Affidati i lavori di ammodernamento della nuova variante Rivergaro-Cernusca

Dopo anni di opinioni contrastanti, potremo assistere alla realizzazione della “variante” del tratto Rivergaro-Cernusca, gli undici chilometri di strada nuova saranno affidati al Cec, Consorzio stabile Europeo Costruttori di Perugia (con responsabile del procedimento l’ingegner Annalisa Lamberti) che predisporranno il progetto esecutivo in qualche mese e poi a inizieranno a costruire il nuovo tratto di Statale 45 tra la Bellaria e le porte di Perino.
5 anni e 142milioni e 300mila euro l’obiettivo prefissato da Anas, 13 le società che si sono offerte per la realizzazione di quest’opera, la scelta è ricaduta sul consorzio di Perugia grazie alla sua offerta economicamente più vantaggiosa per un totale di 124 milioni e 500mila euro.
Le controversie? Se da un lato il progetto viene definito un investimento per la sicurezza e la mobilità della Val Trebbia, dall’altro lato è visto come troppo impattante dai comuni di Rivergaro e Travo, i luoghi più “colpiti” da questo cambiamento.
Federico Bonini, consigliere provinciale e comunale a Bobbio, anche segretario Lega in Valtrebbia, esprimendosi sull’assegnazione del cantiere dichiara: «Anas è stata abbastanza di parola, anche se mi aspettavo l’aggiudicazione già a fine 2025. Comunque ci siamo. E ora spero di vedere il cantiere partire entro la fine di quest’anno».
Per Roberto Pasquali, sindaco di Bobbio e presidente dell’Unione montana, «è la notizia più bella che potessimo ricevere», da grande sostenitore di questa iniziativa dice: «Ora possono iniziare i lavori. Anas e il commissario hanno rispettato il cronoprogramma. Li ringrazio, sono stati di parola. Stiamo aspettando questa benedetta Statale 45 da decenni e credo che il progetto possa rappresentare una soluzione per il rischio di isolamento di tutta l’Alta Valtrebbia. Sarà una strada sicura, questo è ciò per cui ci siamo battuti. Oggi le condizioni della Statale sono sotto gli occhi di tutti, tra guardrail quasi inesistenti e l’impossibilità di superare anche solo una bicicletta, considerata la larghezza della carreggiata. Ci sono curve pericolose, accessi a frazioni e località impossibili, se non tramite manovre azzardate». Il sindaco continua: «Sappiamo che convivere con il cantiere non sarà semplice, ma cercheremo soluzioni efficaci alternative. Vogliamo una strada sicura».
Il consigliere regionale del Pd Lodovico Albasi, ex sindaco di Travo dove è tuttora assessore, dice che Anas marcia dritta verso l’obiettivo. «Il primo intervento, sarà quello di verificare la presenza di eventuali residui bellici nel territorio. Intanto, spero che il Tar bocci i ricorsi e si arrivi al progetto esecutivo entro il 2026, e dovrà necessariamente raccordarsi con i territori, Anas ce lo ha promesso. Di sicuro, ad esempio, va ripensato l’incrocio di Dolgo, trovando una soluzione di buon senso». Continua dicendo: «bisogna approfondire anche i possibili disagi che saranno generati dal cantiere. Non possiamo farci cogliere impreparati». Le rotonde restano: saranno alla Bellaria, a Coni, all’incrocio di Travo, dopo Quadrelli («Questa chiediamo venga tolta», dice Albasi), a Dolgo, che è il punto oggi più pericoloso. E infine ci sarà il viadotto da 180 metri. «Il territorio chiedeva quest’opera da 40 anni», conclude. «A noi serve una strada sicura e oggi non la è».

(Articolo tratto dal N° 5 del 12/02/2026 del settimanale “La Trebbia”)

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