A Fontanigorda tornano i gamberi di fiume: dopo sette anni si chiude il progetto Life Claw

Più di 10 mila giovani esemplari reintrodotti nei torrenti dell’Appennino. L’ultimo rilascio si è svolto il 28 settembre in Alta Val Trebbia. Un progetto che ha coinvolto ricercatori, parchi, istituzioni e volontari per riportare nei nostri corsi d’acqua una specie sempre più rara.
C’è anche Fontanigorda, in Alta Val Trebbia, tra i luoghi protagonisti di uno dei più importanti progetti di conservazione dedicati alla fauna dei nostri torrenti. Il 28 settembre, proprio a Fontanigorda, si è svolto l’ultimo rilascio di giovani gamberi di fiume italiani nell’ambito di Life Claw, il progetto europeo nato per contrastare il progressivo declino di questa specie nell’Appennino nordoccidentale.
Dopo sette anni di attività, il progetto è arrivato alla conclusione con un risultato concreto: circa 10.500 giovani gamberi sono stati allevati in ambiente controllato e reintrodotti in 13 siti considerati strategici, tra Liguria, Emilia-Romagna e Toscana. I rilasci conclusivi si sono svolti nei giorni scorsi a Corniglio, Monchio delle Corti, Frignoli e infine Fontanigorda.
Non si tratta però semplicemente di mettere dei gamberi nei torrenti. Dietro questi numeri c’è un lavoro molto più complesso, fatto di ricerca genetica e veterinaria, allevamento, controllo delle specie invasive, monitoraggio dei corsi d’acqua e interventi per migliorare gli habitat.

Un piccolo abitante dei torrenti

Il protagonista del progetto è il gambero di fiume autoctono, Austropotamobius pallipes, conosciuto anche come gambero dalle zampe bianche.
È un animale che predilige piccoli corsi d’acqua con acque fredde, pulite e ben ossigenate. La sua presenza è quindi strettamente legata alla qualità dell’ambiente in cui vive. Il gambero svolge inoltre un ruolo importante nell’ecosistema acquatico, contribuendo al riciclo della sostanza organica e costituendo una fonte di alimento per altri animali.
Un tempo era molto più diffuso nei torrenti dell’Appennino. Oggi, invece, le sue popolazioni sono diventate più frammentate e in molte zone sono scomparse.
Le ragioni sono diverse: trasformazioni degli ambienti acquatici, sbarramenti, alterazioni dei corsi d’acqua, riduzione della disponibilità di acqua, degrado degli habitat e, soprattutto, la presenza di gamberi alloctoni invasivi.

Il problema arriva da oltre oceano

Nel corso degli anni nei nostri corsi d’acqua si sono insediate diverse specie di gamberi originarie del Nord America. Tra quelle presenti nell’area interessata dal progetto ci sono il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il gambero della California (Pacifastacus leniusculus) e il gambero americano (Faxonius limosus).
Il problema non è soltanto la competizione per lo spazio e il cibo. Le specie invasive possono essere portatrici della cosiddetta peste del gambero, una malattia causata dall’oomicete Aphanomyces astaci, che può provocare vere e proprie morie nelle popolazioni autoctone.
Per questo una parte importante di Life Claw è stata dedicata proprio al contenimento dei gamberi alloctoni. Secondo i dati riportati dal progetto, l’obiettivo era ridurne significativamente la presenza nelle aree interessate, impedendone anche l’ulteriore diffusione.

Fontanigorda al centro del progetto

Per la Liguria, e in particolare per l’area della Val Trebbia, Fontanigorda ha avuto un ruolo importante.
Qui è stato recuperato un vecchio impianto utilizzato in passato per l’acquacoltura e per la riproduzione delle trote. Alcune delle vasche sono state adattate per diventare un centro destinato all’allevamento del gambero di fiume. Nel 2021 furono trasferiti nella struttura i primi riproduttori selezionati sulla base degli accertamenti sanitari.
Fontanigorda non è stata scelta casualmente. Il territorio comunale, attraversato da diversi affluenti del Trebbia tra cui i torrenti Pescia e Sermigliasca, presenta numerosi ambienti acquatici e zone umide di interesse naturalistico.
Il centro ligure ha quindi fatto parte della rete di strutture utilizzate per produrre i giovani esemplari destinati ai successivi ripopolamenti. Insieme a Fontanigorda sono stati utilizzati i centri di Corniglio e Monchio delle Corti, nel Parmense, e quello di Frignoli, in Toscana.

Diecimila piccoli gamberi tornano nei torrenti

Il dato finale è significativo: nei cinque cicli di riproduzione del progetto sono stati prodotti e rilasciati circa 10.500 giovani gamberi.
Ma ancora più importante è ciò che è successo dopo i rilasci.
I ricercatori hanno effettuato monitoraggi notturni e utilizzato anche l’analisi del DNA ambientale (eDNA) per verificare la presenza dei gamberi nei corsi d’acqua. Le indagini hanno confermato che gli esemplari reintrodotti si sono acclimatati e sono sopravvissuti negli anni successivi ai rilasci.
E nel 2025 è arrivata una conferma particolarmente interessante: in un corso d’acqua dell’Appennino parmense è stata documentata la nascita della prima nuova generazione in natura derivata dagli esemplari reintrodotti. In altre parole, non si trattava più soltanto di gamberi sopravvissuti al rilascio, ma di animali che avevano iniziato a riprodursi autonomamente.

Non solo ripopolamento

Uno degli aspetti più interessanti di Life Claw è proprio il fatto che il progetto non si sia limitato alla riproduzione in cattività.
Sono stati monitorati oltre 270 corsi d’acqua, individuando 67 popolazioni autoctone e 47 popolazioni di gamberi alloctoni. I ricercatori hanno inoltre studiato la variabilità genetica delle popolazioni presenti sul territorio, un elemento fondamentale quando si devono scegliere gli animali da utilizzare per i programmi di conservazione.
Sono stati inoltre realizzati interventi per migliorare gli habitat e favorire la continuità ecologica dei corsi d’acqua, mentre il contrasto alle specie invasive ha rappresentato una delle azioni centrali del progetto.

E dopo Life Claw?

La conclusione del progetto non significa che il problema sia risolto.
Il gambero di fiume resta una specie sottoposta a forti pressioni e la presenza di popolazioni vitali dipende dalla conservazione dei piccoli corsi d’acqua nei quali vive. Per questo il progetto ha lavorato anche sulla sensibilizzazione: sono stati coinvolti oltre 10.600 studenti, organizzati incontri ed eventi sul territorio e realizzate attività di divulgazione, comprese le ormai conosciute “Notti del Gambero”.
Anche a Fontanigorda, negli anni, il progetto ha portato persone a conoscere da vicino questo piccolo abitante dei torrenti. Nell’estate 2026, ad esempio, il Parco dell’Antola ha organizzato una serata dedicata al gambero di fiume, con biologi e guide impegnati nella ricerca degli animali lungo il torrente dopo il tramonto.

Il 28 settembre, dunque, con l’ultimo rilascio a Fontanigorda, si è chiuso il capitolo operativo di Life Claw. Resta però il lavoro più difficile: fare in modo che quei piccoli gamberi possano continuare a vivere e riprodursi nei torrenti dell’Appennino.
Perché la presenza del gambero di fiume non è soltanto una questione legata alla conservazione di una specie. È anche un segnale della qualità degli ambienti d’acqua dolce. Dove un gambero autoctono riesce ancora a vivere e riprodursi, significa che esiste un torrente capace di offrirgli le condizioni necessarie per farlo. E preservare quei torrenti significa conservare una parte importante della biodiversità delle nostre valli.

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