L’Antola riscopre le orme del Nobel: pronti i fondi per la Strada di Einstein

Anno di grazia 1895, un sedicenne di Monaco lascia la sua città dove viveva e studiava, Monaco di Baviera, per raggiungere il padre che si era trasferito a Pavia. Inquieto come tutti i teenager di ogni tempo, a un certo punto decide che anche Pavia gli va stretta e se ne va dallo zio materno che sta a Genova, in piazza delle Oche.

Quel sedicenne sarebbe diventato un premio Nobel, si chiamava Albert Einstein e nel suo pellegrinaggio attraverso l’Appennino a piedi decise di percorrere le antiche vie attraverso l’Antola: 48 chilometri attraverso i territori di Fascia, Rondanina, Montebruno e Propata. Un viaggio diventato celebre, indagato negli ultimi anni da scrittori e ricercatori e oggi diventato ufficialmente la “Strada di Albert Einstein”.

Il progetto, che prevede cartellonistica e risistemazione del tracciato, è stato proposto dal vecchio presidente del Parco dell’Antola, Daniela Segale, e approvato oggi dal sui successore Giulio Olivieri. Il finanziamento è regionale e dal punto di vista del marketing e della promozione è certamente un bel colpo; non a caso tra gli ideatori c’è Federico Marenco, direttore del parco che in passato ha già promosso il territorio con spunti storici (famoso il volo in mongolfiera di Sophie Blanchard, sempre di fine Ottocento). «Esistono molte testimonianze storiche risalenti al 1895 del passaggio in periodo giovanile di Albert Einstein per la Val Trebbia – racconta Olivieri – grazie ai fondi Liguria Pfr, che assommano a circa 200 mila euro, creiamo la Strada di Einstein migliorando gli accessi, la fruizione e la percorribilità; con attività di divulgazione e promozione».

Per quanto riguarda la ricerca storica, senza abbandonare l’amato Kant, impacchettati compasso e violino, Albert Einstein lasciò Monaco per raggiungere la sua famiglia a Pavia. Era la primavera del 1895. Tanto era cresciuta la nostalgia dei suoi che un medico gli aveva diagnosticato un grave esaurimento nervoso, mettendolo anche per iscritto.

Il padre Herman, dopo un paio di fallimenti, si era trasferito in Italia l’anno prima in cerca di fortuna. E non avendola trovata a Milano, si era sistemato nella bella casa che fu di Ugo Foscolo, a Pavia, mettendo sulla porta la targa “Einstein, Garrone e Co”. Herman non prese molto bene la fuga da Monaco, ma Albert che aveva appena sedici anni promise di studiare per sei mesi da solo e a ottobre di presentarsi all’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo. A ottobre invece fu bocciato. Ma cosa aveva combinato in quei mesi il futuro Nobel, l’uomo del secolo, come titolava la copertina del Time all’alba del nuovo millennio?

Il lungo cammino

Aveva curato l’esaurimento nervoso e fatto il turista. Aveva camminato. A piedi, da Pavia a Genova dove aveva raggiunto la casa dello zio materno Jacob Koch a Genova. Sappiamo per certo che Albert amava le lunghe camminate a piedi tra colline e fiumi, tanto che decise di farne una memorabile attraverso l’Appennino fino al mare.

Le indicazioni topografiche per valicare la catena montuosa gli furono fornite dal padre di un’amica della sorella Maja, quella Ernestina Marangoni.

Bobbio e la val Trebbia

L’itinerario si sarebbe snodato anche per Bobbio e la Val Trebbia, seguendo strade provinciali o nazionali, verso Ottone e da qui verso Genova, raggiunta dopo qualche giorno di marcia. Nel corso del passaggio in Antola Einstein avrebbe pernottato in qualche paesino, rimasto ignoto.

Molti anni dopo, in una lettera a Ernestina Marangoni, il grande fisico ricordava in un italiano piuttosto incerto che «I mesi felici del mio soggiorno in Italia sono le più belle ricordanze».

Edoardo Meoli

https://www.ilsecoloxix.it/(25/09/2022)

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