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Cinema Le Grazie di Bobbio: Ammazzare stanca

4 Dicembre @ 21:00 - 8 Dicembre @ 21:00

AMMAZZARE STANCA
Prima Nazionale
Da giovedì 4 a domenica 7: ore 21,00
Lunedì 8, domenica 14: ore 18,30

#ammazzarestanca

Ammazzare Stanca, il film diretto da Daniele Vicari, si svolge negli anni Settanta, periodo in cui la ndrangheta calabrese si sta espandendo rapidamente anche nel Nord Italia.
Antonio Zagari (Gabriel Montesi), poco più che ventenne, figlio del temuto boss Giacomo Zagari (Vinicio Marchioni), trapiantato in Lombardia dai primi anni Cinquanta, si ritrova immerso in un mondo di violenza e crimine.
Cresciuto tra la ferocia del padre e la fragilità muta della madre, Antonio impara presto che uccidere, rapinare o rapire è parte di una regola non scritta. Nonostante fosse destinato a seguire le orme del genitore, si trova a fare i conti con la propria coscienza, soprattutto dopo l’ennesimo delitto che gli pesa come una condanna.
Finisce in carcere a metà degli anni Settanta, e proprio lì, tra le mura spoglie della cella, scopre un desiderio mai provato prima: scrivere. Nei suoi quaderni annota frammenti di vita, il ricordo del fratello Enzo, l’amore per Angela (Selene Caramazza), e la nostalgia per quell’infanzia trascorsa nel Varesotto, un’isola felice solo in apparenza. Scrive di sé, della sua famiglia e del sangue versato con una lucidità che ferisce.
Tanta violenza lo porta alla dolorosa consapevolezza che quella vita di potere non è quella che desidera. Uccidere diventa per lui un peso insostenibile, una ribellione del corpo prima ancora che della mente. Mentre i suoi coetanei lottano per il cambiamento nelle fabbriche, nelle università e nelle piazze, Antonio porta avanti una lotta personale e trova la forza di opporsi al destino che gli era stato imposto. Con coraggio, decide di sfidare la sua famiglia, rifiutando il cammino tracciato dal padre e scegliendo una strada lontana dalla malavita organizzata, anche se sa che quella scelta lo metterà in pericolo per sempre.

Genere: drammatico
Regia: Daniele Vicari
Attori: Vinicio Marchioni, Gabriel Montesi, Thomas Trabacchi, Selene Caramazza, Rocco Papaleo, Andrea Fuorto, Pier Giorgio Bellocchio, Francesco La Mantia, Vincenzo Zampa, Aglaia Mora, Cristiana Vaccaro, Enrico Salimbeni, Saverio Malara
Durata:129 min
Critica: Il film, scritto Daniele Vicari e Andrea Cedrola, è liberamente ispirato all’autobiografia di Antonio Zagari “Ammazzare stanca”, edita da Compagnia Editoriale Aliberti.

Antonio Zagari, figlio di un boss calabrese trapiantato in Lombardia, capisce di non essere adatto alla malavita: uccidere per lui è fisicamente insostenibile. A poco più di vent’anni, dopo aver ammazzato, rapinato, rapito, finisce in galera. Dove decide di fermare tutto: scrivendo. A metà degli anni ’70, mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, Antonio lotta contro il padre, e lo farà con una vendetta peggiore della morte.
Vicari è attento a costruire un racconto sulla prima espansione della ‘ndrangheta nel profondo Nord, tra i primi movimenti operai e studenteschi, con uno stile mai indulgente sostenuto da una profonda tensione morale.
Ammazzare stanca, liberamente ispirato all’omonimo libro di Antonio Zagari, inizia filologicamente con le sue parole vergate su un quadernetto in carcere. È un flusso di coscienza, tortuoso e tormentato, che ricostruisce gli anni d’oro, chiamiamoli così, dell’emigrazione al Nord delle organizzazioni criminali del Sud. Qui siamo in una famiglia calabrese che vive a Buguggiate nella provincia di Varese ma che ha fortissimi legami con i boss di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro.
Gabriel Montesi presta al suo protagonista tutta la sua capacità attoriale per interpretare uno spietato esecutore degli ordini criminali paterni. Il suo personaggio però è continuamente percorso da un’insofferenza per quello che, in qualche modo, è costretto a perpetuare (interessante notare gli accenni alla predestinazione e quasi alla mancanza di libero arbitrio per chi nasce in questi contesti anche perché la ‘ndrangheta è la più familiare tra le quattro grandi organizzazioni mafiose italiane) fino a che, anche gli assassinii, diventano un peso insostenibile, proprio fisicamente con la repulsione del sangue. Sangue che plasticamente viene evocato anche a pranzo o a cena quando tutta la famiglia si ritrova a mangiare la pasta al sugo di pomodoro rosso ‘vivo’ e la carne poco cotta con il suo sughetto al sangue. In questo senso Daniele Vicari è molto attento a mettere in scena il lato più politico e antropologico della vicenda (c’è anche il viaggio iniziatico di affiliazione in Calabria) con un’attenzione spasmodica ai dettagli delle relazioni padre-figlio e ‘padrini’-figli.
Ma anche al ruolo delle donne in una società criminale più che patriarcale. Il personaggio di sua moglie Angela Rallo, a cui presta tutta la complessità necessaria Selene Caramazza, è in questo senso emblematica. In un’ambiguità solo apparente perché per amore, e solo per amore, lei gli rimane legata nonostante tutto, all’inizio magari facendo pure finta di non sapere. Anche perché, uno dei passaggi molto interessanti della storia di questa ‘ndrangheta in trasferta, è proprio quello del lavoro ‘normale’, un altro degli aspetti che deve aver sicuramente affascinato il regista. Le pratiche della famiglia Zagari infatti implicano che, azioni criminali a parte, i suoi membri lavorino normalmente e anche umilmente per dare meno nell’occhio possibile. Siamo negli stessi anni ad esempio del film Netflix di Renato De Maria, Lo spietato con Riccardo Scamarcio, dove un astro nascente della mala lombarda è anche il riflesso della Milano da bere tra macchinoni e lusso. Gli Zagari invece comprano al figlio una Fiat 128 e il ragazzo si vede superare dalle Porsche di chi, in fin dei conti, ha pure meno soldi di loro.
Parallelamente alle dinamiche familiari, Vicari allarga lo sguardo a quelle dell’epoca, inserendo gli echi della ribellione dei coetanei del protagonista nelle fabbriche, nelle università e nelle piazze. Un momento storico in cui il magistero dei padri è stato più contestato e che, probabilmente, favorisce il processo di messa sotto accusa del genitore da parte di Antonio Zagari che si spingerà fino alle estreme conseguenze.
Il regista sceglie di sostenere il suo racconto attraverso uno stile di racconto ‘classico’, mai adrenalinico o iperbolico, questo per non dare la sponda a possibili romanticizzazioni dei suoi protagonisti con la fascinazione delle loro azioni. Certo è una scelta che, nell’estetica cinematografica contemporanea, spiazza e forse allontana per la sua coerente inattualità ma dà conto perfettamente della posizione morale del suo regista.

Cinema Le Grazie
Contrada dell’Ospedale, 2
29022 Bobbio
Tel. : 346 878 2077

 

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