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SUMMARY:Cinema Le Grazie di Bobbio: Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
DESCRIPTION:PALESTINA 36 – QUANDO TUTTO EBBE INIZIO\nSabato 24 ore 18\,30 \n#palestina36 \nPalestina 36 – Quando tutto ebbe inizio\, il film diretto da Annemarie Jacir\, è ambientato in Palestina nel 1936\, sotto il dominio coloniale britannico. In un’epoca segnata da profondi cambiamenti\, seguiamo la storia di Yusuf (Karim Daoud Anaya)\, un giovane che si muove tra la calma apparente del suo villaggio rurale e la tensione caotica della Gerusalemme mandataria. Yusuf sogna un futuro diverso\, ma si trova presto coinvolto in un mondo in rapida trasformazione. Con lo sfondo della rivolta araba del 1936\, la più lunga e significativa insurrezione palestinese contro il dominio britannico\, il film intreccia storie personali con eventi politici. L’arrivo di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo europeo\, il tramonto dell’Impero Ottomano e la crescente tensione tra sogni di autodeterminazione e imposizione coloniale. \nOltre a Yusuf\, c’è anche Afra (Wardi Eilabouni)\, giovane donna che affronta il cambiamento con la guida amorevole della nonna Hanan (Hiam Abbass). Poi incontriamo Khalid (Saleh Bakri)\, un lavoratore portuale disilluso trascinato suo malgrado nel cuore della ribellione e infine l’algido funzionario britannico (Jeremy Irons)\, simbolo di un impero in declino che fatica a contenere il fermento popolare. \nNon è solo il racconto di un’epoca\, ma anche una riflessione sul presente\, un’opera visivamente potente che illumina un nodo fondamentale della storia contemporanea con uno sguardo umano e profondamente empatico. \nGenere: Drammatico\, Storico \nRegia: Anne-Marie Jacir \nAttori: Jeremy Irons\, Liam Cunningham\, Billy Howle\, Robert Aramayo\, Hiam Abbass\, Christopher Villiers\, Sam Hoare\, Yumna Marwan\, Yasmine Al Massri\, Saleh Bakri\, Dhaffer L’Abidine\, Sofia Asir\, Adam Lawrence \nDurata: 118 min \nCritica: Palestina 36. Quando tutto ebbe inizio non è solo una rievocazione storica ma una lezione sul senso di appartenenza e l’obbligo della memoria. Bisogna partire dal presente per guardare il film di Annemarie Jacir. Racconta l’inizio della prima grande rivolta palestinese di massa contro l’occupazione britannica e il movimento sionista\, avvenuto nel 1936 e che ha portato alla condizione attuale\, al presente. \nYusuf è un giovane palestinese diviso tra il suo villaggio e il lavoro a Gerusalemme: emblema della frattura tra il mondo rurale dedito alla tradizione e alla comunità e quello raffinato sotto l’autorità del governo britannico. La sua figura lega tutti i personaggi della storia: le persone del suo villaggio\, schiacciati\, piedi in testa\, dal colonialismo britannico\, intensificato dall’arrivo dei rifugiati ebrei\, e chi perpetra questo sopruso con ferocia e arroganza\, tra cui c’è Jeremy Irons nel ruolo dell’Alto Commissario Arthur Wauchope. \nMolti sono i fili del racconto ed è avvincente perdersi tra i personaggi. Il valore è duplice: oltre ad accrescere una trama speziata e stimolante\, i personaggi offrono la possibilità di ampliare lo sguardo storico. Così\, tra chi imbraccia fucili\, chi indice scioperi e chi si prende cura dei rivoluzionari si percepisce che non c’è alternativa alla resistenza. Emerge anche la figura di Khouloud\, coraggiosa giornalista\, parte della resistenza palestinese non armata e moglie di un ricco palestinese che non disdegna di mantenere contatti con i colonizzatori. Khouloud oppone la penna alle violenze britanniche e risveglia un senso di appartenenza forse perduto. Di fronte agli orrori compiuti dall’esercito\, l’indifferenza diventa un lusso inaccettabile e la sua lotta un monitor universale. \nL’ultima scena è un atto di appartenenza e un invito al tempo stesso. Mentre sfila un corteo di protesta\, Khouloud risponde al marito\, che propone di tornare a casa per pranzo\, lasciandogli la fede tra le mani e raggiungendo il corteo. L’invito a sentire ed appartenere ad un ideale al punto da mettere in discussione tutto il resto è commuovente e forse irripetibile. E in questo punto il film apre nuovamente al presente. È possibile oggi avere un senso di appartenenza simile verso qualcosa? \nPalestina 36. Quando tutto ebbe inizio è efficace nelll’alternare le immagini di repertorio e le riprese