L'Alta Val Trebbia ligure
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Il vento dell'est (di Giampiero Zanardi)

Storie di tutti i giorni eppure storie da raccontare, storie dalle tinte fiabesche ma reali, storie ascoltate sgranando gli occhi  e poi fatalmente credute.
Vere perché gli occhi non mentono mai, sofferte perché il tono spesso scende di livello, attuali perché i fatti d’ogni giorno ne raccontano nuove puntate, trasparenti come lo sono le vetrine del corso centrale, difficili perché più affondi il tasto dei ricordi più percepisci la vissuta e persistente sofferenza.
La Valle, minuscolo granello di un mare fatto a stivale, racconta anch’essa il vento dell’Est, ne raccoglie il frutto migliore con le braccia aperte, si coinvolge e si lascia coinvolgere quando percepisce che il nuovo arrivato, sia esso al maschile o al femminile, vuole penetrare in questo tessuto fatto ancora di sana onestà e trasparenza e di quei sani valori ben radicati nel cuore e nel cervello.
Anche nelle nostre terre, lungo il fiume ed in quelle più in alto alle pendici dei monti, è diventato facile incontrare lingue diverse dalle matrici facilmente identificabili, visi scolpiti con pelle bianca degna del miglior bucato, modi garbati ma ben sigillati, profumi di terre lontane fino ad ieri conosciute solo nei libri di scuola o nei racconti bellici dei nostri avi.
Eppure è realtà, il muro ha spezzato molti confini e molti tabù, molti sogni ora possono diventare realtà per chi ha sognato il nostro Paese come la nuova frontiera; la scelta, casuale o voluta della nostra Valle quale insediamento, o trampolino di una nuova scommessa, è la testimonianza che i valori, quelli veri, non hanno confini e chi lascia il vecchio ed affronta il nuovo, si ritrova più solido e  stabile, se il suo piede affonda in un terreno ricco e fertile di valori e credibilità.
Quando i media c’informano e pare vogliano dare un risalto negativo a tutto quello che non è nostrano, forse navigano a vista senza conoscere ed approfondire la tematica; l’uomo saggio giudica senza guardare il passaporto, capisce che il fiume in piena non ha e non può avere ritorni, l’uomo che vive bene il suo tempo percepisce senza alcun dubbio, che è suo dovere, comprendere, ascoltare e confrontarsi, insegnare ed imparare, accettare che diverso, solo perchè straniero, non vuol dire sbagliato o meritevole di un suppletivo esame giornaliero che attesti purezza e  limpidezza dell’essere umano nuovo arrivato.
Proviamo solo per un attimo a pensare di lasciare la nostra terra, le nostra origini e tradizioni, gli affetti e le nostre abitudini per catapultarci d’improvviso in un nuovo mondo col solo intento di dare un senso migliore alla nostra esistenza: solo scriverlo sgomenta e mette i brividi, immaginiamo cosa significhi davvero fare questa scelta.
Sotto il segno del rispetto e delle regole dobbiamo vivere meglio noi, per rendere più facile l’apprendimento della nostra cultura, in fondo è come nell’educazione di un bimbo: grida ed urla non servono a niente se poi le parole vengono platealmente smentite dai nostri comportamenti in antitesi alle dottrine professate verbalmente.
Sotto il segno del rispetto e della solidarietà, deve essere il nostro approccio verso un essere umano che ha avuto forza e coraggio di affrontare un mondo nuovo che presenta difficoltà, tabù, rischi, etichette e facili giudizi e pregiudizi, troppo spesso, frutto primogenito del facile ma gratuito, generalizzare.
Un encomio meritano i nostri commercianti, artigiani, imprenditori ed in particolare ristoratori, che, offrono una prima e nuova opportunità di lavoro e quindi anche di più facile e rapido inserimento a chi cerca un nuova via e una nuova vita: state certi che la fiducia accordata sarà compensata con gli interessi, siate fieri del vostro dare, siate esploratori di nuove geografie e di più ampie globalizzazioni, siate sempre  più marinai in un oceano che chiede ed esige nuovi confini.
Facile e quasi quotidiano, verificare i numeri e la qualità dei recenti e corretti inserimenti lavorativi di matrice dell’Europa Orientale, il tam –tam della Valle, nonché le pagine del nostro giornale ne sono fedeli testimoni; così è facile entrare nel consueto bar ed anziché il consueto saluto tutto italiano, sentirsi istintivamente salutare con un privet, o con un bunà immediatamente corretto da un pardon, ciao! Per un minuto, Irina e Dana hanno dimenticato che il Muro non c’è più. Prova a chiedere le ragioni della loro scelta e la risposta è scolpita, sicura e non concede repliche: futuro.
Per il nostro ed il loro, per un futuro unico e migliore, per un domani globalmente più verde, vale sempre la pena di vivere meglio i nostri giorni: forse è anche l’occasione data al Valtrebbino d’imparare nuove lingue!
Sicuramente il sacrificio, gli sforzi e le fatiche odierne di Angelica vedranno domani, nella nuova vita della piccola Emilia, il nuovo che avanza, il nuovo, fatto del giusto mixer d’Est ed Ovest. Come in una ripresa cinematografica, viene avallato il buon risultato della scena appena provata e subito riuscita, anche su questo tema, è il  caso di dire: Buona la prima!
Cordialità.

Giampiero Zanardi

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