Sono a gruppi , si tengono per mano ,
non si vogliono lasciare.
I muri si confondono in un abbraccio ;
scomposte dal tempo le tegole dei tetti
hanno cambiato colore ;
le finestre chiuse , le porte aperte
testimoni solitarie d'abbandono ,
dimenticate dall'uomo
che ignora tradizioni , sogni e ricordi.
Aleggiano tra i muri sbrecciati
fantasmi di un tempo passato ,
visi cari , fantasmagoriche storie ,
favole meravigliose ;
miriadi di volti
si confondono , si perdono nel nulla.
Il ciliegio di Giulio
Sui tuoi rami sconnessi, quasi senza vita,
maturano ogni anno, alla stessa data,
quasi come una tradizione, un messaggio,
piccolissimi frutti senza colore, sbiaditi,
che nessuno coglie, dimenticati anche
dai passerotti, attratti dalle ciliegie rosseggianti
tra le fronde verdi di alberi
alteri.
Come un uomo alla fine del suo cammino
sei solo, senza cure, senza amici.
Il bosco delle fate (filastrocca)
E' al bosco delle fate che voglio dedicare
la poesia che vado a cominciare.
Del bosco è difficile scordare
quel suo fascino un pò particolare.
Grandi alberi adornano i sentieri
dai percorsi dolci e massi alteri.
Dietro al bell'aspetto naturale
si cela quella sua magia fatale.
Bambini che andate lì a giocare
chiudete gli occhi e provate a immaginare:
gnomi, folletti e nani un pò scanzonati
alberi, massi, fontane dorati.
Fate dai capelli turchini in girotondo
che cantano: "Come è bello il mondo!".
Bambini continuate a immaginare:
andate tutti a festeggiare,
nel mezzo del bosco, in un pianoro,
c'è una tavola tutta d'oro
brindate con folletti e fate
mangiate torte dolci e salate.
Ma ahimè il sogno è ormai finito
sperando di avervi un poco divertito.
Estate a Fontanigorda 1948
Negli orti le lucertole
sotto il sole d'agosto,
la pioggia improvvisa
e violenta sul fieno falciato,
le mucche sui prati erbosi
spaventate dai lampi accecanti,
il pianto dei bimbi sull'aia
per un gioco non finito
gatti miagolanti nelle notti
di luna piena,
cori di grilli in concerto
illumianato da miriadi di lucciole
briciole di tenerezze
nelle notti di luna.
E' l'estate della mia giovinezza,
dei ricordi.
E' una favola ormai finita
un sogno senza orizzonte
un labirinto senza uscita.
Paese mio
Rivedo le casupole
sbrecciate; i muri stinti,
le vigne rampicanti
sull'aia
i visi della gente dei campi.
Ripenso agli anni della mia
gioventù
ai prati verdi,
ai boschi dove il muschio
faceva tappeto,
alle fontane
dove l'acqua dissetava
le gole
arse per i canti gioiosi
dove nei secchi picchiettava
argentina.
Nulla è rimasto.
Erbe e fiori ha distrutto
il cemento.
La gente si è vestita a festa,
non coltiva i campi,
non siede più la sera
sull'aia
e le canzoni più non canta
alla luna.
Nei boschi sterpi e rovi hanno sfrattato
il muschio
solo serpi striscianti dimora ne fanno
per gli assolati giorni d'estate.
Anche l'acqua ha deviato
il suo corso,
zampilla negli acquai dei
condomini
non ha più il sapore di
un tempo
odora di cloro, di progresso, di nuovo,
come nuovi sono i sogni
dei bimbi.