L'Alta Val Trebbia ligure
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Poesie di Fausto Molinelli


Quadri d'autunno

E’ ancora un tappeto,
d’erba, verdissimo.
Stupito, la vedo,
maestosa si alza, solitaria
 e piena d’amore, la quercia.
Macchie di oro,
di rosso, la vestono ancora.
Stretti al tronco, tanti, ma quanti…
abbracciano vicino,
figli caduti.
Altri, discosti,
diradano lontano coi loro colori,
tenui, forti,
brillano intensi d’amore di madre.
Ed ora un frastuono,
l’asfalto,
un trito pesto nel fango
di foglie nere, morte.
A mucchi in rifiuti,
orme e strisce di ruote
devastanti tracce crudeli,
dell’uomo.
Nei campi, fuma, lo strato di nebbia.
Triste, strazia
nel suo grido quel corvo,
e si allontana.
Ma ora, e dolce, il ricordo,
un sentiero, e quei faggi svettanti,
guardavano il cielo,
terso ed immenso nel sole.
Ai piedi strati di foglie,
dorate, abbracciate dal vento.
Tu, con me, il tuo amore, ed i figli,
nostri,
ci siamo tuffati nei mucchi festosi,
scrocchianti coperte,
ed abbiamo in dono,
ancora, il loro caldo,
canto festoso.
Presto, l’inverno.
Vestite di luce, e cristalli,
le foglie,
ancora dono per noi.
Vita e terra nuova,
e poi sarà primavera.

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Sui monti, una Voce

Ascoltando una voce
ho aperto il cuore,
ed ho visto danzare
abeti e fiori,
ho sentito cantare
le fronde all’eco
di fratelli alati.
Paradiso di sole,
di luce splendente
aperto agli occhi
di fratelli vicini,
ma ancora distanti.
Vorrei
che anche tu potessi
vedere le mie cime
dentro a quel cielo profondo,
con gli stessi occhi di Dio.
Dentro a quel cielo,
lo so vi sono stelle
fatte per noi,
per tanti,
ancora soli e lontani,
senza ragione.
Ho amato quel vento,
che parlava con la voce di Lui,
ho sperato,
che sentissi anche tu.

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Dio dipinge

Oggi Lui
Aveva in mano un pennello di cristallo,
magico, e dopo un giorno di neve
ha provato a dipingere per noi
col ghiaccio, la neve,
e la nebbia, alberi e case,
di soffice amore.
E poi l’alba ha sparso la sua luce..
Commosso ho guardato….
Poveri occhi annebbiati,
inebriati da tanta luce,
restano aperti e stupiti
a tal meraviglia.
Un dono d’amore…
grazie a te Padre,
dell’alba che è sorta,
del silenzioso
abbraccio d’amore.
Grazie anche per chi,
può ancora guardare,
i tuoi quadri di luce.
Oh, come vorrei
Poter dire, mostrare, donare,
quel poco che vedo ancora
e con gli occhi Tuoi.

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Amore

Per quanto possiamo fare,
per rompere, modificare, ignorare,
deridere, distruggere, disprezzare,
per quanto possiamo dar spazio
all’indifferenza, al sospetto al rancore…
noi, uomini piccoli.
C’è una forza più forte, eterna,
immutabile, che si muove per noi.
Un potente dono, che viene dai cieli,
di tutti, per tutti….
e che è sopra a tutto,
per nostra fortuna.
Noi lo chiamiamo a volte amore,
e spesso scorre su sentieri,
aspri di tristezza e dolore.
Perchè non vogliamo capire?
E’ un fiume che nasce lontano,
eppure così vicino.
Ancora pochi sanno vederlo com’è,
così semplice e chiaro,
e ci passa davanti ogni giorno.
Noi siamo le pagine su cui Lui scrive,
ogni istante, con infinita pazienza…
e noi, non siamo pagine bianche,
semplici come bambini,
ma fogli sporchi,
ancora aridi,
tristi uomini contorti.


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Rondine silenziosa

Certo, si,
mi hai sorpreso.
Vederti aggrappata,
solitaria a quel muro antico,
tra aspri e confusi,
fili e detriti dell’uomo.
Snella, minuta,
quel petto bianco,
il capo nero e lucente.
Lunghe, le tue code,
piccola rondine vera.
E di tanto in tanto,
ti stacchi leggera,
a sfiorare curiosa il tuo nido,
lieve,
 per non disturbare
chi cova in silenzio.
Sì, due penne nere,
lucenti, occhieggiano ancora.
Poi torni a sparire tranquilla,
al tuo muro, aspetti la notte, e taci,
rondine silenziosa.
A terra, un frastuono, amaro,
un confuso vociare,
inutile, di gente chiassosa.
Nessuno ti vede.
Lontano si schiarisce il pensiero,
quand’ero bambino.
Al mio monte,
alla mia gronda,
 cantavi serena.
Ora mi torna il ricordo,
 mio padre, il suo silenzioso dolore.
E quello sparo,
stupido gioco crudele,
poi le sue tristi parole:
mai più torneranno,
 a cantare per noi.

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