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Marco Molinari studia tutte le sorgenti delle acque minerali di Valtrebbia e Valdaveto

Marco Molinaro
Fattori tettonici, principalmente le faglie ed i relativi terremoti, controllano l'esistenza delle acque anomale presenti nel bacino del Fiume Trebbia. Tradotto: il movimento sismico, le cui scosse più forti in questi anni avvertite dalla popolazione, sono la prova tangibile del movimento della faglia, attraverso la quale nascono le fontane salso-bromo-iodiche e sulfuree, tipo quelle del Passo del Brallo, di Bobbio, Confiente ed Ottone.
L'interessante scoperta è di Marco Molinari, geologo ricercatore, che a partire dallo scorso anno sta effettuando una ricerca delle fontane "anomale" in Valtrebbia. Nel suo lavoro, Molinari si è avvalso della collaborazione del prof. Luigi Marini, della cattedra di geochimica applicata dell'università di Genova e del dott. Andrea Cerrina Feroni, ricercatore dell'IGGI, l'Istituto di Geocronologia e Geochimica Isotopica del CNR di Pisa.
"Nel campo scientifico c'è molto interesse per questa materia, in quanto è poco studiata essendo pure un aspetto diverso di studiare la geologia. Abbiamo anche scoperto - prosegue Molinari, che ha radici a Truzzi di Ottone- che queste acque sono pure, tanto che non abbiamo rilevato tracce di Trizio, che ricordiamo è un isotopo pesante dell'idrogeno, che è radioattivo e quindi dannoso se ingerito o inalato, immesso in gran quantità nell'atmosfera a seguito degli esperimenti nucleari condotti negli anni '50 e '60 del secolo scorso, e quindi presente nei corsi d'acqua.
Lo studio, ideato da Molinari, si delinea come ricerca di base ed è finalizzato a migliorare la conoscenza del territorio per quanto riguarda la geochimica delle acque anomale presenti nel bacino del Fiume Trebbia.

ACQUE
"Per acque anomale si intendono quelle caratterizzate da condizioni riducenti, cioè indicate dalla presenza di solfuro disciolto e/o ione ferroso, e/o alte salinità e/o valori di pH lontani dalla neutralità - spiega il ricercatore - queste acque sono inoltre facilmente riconoscibili per le loro caratteristiche organolettiche, si presentano infatti come acque salse, sulfuree, ferruginose-effervescenti".
Dalle analisi è emerso che le acque della fontana di Salsominore sono neutre, ne acide ne basiche, mentre tutte le altre sulfuree sono fortemente basiche, "da colloqui con dermatologi, ho appreso che queste ultime sono la panacea delle malattie della pelle, oltre a favorire la digestione".
Altro dato interessante è che tutte le acque analizzate non contengono metalli pesanti, tipo il piombo, mercurio, cadmio, arsenico. In merito alla potabilità, "non sono state condotte analisi batteriologiche in quanto esulava dai nostri scopi. Comunque, data la provenienza è altamente improbabile subiscano qualche sorta di inquinamento, a parte un caso dubbio della sorgente di Confiente, non hanno sostanze minerali considerate dannose per la salute, anzi".

LE SORGENTI
La ricerca di Molinari è stata condotta facendo una ricerca sul territorio "intervistando le persone del posto - spiega il ricercatore - infatti, grazie a loro ho individuato le quattro sorgenti di Salsominore, la nota Fermasa di Confiente, due a Bobbio: delle terme di San Martino e Rio Foino, una a Feligara nei pressi di Brallo di Pregola, una a Marsaglia, alla foce del Rio Cordarezza, una a Truzzi, una a Gramizzola, una a Belnome (Acqua Magnesia), a La Cà (sulfurea), a Rettagliata bassa, La Cà (salata), a Rettagliata alta e nel Fosso di Pietranera.
Molinari ha pure scoperto che Ottone si è rivelato il comune più ricco di sorgenti anomale sia per numero che per tipologia, "qui vi sono ben sette sorgenti tra sulfuree, salate e magnesiache".

ACQUE SECOLARI
Molinari, da una prima analisi dei dati di laboratorio, rende noto che ha avuto una conferma sulla profondità di provenienza delle acque in esame, ipotizzata in fase di campionamento, "che si aggira intorno al chilometro, con tempi di residenza, ovvero il periodo in cui l'acqua sta sottoterra, che si aggira tra i 500 e 1000 anni. Siamo pertanto lontanissimi dalle caratteristiche dei normali acquiferi appenninici che presentano profondità massime di 80 - 100 metri e tempi di residenza di qualche mese.
Tali dati, da primato, sono attribuibili esclusivamente alla presenza della importantissima faglia, in precedenza conosciuta come Villalvernia - Varzi - Ottone - Levanto, che arriva a Firenze e che mette in contatto due porzioni dell'appennino emiliano-ligure: il settore orientale con quello occidentale. Questa frattura ha giocato e gioca un ruolo basilare nell'orogenesi appenninica ed è la causa dei terremoti della Valtrebbia.
"Questa frattura della crosta terrestre, che scende fino a ben 5 km nel sottosuolo, rappresenta il volume di roccia indebolito attraverso il quale le acque meteoriche risalgono per manifestarsi con le sorgenti che ormai conosciamo, ed è proprio in virtù del loro prolungato tempo di residenza che questo tipo di acque è ormai l'unico al mondo a non essere inquinato da trizio".
"Ricordo che come quelle della Val Trebbia, le sorgenti in Valdaveto, di Salsominore e della Confluenza, si può senz'altro dire che sono legate ad una faglia, precisamente la Finestra Tettonica di Bobbio e Marsaglia".

PETROLIO
Altro fatto curioso è che, l'alta salinità delle sorgenti di Salsominore e Bobbio è possibile sia dovuta a reazioni di disproporzionamento idrolitico dei costituenti del petrolio (ipotesi da verificare), cioè sia la presenza di sacche di idrocarburi, di modeste dimensioni, a controllare la salinità di tali acque e non la presenza di interstrati salini nelle rocce come avviene in altre località dell'Emilia.

DIVULGAZIONE
In sinergia con gli enti locali prevediamo di trasferire in forma divulgativa la conoscenza così acquisita a tutti quelli che ne possono potenzialmente usufruire".

CONTATTI
Il geologo non si ferma qui, "chi ha conoscenza di altre sorgenti "anomale" può contattarmi telefonandomi allo 3478558449, oppure inviare una email a geo_molinari@libero.it.
Lo studio effettato ha carattere preliminare ed è passibile di revisione e miglioramento. Una pubblicazione del lavoro avverrà a mesi ed una versione semplificata sarà data agli enti territoriali.

Paolo Carini

(Questo articolo è stato tratto dal N° 15 del 24/04/08 del settimanale "La Trebbia")

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