Zerba nel 1935

Zerba estremo lembo della terra piacentina, il piccolo comune dell’Al­ta Val Trebbia che per ironia, comincia per zeta quasi ad indicare l’ultimo posto nella scala della dignità.. .alfabetica.

E tutti coloro che non si sono ancora degnati di salire nella valletta del Borreca a 900 metri sui fianchi del Lesima, fra una campagna coltivata con ordine e razionalità, sono purtroppo di questo parere. Zerba! Luogo impervio, semiselvaggio, quasi inaccessibile.. ..No, niente di tutto questo. La minuscola Zerba deve essere visitata, ora che la camionabile si spinge fino a Cerreto, a quattro chilometri dal campanile svelto che dal capoluo­go domina i campi e le case, che protegge questi robusti figli del monte, che canta la sua preghiera a Dio ed agli uomini, nel cielo di cobalto, nel verde cupo del bosco mentre la musica degli uccelli si confonde con quel­la dei rivi d’argento.

Ma gli arditi dello sport vi devono arrivare dall’alto, dalle vette imma­colate del Lesima e dell’Alfeo, dai lembi degli orizzonti che attingono dalle Alpi nevate e fuggono nella polvere d’oro e verso il Tirreno.

Anche Teodolinda, regina dei Longobardi, salì il Lesima per il grande amore a San Colombano?.. .Noi non condividiamo l’asserto del capitano G.Luigi de Bartolomeis, compilatore delle notizie topografiche e statisti­che sugli Stati Sardi. Soltanto nel Codice diplomatico di San Colombano del Cipolla, nel primo volume a pagina 90 si parla della visita di Teodolinda al monte Penice “ob amore patris nostri Columbani”.

Nessun cenno del “Lesima” se non per designare proprietà del mona-stero. Precisiamo i diritti della Storia!

Ma questo ha poco interesse pel turista il quale attende che il magnifico sforzo di quella popolazione che tanto ha dato e tanto è ancora pronta a dare sia sempre sorretto alalie superiori gerarchie, perché la strada che si distacca dall’Aziendale, in Valsigiara, abbia il suo ponte sul Borreca supe­ri Cerreto, allacci la bella vallata dal nastro bianco che si snoda in Val Trebbia, corre a Piacenza ed a Genova e si biforca, a Marsaglia verso Boschi per correre, fra non molto, fino al mare di Chiavari.

Eccoci nella vallatella del Borreca: la strada taglia magnifici boschi di castagni; invece di salire viene voglia di godere la invitante visione del tappeto vellutato dei prati. Ma ecco un campanile: è Cerreto, piccola fra­zione di Zerba: tutto attorno e superiormente ha una bella corona di cam­pi dove la vite sorride coi suoi grappoli promettenti.

Più in alto! Sorpassato un costone che ingombra il panorama, ecco la 1 superba conca di Zerba. Campi allineati, con ordine, coltivati con sistemi razionali, sono l’indice della tenacia e del lavoro di questa brava e forte popolazione. In fondo al torrente si allarga un laghetto colmo di acque azzurre, trattenuto da una diga che convoglia questa ricchezza idrica in una lunga galleria perforante tutto il sistema della montagna per sfociare in Val Trebbia ed alimentare una centrale elettrica di proprietà, ora, della Società Elettrica Piacentina.

Per espropriare i diritti dei mulini azionati dalle acque, da quelle acque, la Società si è obbligata, fra l’altro, a fornire di luce elettrica tutte le frazioni del Comune, le quali, in materia di illuminazione, sono all’avanguardia di molti comuni anche più ricchi e meno montani. Dovremo soffermarci fra questa popolazione bella e forte? Dovremo leggere negli occhi buoni dei bimbi la vita pura della montagna? Dovremo assaporare nell’eco dei canti delle graziose montanine la poesia agreste dei luoghi che non conoscono la imbellettata femminilità dei centri urbani?

Saliamo con loro; con loro beviamo il sogno della vita. La valle fugge, si stringe, le vette più basse si allineano, si perdono in una fuga digradante combaciantesi con vette di altre vallate; le case sono punti bianchi, quasi graziate margherite di campo…

Il rudere di un castello diruto non ha significato, non ha ricordi di po-tenti. Qui tutto è pace, qui mai giunse l’eco dell’odio e della lotta. Ecco Pej di Zerba, che gareggia in ordine ed in grazia col centro comunale. A 1200 metri più ossigenata è l’aria, più mondo è il cuore. Avanti, più oltre, più in alto. Il verde ha il bacio di un premio, l’aria ha la carezza del conforto. Vogliamo godere la spensieratezza della montagna a Capannette di Pej di Zerba (m.1480), il riposo dopo la diuturna fatica dell’anno.

Qui, dove si raccolgono i nemici del solleone, vorremmo provocare la musa per un canto alla vita, per rimare gli stornelli del pastore, per esaltare la sempiterna gioventù dei monti: per dire a Zerba e di Zerba la rivendicazione del diritto e della verità:

Odio il palude dove l’acqua stagna
e le Maremme di miasmi piene,
sono figlio della rupe e nelle vene mi
scorre il sangue della mia montagna.
O poeta ignoto, tu m’hai data la intonazione!!!

Berzieri

Da La Trebbia del 2 Luglio 1935

(Brano tratto dal libro “Cento anni di storia bobbiese” a cura di Giorgio Pasquali, edizioni “Gli amici di San Colombano”)

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