di Jacir\, che ha molto insistito per tornare in Palestina\, ritenendo importante l’autenticità dei luoghi. Questo perché anche la realizzazione del film si è confrontata con il presente. Dopo gli avvenimenti del 7 ottobre 2023\, la produzione è prima stata sospesa e poi trasferita in Giordania. Nonostante le difficoltà e le pressioni per filmare altrove (come Cipro o Malta)\, Jacir è voluta tornare in Palestina dove per quattro volte ancora le riprese sono state interrotte\, ma dove infine ha ritrovando i colori e il calore di un paese sano ed autentico. Questa condizione ha portato la regista ad interrogarsi circa l’importanza di questo film di cui\, afferma\, se ne sia accorta una volta finito\, quando ha realizzato che per capire il presente bisogna conoscere il passato. Palestina 36 racconta il passato\, il finale è qui ed ora. \nDiretto da Annemarie Jacir\, una delle voci più importanti del cinema palestinese contemporaneo\, il film racconta la Grande Rivolta del 1936 contro il Mandato britannico\, un momento decisivo nella storia della regione e alle origini della resistenza palestinese moderna. \nPALESTINA 36 – Quando tutto ebbe inizio è un film fondamentale perché ci ricorda che il presente non nasce dal nulla\, ma affonda le sue radici nella storia. Solo attraverso la conoscenza e la memoria possiamo provare a comprendere la complessità del mondo che ci circonda. \nGrazie a chi sceglierà di accompagnarci in questo percorso. \nPerché alcuni film non si limitano a essere visti: hanno bisogno di essere condivisi\, discussi e vissuti insieme. \nVogliamo ringraziare di cuore tutte le persone e le realtà che hanno scelto di sostenere questo percorso e di dare voce al film: Fabrizio Gifuni\, Francesca Albanese\, Luisa Morgantini\, Riccardo Noury\, Amnesty International Italia\, Nazra Palestine Short Film Festival\, Assopace Palestina\, Cultura è Libertà e tutti coloro che\, con le loro parole e il loro impegno\, hanno contribuito a far arrivare questa storia a un numero sempre maggiore di persone. \nCinema Le Grazie\nContrada dell’Ospedale\, 2\n29022 Bobbio\nTel. : 346 878 2077
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SUMMARY:Cinema Le Grazie di Bobbio: The Bibi files
DESCRIPTION:THE BIBI FILES\nDomenica 25 ore 18\,30 \n#thebibifiles \nIl film vietato in Israele che Netanyahu ha cercato di fermare arriva in Italia alla vigilia delle elezioni. \nA poche settimane dalle elezioni che potrebbero decidere il futuro politico di Netanyahu\, arriva nei cinema italiani THE BIBI FILES\, l’esplosivo documentario diretto da Alexis Bloom e prodotto dal premio Oscar Alex Gibney. Al centro del film ci sono immagini straordinarie e mai viste prima: le registrazioni degli interrogatori della polizia israeliana a Benjamin Netanyahu\, alla moglie Sara\, al figlio Yair\, ai suoi collaboratori e ad alcuni dei più potenti uomini d’affari del Paese\, realizzate nell’ambito delle indagini per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro israeliano. \nCentinaia di ore di materiale riservato\, trapelato fuori da Israele\, permettono per la prima volta di osservare Netanyahu lontano dai comizi\, dalle conferenze stampa e dalla comunicazione ufficiale: non il leader davanti alle telecamere\, ma l’uomo interrogato dalla polizia\, chiamato a rispondere delle accuse che da anni accompagnano la sua carriera politica. Sigari\, champagne\, regali di lusso\, favori\, rapporti con miliardari e pressioni sul sistema dell’informazione. Ma THE BIBI FILES va molto oltre l’inchiesta giudiziaria. \nAttraverso testimonianze\, materiali d’archivio e gli interrogatori segreti\, il film ricostruisce il sistema di potere costruito intorno alla famiglia Netanyahu e pone una domanda molto più inquietante: fino a che punto la necessità di sopravvivere politicamente e giudiziariamente può condizionare le decisioni di un leader? \nIl documentario segue così il filo che unisce le accuse di corruzione\, il progressivo avvicinamento di Netanyahu all’estrema destra israeliana\, lo scontro sul sistema giudiziario e la trasformazione politica di Israele\, fino alla tragedia del 7 ottobre e alla guerra a Gaza. \nNon è soltanto il ritratto di Benjamin Netanyahu. È un’indagine sul rapporto tra potere\, giustizia e sopravvivenza politica\, e su ciò che può accadere a una democrazia quando il destino personale di un leader finisce per