In Valtrebbia i “contadini resistenti” si alleano con Internet

Resistenti? Di più: appassionati nonostante le fatiche di andare controcorrente. I “Contadini resistenti”, paladini della biodiversità (e delle tradizioni) non hanno vita facile neppure nei mercatini a km 0 che sembrano fatti su misura per loro: «Noi mettiamo in vendita unicamente i prodotti di stagione. Ma quando poi qualche metro più in là c’è chi espone pure banane, arance e quant’altro, finisce che la maggioranza della gente va lì. E tu te ne torni a casa con il tuo invenduto convinto che così non puoi andare avanti. O cambi mestiere o ti arrendi alle logiche di mercato». E’ una battaglia contro l’isolamento (oltre che una lotta impari con la grande distribuzione e le aziende agricole tradizionali) che portano avanti questi coltivatori, finora una decina, che stanno investendo energie, tempo, soldi e vita nella biodiversità della pianura e della montagna piacentina: si sono associati attorno a quel movimento che trova tra i sostenitori l’intellighentia del mondo universitario, dalla Fondazione Bertuzzi-Losi al Politecnico di Milano.

«Da solo non reggi, occorre fare gruppo per avere più forza ed essere ascoltati» rimarca Giuliana Cassizzi, la biologa ed educatrice ambientale che in questi anni penna e taccuino alla mano ha censito nel Piacentino una cinquantina di queste aziende della neoruralità. Ne è uscito un meeting lo scorso anno – “Agricoltura Altra” – sotto l’egida dell’Osservatorio territorialista milanese Ostemi. «Il dialogo iniziato lì è proseguito sui social», spiega Giuliana costantemente sul pezzo come blogger. «Abbiamo portato i prodotti piacentini in fiera a Milano a “Fa la cosa giusta”, grande occasione promozionale che ci ha dato fiducia per continuare su questa strada del confronto e presentarci al pubblico con un calendario di eventi». Il primo qualche domenica fa all’agriturismo Costa del Grillo, media Valtrebbia, ha conquistato un buon pubblico ancora di nicchia con prodotti tipici, laboratori per bambini, musica, passeggiate didattiche nel verde e cultura.

«La nostra DIVERSITA’ è la NOSTRA FORZA»
Contadini Resistenti per passione: «Li unisce serietà, spessore umano, voglia di condividere». Giuliana Cassizzi cita alcune loro storie, dall’elettricista che ha lasciato tutto per coltivare meleti all’avvocato che alla toga ha preferito la produzione di formaggi di capra, dalla giovane psichiatra che alla coltura delle viti unisce progetti di riabilitazione e di promozione turistica. «Hanno visioni differenti sulle modalità di coltivare, sull’efficienza e opportunità di produrre biologico, tutti credono in quello che fanno e nel dovere morale di dare una svolta ad U alla propria vita e alle tecniche convenzionali agricole». Alessandro, ad esempio, 34 anni, al raduno di Costa del Grillo con i prodotti della sua orticoltura sinergica (un ettaro e mezzo di appezzamento sulle rive de Po, ereditato dai nonni contadini), vede nei colleghi resistenti un’opportunità in più nella lotta impari contro la grande distribuzione – «Chiaro che i nostri prodotti rischiano di restare di nicchia, pur con i prezzi un po’ più abbassati» – della sua vecchia professione di operatore sociale s’è portato dietro le finalità facendo dell’orticoltura occasione d’inserimento lavorativo per rifugiati e disabili. «E’ il primo anno che lo faccio come unico lavoro». Pentito della scelta? Assolutamente no: «E’ quello che volevo: fare qualcosa di bello e di giusto».

CONOSCERSI E COOPERARE, TROVARE VIE DIVERSE
I resistenti stanno cominciando a cooperare, intravvedendo convenienti opportunità anche nello scambio di mezzi e prodotti necessari ai processi di lavorazione. «E per la vendita si tratta di trovare vie diverse di mercato, luoghi di scambio periodico tra noi produttori e un distributore a domicilio», avvalendosi del web, ad esempio l’ospitalità di Ciboprossimo.net, 88mila solo i facebook fans. Asso nella manica: l’unicità dei prodotti.

http://sociale.corriere.it (01/07/2017)

 

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