C'era una buona rappresentanza di alpesi
sabato scorso, 20 marzo, al taglio del nastro della costruenda
strada Alpe-Varni. In prima fila il Sindaco Cav. Giorgio Montignani,
in fascia tricolore, che per questa strada si è più
volte tenacemente battuto. Giornata che sarà ricordata
negli annali dei nostri paesi.
Accanto al Sindaco il parroco Don Alberto Mozzi, che ha recitato
la preghiera per tutti coloro che transiteranno su questo
nastro di strada e ha benedetto idealmente tutti gli operai
che parteciperanno all'opera. Ha poi aggiunto parole di compiacimento
e di augurio all'amministrazione comunale e alle autorità
presenti.
Da Genova erano giunti rappresentanti della Provincia e della
Comunità Montana; dai comuni limitrofi alcuni assessori
rappresentavano i Sindaci. Ma Giorgio Valla, sindaco di Ottone,
ha voluto essere presente di persona. In rappresentanza di
Varni c'era il Paolo, già immerso nelle attività
finanziarie della "Borsa", e sulla soglia del completamento
degli studi universitari.
La cerimonia, pur semplice ma significativa, ha avuto il suo
epilogo nella struttura degli "Amici di Alpe": polenta
e cinghiale per tutti. Ai volontari, soprattutto a Flavio,
che ha girato e rigirato per ore il pasticcio di mais, un
grazie particolare.
Una storia che dura da almeno trent'anni. E nessuno pensi
che si possa colpevolizzare qualcuno. La montagna ha i suoi
ritmi lenti, per mille motivi. Cambiano i governi, mutano
le politiche economiche, diminuiscono le possibilità
finanziarie dello Stato, soprattutto mutano le scelte sulla
viabilità.
Di solito ci si basa sui dati anagrafici presenti sul territorio
e alla luce di parametri di confronto. Non escluso, ben inteso,
il vantaggio che una strada può avere per lo sbocco
in altre zone più popolate o per l'intersecazione con
strade di maggiore importanza.
Una strada nuova in sé è sempre un mezzo di
comunicazione tra paesi diversi, è sempre uno snodo
e un raccordo che può facilitare percorsi in minor
tempo e con minore spesa.
Se non si ragiona in questi termini e in prospettiva di futuro,
soprattutto in chiave turistica, non avrebbe senso nemmeno
parlare della strada che unirà Alpe a Varni. Due paesi,
oltre i 900 m. di altitudine, scarsamente popolati, ambedue
appartenenti al comune di
Gorreto,
ma non collegati.
Tant'è vero che negli anni '70 quando
Fontanarossa
e Alpe godevano già di facile comunicazione con il
fondovalle, Varni era rimasta a guardare e... a sperare. Qualcosa
già si ventilava. Ma iniziavano i tempi difficili e
non se ne fece nulla. Varni rimase quel gruppo di case antiche
disseminate in quella macchia rigogliosa di verde intenso
dei
boschi, e isolata dal resto del
mondo.
Ma la necessità aguzza l'ingegno e favorisce spesso
l'inventiva. Senza far baccano, i Varnini pensarono di farsi
la strada in economia. Con qualche brandello di progetto iniziale,
con mezze approvazioni (verbali) in Provincia, con il minimo
di contributi, e qualche aiuto dal Comune, ma con tutto il
coraggio possibile cominciarono a scavare, a far brillare
mine e a giocare di ruspa.
Le fiancate della montagna si squarciavano e un nastro di
strada cominciava a scendere dal Passo del Fresco verso il
paese. Più tardi sorsero alcune difficoltà.
Si pazientò un tantino. Quando Dio volle, tutto si
appianò e la strada arrivò alle prime case,
su un percorso di cinque chilometri.
Il resto è storia di ieri. Pochi anni fa il sindaco
ottenne che questa 'sua' strada fosse anche asfaltata. Quanto
gli sia costato in opere di convincimento presso i dicasteri
competenti in Provincia, lui solo lo sa.
Ripetiamo, la montagna ha i suoi ritmi lenti. Ma la gente
di montagna sa attendere. Intanto un nastro è stato
tagliato. Presto inizieranno i lavori. Tutta la simpatica
gioventù che corre chiassosa per le stradine di Alpe
durante i mesi estivi la vedrà terminata? C'è
da pensare di sì. Tutto dipenderà anche dalla
"forza" degli amministratori.
Davanti a quel nastro sabato scorso qualcuno sussurrava che
il ponte sullo stretto di Messina non è stato approvato
dall'Europa, ma la strada per Varni sì... Asserzione
di facile fantapolitica?
E su quel gruppo di alpesi accorsi da Genova per la cerimonia
di inaugurazione continuava a scendere la pioggerellina di
marzo che pensiamo possa essere di buon auspicio.
Come per le spose in abito bianco che vanno all'altare in
un giorno inclemente di pioggia, mentre la gente sussurra
il proverbio che tutti conosciamo: "sposa bagnata...".
Guido Migliavacca
(Questo articolo è stato tratto dal N° 12 del 25/03/04
del settimanale "La Trebbia")
Stampa
questa pagina