Ci sono alcuni paesi della provincia di
Genova destinati a scomparire nel giro di vent'anni, o forse
anche meno, se le istituzioni non studieranno, rapidamente,
delle opportune "tecniche
di sopravvivenza", se non investiranno fin d'ora su
questi borghi. Sono Propata, Crocefieschi, Tiglieto, Montebruno,
Torriglia, Rossiglione, Valbrevenna, Davagna, Ronco Scrivia,
Campo Ligure, Isola del Cantone, Uscio e Camogli.
In questi posti, alcuni particolarmente amati dai genovesi
di città -
luoghi di vacanze e di ricordi di infanzia, meta di passeggiate e di piaceri
gastronomici, di accogliente natura generosa di castagni, funghi, torrenti -
il rapporto fra i ragazzi con meno di 14 anni e gli anziani con oltre 74 anni è oramai
allo stremo. Vale a dire è nettamente inferiore ad
uno. In modo drammatico a Propata e Crocefieschi (vedi la
tabella a lato), meno a Uscio e Camogli.
Di contro esistono alcune località che alzano la testa, quindi si ripopolano,
e dove è garantita nei prossimi anni la nuova generazione, il futuro,
la continuità: sono Savignone, Casella, Ceranesi e Serra Riccò.
Quasi intuibile la motivazione: sono località vicine a Genova (dove probabilmente
i giovani lavorano) quindi facilmente raggiungibili, ma hanno buoni servizi,
sono in mezzo al verde e forse trovare casa qui non è una
caccia al tesoro.
Ma anche Genova non può permettersi di guardare davanti a sè"lavorando" sulla
prospettiva. La differenza con i comuni montani è che non è destinata
ad estinguersi in breve. Il rapporto "genovese"è di 0,76 quindi
netta prevalenza di anziani rispetto ai giovanissimi, ed oltre il 30 per cento
delle donne genovesi ha una età superiore ai 35 anni.
Altissima la percentuale di chi vive in solitudine.
Secondo questi ultimissimi dati dell'U.O Statistica del Comune
di Genova che il professor Ernesto Palummeri responsabile
del Dipartimento Anziani della Asl 3 ha presentato nel corso
di un incontro al "Brignole" con esperti
di tutta Italia entrati a far parte di un comitato scientifico che seguirà passo
passo l'Azienda di Servizi alla Persona, Genova si conferma l'area metropolitana
con la più alta percentuale di anziani e con un rapporto giovani - anziani
che non induce alla speranza. Uno scompenso, quello fra anziani e minori, più alto
nell'area metropolitana che non nelle riviere, chiudendo una volta per tutte
la bocca a chi sostiene la tesi che siamo i più vecchi d'Europa perchè qui
svernano i padani. Quindi anziani di importazione da Lombardia, Emilia e Piemonte.
Non è così. La percentuale di anziani delle
aree rivierasche raggiunge il 25,9%, contro il quasi 27 per
cento di Genova.
«Alcuni comuni montani sono inevitabilmente destinati a scomparire nei
prossimi 10-25 anni a meno di pesanti investimenti della politica regionale su
aree vaste di superficie» insiste, commentando i dati, Ernesto Palummeri «qui
la popolazione si ridurrà velocemente fino a non poter garantire nessuna
possibilità di esistenza». E ha ribadito per Genova che l'area generazionale
che va da 0 a 13 anni rappresenta solo il 10, 3 % nettamente al di sotto della
percentuale over 64 (26,6%) e inferiore alla percentuale over 74 (13,34%). «L'area
generazionale da considerare maggiormente attiva per assicurare il ricambio (25-44
anni) raggiunge il 13,5% per i maschi e il 13,8% per le donne. Questo non consente
di garantire il pareggio della popolazione».
E' oramai noto che l'attuale condizione di Genova e della
Liguria anticipa di 20 anni quello che sarà la situazione italiana, la cui proiezione del
rapporto anziani - giovanissimi nel 2027 è quella che già vive
oggi il capoluogo ligure.
Il responsabile del Dipartimento Anziani della Asl 3 che,
alcuni anni fa in occasione del convegno mondiale dell'invecchiamento
che si era tenuto a Genova aveva, nella sua relazione, espresso
ottimismo sul contributo degli emigrati nella crescita della
natalità, l'altro ieri ha dovuto fare un passo indietro: Palummeri
ha precisato che ci sono più bimbi nati grazie anche
alle nuove coppie di stranieri ma non in numero consistente
da invertire la tendenza.
Donata Bonometti
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
26/09/07)
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