La terra delle chiese millenarie Stampa

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Val Trebbia di oggi - Val Trebbia di oggi
Scritto da Il Secolo XIX   
Domenica 18 Gennaio 2004 01:00
La storia, la cultura, la vita passata e presente della comunità della Val Trebbia si legge anche visitando le innumerevoli chiese, cappelle e cappellette votive che si incontrano in tutti i centri, anche i più minuscoli, di questa porzione verdissima di entroterra genovese. E un tour da queste parti alla scoperta di questi luoghi di culto, di antica tradizione, può essere davvero interessante ed è caldamente raccomandabile.
Le chiese sono tantissime, ma ce ne sono alcune che meritano assolutamente una visita e da sole valgono il viaggio. Si può partire da Pentema, con la scusa di vedere l'ormai celebre presepe (aperto fino alla fine di gennaio), e visitare la grande chiesa parrocchiale che domina il borgo, e che ostenta orgogliosamente una piccola, deliziosa madonnina in legno, venerata da sempre dai pentemini.
Poi si può salire a Fontanigorda, dove le 13 fontane danno il nome al paese, dove si incontrano anche diversi interessanti reperti di archeologia contadina. E dove le chiese-gioiello sono diverse. Una è in località Casoni, è la chiesa di San Bartolomeo con il suo bellissimo campanile in pietra costruito nel 1840 dal volontariato locale, che trent'anni dopo si occupò anche di far fondere le campane sul posto. A poca distanza, a Canale c'è la bella chiesa di Santa Giustìna, mentre procedendo per la strada tra la Val d'Aveto e Fontanigorda, sul Passo Fregarolo, si incontra la bella cappelletta dedicata a San Rocco e alla Vergine, che nel 1949 salvò il paese da un'epidemia di peste. A Montebruno tutta la storia rurale della vallata è ottimamente riassunta dal Museo della cultura contadina, che merita decisamente una visita accurata. Quindi, da non perdere l'antico santuario - è del 1478 - sorto nel luogo dove apparse la Madonna a un pastorello muto che riconquistò la parola. Salendo poi verso Gorreto, ai confini con la provincia di Piacenza, è da vedere la parrocchiale di Santa Caterina, davanti al castello, costruita nei 1630 e restaurata a metà del Novecento, che conserva al suo interno uno splendido confessionale del Quattrocento. Nella frazione di Fontanarossa, da vedere la chiesa di Santo Stefano, nell'area cimiteriale, che risale all'anno Mille: qui si respira un'atmosfera particolare, creata dalle pietre tombali, dalle croci in ferro battuto a ridosso della nuda pietra della chiesa. Notevole la grande croce nera, simbolo della Passione di Cristo. E già che si è in zona, scendendo da Gorreto, conviene passare un attimo oltre confine e arrivare nella vicinissima Bobbio, detta la Montecassino del nord per la presenza dei monaci, dove si incontra l'omonima basilica, fondata nel VII secolo, con il suo campanile romanico e l'absidiale, entrambi costruiti intorno all'anno Mille.

Mara Queirolo

(Questo articolo è stato tratto dal Secolo XIX del 18/01/04)
 

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