intrecciarsi con quello di un intero Paese. \nGenere: Documentario \nRegia: Alexis Bloom \nDurata: 83 min \nCritica: Il potere logora anche chi ce l’ha. Benjamin Netanyahu primo ministro di Israele dal 1996 a 46 anni\, ha attraversato un trentennio mantenendo il comando ma subendo una serie di indagini e accusa che ne hanno minato la credibilità e modificato la sua politica che si è spostata in tempi recenti verso l’ala ultradestra del parlamento. \nIl documentario della regista sudafricana Alexis Bloom ( Catching Fire: The Story of Anita Pallenberg \, Divide et Impera: La vera storia di Roger Alies\, Bright Lights: Starring Carrie Fisher and Debbie Reynolds ) mostra gli interrogatori di Netanyahu (dagli amici soprannominato “Bibi”) negli uffici della polizia israeliana tra il 2016 e il 2018. Non si sa come questo materiale sia pervenuto al produttore Alex Gibney\, ma quello che si vede e si sente è perturbante. Vengono mostrate le prove di regali (sigari di marca/champagne/gioielli di lusso)\, vengono sospettati favoritismi al produttore cinematografico americano Arnon Milchan ( Revenant \, LA Confidential )\, viene formulata l’accusa di tentativo di orientare l’opinione pubblica con l’aiuto dell’editore Arnon Mozes (presidente del quotidiano Yedioth Ahronoth) e l’appoggio di Shaul Elovitch proprietario di Bezeq ed Eurocomgroup la principale compagnia di telecomunicazioni in Israele (il sito Walla ! è sotto il suo controllo). \nA questo incandescente materiale di repertorio si inframezzano le interviste del giornalista Raviv Drucker ai più fidati collaboratori di Bibi tra i quali spicca l’ex ministro delle finanze Yair Lapid che denuncia il conflitto di interessi. Nel frattempo\, montano le proteste di gran parte dell’opinione pubblica che scende in piazza a manifestare: l’immagine più significativa è quella ripresa dall’alto di un’enorme bandiera israeliana con scritto SOS\, in un assembramento di decine di migliaia di persone. Formalizzate le accuse nel 2019\, il processo ha inizio nel marzo 2020 ma tra l’epidemia del Covid e lo scoppio del conflitto israelo-palestinese che si è inasprito dal 7 ottobre 2023 per l’attacco terroristico di Hamas\, non è tuttora arrivato a un primo grado di giudizio. Mentre Benjamin Netanyahu si dichiara innocente e risponde alle domande degli investigatori con grande sicurezza e amnesie improvvise\, la moglie Sara e il figlio oltranzista Yair reagiscono verbalmente in maniera accesa\, accusando la polizia di volere complottare per fare crollare la leadership del primo ministro. Il documentario prende una piega preoccupante quando osserviamo la comparsa nei quadri dirigenziali apicali di personaggi ultranazionalisti come Bezalel Smotrich (Ministro delle Finanze) e Itamar Ben-Gvir (Ministro per la Sicurezza Nazionale) che non hanno alcuna remora in Parlamento a negare l’esistenza dello stato palestinese. Alcune battute del premier (“fatti più vicini i nemici” citazione da Il Padrino. Parte II ) e alcune operazioni finanziarie canalizzate attraverso il Qatar\, suggeriscono l’ipotesi che la forza distruttiva di Hamas possa essere stata alimentata proprio dalla parte israeliana. \nVietato in Israele dove circola attraverso lo streaming illegale\, The Bibi Files è un documentario sconvolgente che suggerisce che l’inasprimento del conflitto tra Israele e Palestina sembra sia scaturito dal tentativo del premier Benjamin Netanyahu di spostare l’attenzione dalle inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto\, inasprendo i livelli di violenza e provocando\, con indiscriminati bombardamenti a tappeto\, un enorme lascito di morte e distruzione (oltre 72000 palestinesi deceduti nella Striscia di Gaza). La sensazione\, guardando queste immagini terribili e sentendo le testimonianze di chi ha subito la violenza nei territori occupati\, è che si sia varcato un punto di non ritorno. “Il tempo passa velocemente quando ci si diverte” (è la frase raggelante con cui si chiude il Found Footage degli interrogatori della polizia) ma per tanti bambini e civili innocenti il tempo si è fermato e non si può che piangere il loro cielo scomparso. Come dice Wajdi Mouawad nel suo celebre romanzo Anima: “Il cielo non ha mai visto niente di più bestiale dell’uomo”. \nCinema Le Grazie\nContrada dell’Ospedale\, 2\n29022 Bobbio\nTel. : 346 878 2077
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