C'era una volta il medico condotto. Quella
figura che nei paesi, insieme al sindaco, il parroco e il
farmacista
era considerata con ammirazione e rispetto. Ora, almeno burocraticamente,
non esiste più, si chiama medico di famiglia,
ma resta un'immagine importante, un punto di riferimento,
soprattutto per la gente dei piccoli centri. E così è stato
certamente il dottor Gian Mario Firpo, che per oltre
trent'anni ha curato pazienti di Rovegno, Fontanigorda, Fascia,
Montebruno e Gorreto, facendo base all'ambulatorio messo
a disposizione dal comune nella casa di riposo di Rovegno.
Il dottor Firpo è ora andato via, trasferendosi
a Genova dai primi di gennaio, e proprio da Rovegno partono
le proteste par la sua mancata sostituzione. Resta, è vero,
ancora un medico nel territorio, il valido dottor Edoardo
Cella, ma sale la preoccupazione perché la popolazione,
pur se non elevata in numeri, è in media piuttosto
anziana e dislocata su un territorio vasto e di difficile
orografia. «Per questo -spiega il sindaco di Rovegno,
Pinuccio Isola facendosi portavoce delle proteste degli
abitanti, e non solo dei rovegnesi - ho incominciato a mandare
lettere a chi di dovere. Provincia, Regione, prefetto,
Asl, anche ai parlamentari, l'onorevole Mondello e il
senatore Banti. Perché penso che non sia giusto che
un solo medico debba sobbarcarsi la cura dei pazienti in
un territorio così vasto e complesso orograficamente».
Finora, sforzi vani, quelli del sindaco. «Lo so,
hanno risposto che la legge non prevede la sostituzione del
dottor Firpo, perché numericamente non ci sono più di
1.500 utenti. Ma io so anche che una legge, fatta dal parlamento,
deve, e può essere, sottoposta a emendamenti e deroghe,
se il caso lo richiede. E questo è un caso del genere.
Perché se per esempio ci sono due urgenze, una a Casa
del Romano e una a Rovegno, il povero dottor Cella, che è rimasto
solo per questa porzione di territorio, che fa, si sdoppia?».
Situazione non facile, alla quale per il momento
non si trovano soluzioni. «Ma non ci arrendiamo - ribatte
il sindaco-. e sia chiaro che non parlo per campanilismo,
parlo a nome non solo di Rovegno ma degli altri paesi
di questa zona, tutti pieni di gente anziana, che ha bisogno
di punti di riferimento validi e sicuri in materia di sanità.
E quindi continuerò a tempestare di lettere e richieste
di incontri le autorità preposte. Come ho detto, una
legge si può modificare, se ci sono i presupposti.
E qui da noi l'applicazione di questa legge è una
cosa ingiusta. E ritengo che siamo proprio noi sindaci,
eletti dai cittadini di cui conosciamo bene le esigenze,
a dover far presente con forza ai parlamentari che cosa
non va nelle diverse realtà, anche piccole, del nostro
Paese. Per fare in modo che si intervenga. E subito, non
quando è troppo tardi, e quando qualcosa di spiacevole è già successo».
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
06/02/08)
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