Storie di tutti i giorni eppure storie
da raccontare, storie dalle tinte fiabesche ma reali, storie
ascoltate sgranando gli occhi e poi fatalmente credute.
Vere perché gli occhi non mentono mai, sofferte perché il
tono spesso scende di livello, attuali perché i fatti
d’ogni giorno ne raccontano nuove puntate, trasparenti
come lo sono le vetrine del corso centrale, difficili perché più affondi
il tasto dei ricordi più percepisci la vissuta e persistente
sofferenza.
La Valle, minuscolo granello di un mare fatto a stivale,
racconta anch’essa il vento dell’Est, ne raccoglie
il frutto migliore con le braccia aperte, si coinvolge e
si lascia coinvolgere quando percepisce che il nuovo arrivato,
sia esso al maschile o al femminile, vuole penetrare in questo
tessuto fatto ancora di sana onestà e trasparenza
e di quei sani valori ben radicati nel cuore e nel cervello.
Anche nelle nostre terre, lungo il fiume ed in quelle più in
alto alle pendici dei monti, è diventato facile incontrare
lingue diverse dalle matrici facilmente identificabili, visi
scolpiti con pelle bianca degna del miglior bucato, modi
garbati ma ben sigillati, profumi di terre lontane fino ad
ieri conosciute solo nei libri di scuola o nei racconti bellici
dei nostri avi.
Eppure è realtà, il muro ha spezzato molti
confini e molti tabù, molti sogni ora possono diventare
realtà per chi ha sognato il nostro Paese come la
nuova frontiera; la scelta, casuale o voluta della nostra
Valle quale insediamento, o trampolino di una nuova scommessa, è la
testimonianza che i valori, quelli veri, non hanno confini
e chi lascia il vecchio ed affronta il nuovo, si ritrova
più solido e stabile, se il suo piede affonda
in un terreno ricco e fertile di valori e credibilità.
Quando i media c’informano e pare vogliano dare un
risalto negativo a tutto quello che non è nostrano,
forse navigano a vista senza conoscere ed approfondire la
tematica; l’uomo saggio giudica senza guardare il passaporto,
capisce che il fiume in piena non ha e non può avere
ritorni, l’uomo che vive bene il suo tempo percepisce
senza alcun dubbio, che è suo dovere, comprendere,
ascoltare e confrontarsi, insegnare ed imparare, accettare
che diverso, solo perchè straniero, non vuol dire
sbagliato o meritevole di un suppletivo esame giornaliero
che attesti purezza e limpidezza dell’essere
umano nuovo arrivato.
Proviamo solo per un attimo a pensare di lasciare la nostra
terra, le nostra origini e tradizioni, gli affetti e le nostre
abitudini per catapultarci d’improvviso in un nuovo
mondo col solo intento di dare un senso migliore alla nostra
esistenza: solo scriverlo sgomenta e mette i brividi, immaginiamo
cosa significhi davvero fare questa scelta.
Sotto il segno del rispetto e delle regole dobbiamo vivere
meglio noi, per rendere più facile l’apprendimento
della nostra cultura, in fondo è come nell’educazione
di un bimbo: grida ed urla non servono a niente se poi le
parole vengono platealmente smentite dai nostri comportamenti
in antitesi alle dottrine professate verbalmente.
Sotto il segno del rispetto e della solidarietà, deve
essere il nostro approccio verso un essere umano che ha avuto
forza e coraggio di affrontare un mondo nuovo che presenta
difficoltà, tabù, rischi, etichette e facili
giudizi e pregiudizi, troppo spesso, frutto primogenito del
facile ma gratuito, generalizzare.
Un encomio meritano i nostri commercianti, artigiani, imprenditori
ed in particolare ristoratori, che, offrono una prima e nuova
opportunità di lavoro e quindi anche di più facile
e rapido inserimento a chi cerca un nuova via e una nuova
vita: state certi che la fiducia accordata sarà compensata
con gli interessi, siate fieri del vostro dare, siate esploratori
di nuove geografie e di più ampie globalizzazioni,
siate sempre più marinai in un oceano che chiede
ed esige nuovi confini.
Facile e quasi quotidiano, verificare i numeri e la qualità dei
recenti e corretti inserimenti lavorativi di matrice dell’Europa
Orientale, il tam –tam della Valle, nonché le
pagine del nostro giornale ne sono fedeli testimoni; così è facile
entrare nel consueto bar ed anziché il consueto saluto
tutto italiano, sentirsi istintivamente salutare con un
privet,
o con un
bunà immediatamente corretto da un
pardon, ciao! Per un minuto, Irina e Dana hanno dimenticato
che il
Muro non c’è più. Prova
a chiedere le ragioni della loro scelta e la risposta è scolpita,
sicura e non concede repliche:
futuro.
Per il nostro ed il loro, per un futuro unico e migliore,
per un domani globalmente più verde, vale sempre la
pena di vivere meglio i nostri giorni: forse è anche
l’occasione data al Valtrebbino d’imparare nuove
lingue!
Sicuramente il sacrificio, gli sforzi e le fatiche odierne
di Angelica vedranno domani, nella nuova vita della piccola
Emilia, il nuovo che avanza, il nuovo, fatto del giusto mixer
d’Est ed Ovest. Come in una ripresa cinematografica,
viene avallato il buon risultato della scena appena provata
e subito riuscita, anche su questo tema, è il caso
di dire: Buona la prima!
Cordialità.
Giampiero Zanardi
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