Rosso, arancio, giallo, verde, marrone,
eccoli sbocciati tutti assieme i colori del mio autunno. Sono
i miei colori, quelli preferiti. Me li mostra l’albero
amico. Me li donano i monti che circondano il mio paese. Me
li porta una foglia di castagno sospinta dal vento di scirocco,
che volteggia nell’aria, s’impenna verso l’alto,
punta al suolo ma trova ancora una bava d’aria, supera
un monticello di letame e, finalmente, si posa strisciando
sul tappeto di mille altre foglie colorate e ancora vola spinta
da un altro improvviso soffio di scirocco. Provo ad acchiapparla
in volo, la mia foglia ma non ci riesco. E’ come se
il vento, birichino, si divertisse a soffiarla verso di me
per poi allontanarla, spingerla in alto, in basso, di lato.
E’ come se la foglia fosse un piccolo aquilone legato
ad un filo invisibile. E il filo fosse manovrato da uno gnomo,
giocherellone che si nasconde dietro una siepe e si burla
di me. E io sto al giuoco. E rincorro la foglia che s’alza,
s’abbassa, volteggia, sta per cadere, sfiora il terreno
e si alza ancora. E passa il tempo nel mio bosco, in mezzo
ai miei profumi, effluvi di muschio, odore di funghi, sapore
di montagna. Ce ne è voluto di tempo per mettere insieme
un bel po’ di castagne. Saranno di sicuro sei o sette
chili e sono belle e grandi. Luccicano per terra e quando
mostrano il sedere ti pare di vedere tanti occhi che, immobili,
ti scrutano. Respira il bosco. E con il corpo chino verso
terra, ripeto lo stesso atavico movimento di sempre. Raccolgo
il pane dei poveri, la leccornia dei ricchi. Raccolgo le castagne.
Castagne grandi, castagne piccole, castagne morsicate da un
roditore, castagne con il vermetto bianco dentro. E’
il tre ottobre 2005 e il cielo è grigio. Lo scirocco
sbuffa le nubi basse dalle cime dei monti. Paiono fumo di
treni d’un tempo ormai lontano. In mezzo a queste montagne
poco ha cambiato il trascorrere dei secoli. Certo, a valle,
corre la rotabile e tutte le frazioni sono ormai collegate
da strade asfaltate ma in questa stagione, quando i villeggianti
tornano al mare e ci riconsegnano i nostri monti, la vita
riprende a trascorrere lenta e serena. Ti capita di vagabondare
per i boschi un pomeriggio intero senza incontrare anima viva.
Puoi sentire respirare le foglie. A volte ti riesce di osservare
uno stormo di colombacci indisturbati che sfiorano le cime
dei castagni per poi posarsi sul più alto di essi e
vederli volare subito dopo perché ti hanno individuato
con la loro vista acuta ed hanno avuto paura di te. Magari
stamattina, al passo sul mare, hanno avuto la sfortuna d’imbattersi
in un soggetto simile a te che li ha presi a fucilate. Hanno
abbandonato la fiducia dell’estate quando avevano il
nido e si mostravano tranquilli ed erano ancora accoppiati
e li potevi avvicinare con una certa facilità. Ora
si sono riuniti in gruppi e volano verso luoghi più
caldi, dove c’è cibo anche in inverno. Hanno
fatto il pieno di ghiande, di fagioli, di fave. Hanno fatto
il pieno di tutto quello che hanno trovato per volare lontano.
Verso sera quando torni al paese, puoi osservare per un attimo
nel bosco una faina, che ti mostra la gola bianca e muove
il testino da destra a sinistra con una velocità incredibile,
sospettosa, a controllare l’intorno. E, se sei particolarmente
fortunato, se fai poco rumore, se accarezzi con le scarpe
il letto di foglie, se eviti di schiacciare, rompere e far
schioppettare i rametti secchi, se sposti con una mano, leggermente,
le fronde degli alberi e ti apri la strada nel bosco dolcemente,
se procedi come un gatto in caccia e ti sforzi di udire tutti
i piccoli rumori del bosco, ti può capitare di vedere
da vicino un gruppo di cinghiali e di sorprenderli e di osservarli
mentre saltano via spaventati dalla tua presenza con il pelo
ritto sulla schiena e corrono come frecce fino a sottrarsi
alla tua emozione. E se hai visto anche una sola di queste
cose. Se hai avvertito la presenza di uno di questi animali,
se ti sei abbandonato alla quiete del bosco, torni a casa
diverso, sereno, in pace con te stesso. E, dopo tanto silenzio,
provi un piacere grandioso a parlare con la prima persona
che incontri. Scopri di essere interessato a quello che ha
da dirti, dimenticando i tuoi problemi, le tue ansie, le tue
preoccupazioni. Ti rendi conto di avere un mondo di piccole,
grandi emozioni da raccontare e la maniera con cui ne parli,
suscita immediato interesse nel tuo interlocutore. Perché
sono le cose vere che interessano. Anche se apparentemente
insignificante, la verità ha il fascino della novità
perché ogni cosa vera è una nuova esperienza
e comunica sensazioni inedite che non annoiano nessuno. Lo
scorrere della vita è la tua verità e quella
di tutti. Basta che non la alteri. Devi solo metterci entusiasmo
a raccontarla.
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