E’ da tempo che ti sto osservando,
piccolino. Dall’inizio della primavera. Da quando sei
arrivato. Eri pieno di caldo e l’aria fredda di questi
monti ti faceva uno strano effetto. Non avevi un attimo di
requie. Andavi su e giù, di qua di là, cercavi
in ogni modo di muoverti per riscaldarti. Passati una decina
di giorni, visto che non ti decidevi a lasciare il sito delle
conifere, cominciai ad avere il sospetto che tu avessi in
mente grandi progetti. E ti vidi presto a fianco di una bella
compagna, snella, vivace, anch’essa irrequieta come
lo eri tu. Stavate sempre insieme. Nei vostri movimenti si
capiva che c’era un’armonia diversa da tutte le
altre cose che si vedevano in giro come se foste baciati da
una dea buona che aveva voluto affidarvi un compito importante.
Che facevate sul serio lo capii un giorno quando in lontananza
mi sembrava che lei non ci fosse ma poi la vidi apparire tutta
trafelata e discretamente tornai sui miei passi verso il paese.
Chissà perché eravate finiti per terra. Di norma
stavate sempre lassù in mezzo alle fronde delle conifere.
Tu, piccolino, non facevi altro che cantare a squarciagola
quella tua soave canzone che annuncia la Primavera inoltrata
e tu, sua sposa, andavi e tornavi dalle fronde con fili d’erba
secca, di paglia, nel becco. Con pezzetti di muschio che,
alle volte, pareva non avessi la forza di sollevare. E lui
il tuo sposo stava lì a guardare e a cantare. Ma quello
che mi faceva impressione era che lui stava su un pino distante
una ventina di metri da quello dove tu costruivi il vostro
nido. Chissà perché? Talvolta gli uomini crescono
e invecchiano senza capire le cose che hanno sotto gli occhi,
che sono poi le più semplici, le più elementari.
E nonostante la mia esperienza e la vita che avevo alle spalle
continuavo a non capire. Fu così che un giorno parlai
con l’uomo del miele. E’ un vecchio, un vecchio
forte e sano, un vecchio apicoltore che di natura sa tutto.
Mi guardò con quel suo sorriso enigmatico che vuol
dire tutto e niente e con la sua calma olimpica cominciò
a parlare come si parla ad un bimbo, non troppo sveglio, nell’intento
di fargli capire una cosa difficile. Disse che tu ti comportavi
così non perché eri un fannullone ma perché
in aria c’erano i corvi e i falchi e le poiane che non
aspettavano altro di vedere dove costruivate il vostro nido
per venirlo poi a visitare quando fossero nati i piccoli e
fare di tutto un boccone. La tua presenza, piccolino, sull’altro
albero di pino, ben distante da dove la tua bella costruiva
il vostro nido, serviva a depistare i rapaci, soprattutto
i corvi, che, mi disse l’uomo del miele avevano l’abitudine
di visitare tutte le conifere cominciando dalla cima e visitando
meticolosamente ogni fronda proprio per scovare i vostri nidi.
Sono tornato di recente nel bosco di conifere. Con la prima
covata ce l’avete fatta. I vostri piccoli ormai volano
bene e si procurano da soli il cibo. Certo che i corvi e i
falchi e le poiane e i predatori di terra come la volpe e
la faina e i gatti randagi e qualche vipera e diverse serpi,
stanno sempre in agguato, insidiano sempre la vostra vita,
nell’intento di accorciarla il più possibile
ma dal movimento che ho visto e dai canti che ho udito, almeno
cinque fringuellini ce l’hanno fatta e tu, che continui
a cantare sulla stessa conifera, nascosto alla mia vista da
spicchi di sole che filtrano tra le fronde e a quella dei
rapaci da un ramo e da una pigna, mi dai la conferma che la
tua femmina sta ancora covando. Vedi, piccolino, io nel bosco
ci vengo spesso, tutto l’anno, ma in Primavera la tua
voce melodica mi intrattiene in dolci meditazioni, mi porta
indietro nel tempo, mi conduce all’epoca in cui ero
anch’io piccolino e sapevo del mondo solo le cose belle
e credevo che tutto fosse giusto, che tutte le persone fossero
buone, che il male non esistesse. E pensavo che alla fine
della vita saremmo volati tutti in cielo, ancora più
felici. Questo, piccolino, lo credo ancora forse con più
fede di allora. Può anche darsi che per un pezzo sarà
uno dei tuoi pronipoti, tra molto tempo, a trasportare la
mia anima verso l’alto, almeno quei venti metri, per
consentirle poi di volare da sola. Chissà cosa c’è
oltre la scienza e i misteri della vita?
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