trebbia). E dai Centurione, divenuti Marchesi di Campi, con capitale Gorreto, sponda opposta. I marchesi Malaspina mantennero i loro principati solo in Fabbrica e ad Orezzoli (di Qua e di Là). Un lasso di tempo di circa mille anni! Lapopolazione andavafiera e orgogliosa, diquei governanti“Domini” più Padri che Padroni, sentendosi con loro più Figli (amici, concittadini), che “Sudditi”. Per queste ragioni a Fabbrica, ancora nel secolo scorso, continuava la bella e sentita tradizione “Del rametto d’olivo la domenica delle palme”. Non esistono (o, meglio, io non ho trovato), documenti scritti, ma raccolgo qui perché si fissi nella memoria di tanti e non vada perdendosi nell’obblio dei secoli venturi, la preziosa testimonianza del parroco don LuigiCavigioli(1927/2018), che mi disse (1970): “LaDomenica delle Palmeprocedo, come d’uso, alla distribuzione del rametto d’olivo ai fedeli, ma secondo un rituale tipico a Fabbrica, reiterato nel tempo. Nel silenzio generale, già in sé preghiera affettuosa, inizio dicendo: ’Venga avanti il Signor Marchese’. E il Signor Marchese riceveva per primo, come i suoi antenati, l’avevano ricevuto, il ramoscello benedetto…”

Attilio Carboni

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