
La nuova variante Rivergaro-Cernusca, presentata come intervento per migliorare la viabilità della statale 45, sta aprendo una ferita profonda in val trebbia: quella degli espropri. A pagare il costo più alto non sono solo i terreni e i giardini destinati a sparire, ma le persone che in quei luoghi hanno costruito una vita, una casa, una memoria. Tra loro c’è Erminia Moia, 93 anni, residente a Cisiano, diventata suo malgrado il simbolo della protesta.
La vicenda di Erminia
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il progetto prevede per la sua abitazione un impatto durissimo: il giardino verrebbe in parte cancellato e il guardrail arriverebbe a pochissima distanza dalla porta d’ingresso, rendendo ancora più amaro un esproprio già vissuto come ingiusto e sproporzionato. È proprio attorno alla sua casa che si sono svolte manifestazioni di solidarietà, con cittadini e associazioni schierati a difesa della sua situazione.
Il malessere del territorio
La protesta non riguarda solo un caso individuale, per quanto emblematico. I residenti contestano l’impostazione complessiva dell’opera, giudicata troppo invasiva per il territorio e poco attenta all’impatto sulle abitazioni, sui terreni agricoli e sul paesaggio della valle. In base alle ricostruzioni disponibili, gli espropri coinvolgerebbero centinaia di residenti tra Rivergaro e Travo, alimentando un conflitto che si è fatto sempre più acceso nelle ultime settimane.
Una variante contestata
Il punto politico e tecnico della vicenda è la domanda più semplice: serve davvero un’opera così pesante per guadagnare pochi secondi di percorrenza? Le critiche dei contrari si concentrano proprio su questo aspetto, oltre che sul numero di rotonde e sulla trasformazione profonda del tracciato, ritenuta da molti eccessiva rispetto al beneficio atteso. Dall’altra parte, i sostenitori dell’intervento lo presentano come un investimento necessario per la sicurezza e per l’ammodernamento di un’arteria storica della valle.
Sicurezza o sproporzione
Qui sta il nodo più delicato: non si discute soltanto di una strada, ma del rapporto tra utilità pubblica e sacrificio privato. Quando un’opera pubblica entra così vicino alle case, il tema non può essere ridotto a una questione tecnica o amministrativa, perché tocca diritti, dignità e qualità della vita. La val trebbia chiede da anni una viabilità più sicura, ma una parte crescente della popolazione domanda che questo obiettivo non sia perseguito a prezzo di un impatto considerato eccessivo.
Una scelta da ripensare
Il caso di Erminia Moia ha reso visibile ciò che spesso resta nascosto dietro i progetti infrastrutturali: la sofferenza concreta di chi perde una parte della propria casa e del proprio mondo. Per questo la vicenda della Rivergaro-Cernusca non dovrebbe essere raccontata soltanto come un cantiere in avvio, ma come una scelta che richiede misura, ascolto e verifiche più attente sulla reale proporzione tra costi sociali e benefici.
Related Posts