1859 - Cerignale (Cerriniale). PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Daniele Bertacchi   
Mercoledì 13 Gennaio 2010 22:42

Trovasi fra la Trebbia e l'Aveto, a chilometri 8,30, a tramontana, da Ottone, ed a 18, a mezzogiorno, da Bobbio, non passando però per Ponte Organasco.

Confina a levante collo Stato Piacentino, a mezzodì col comune di Ottone, al nord e all'ovest colla Trebbia, che lo separa dai comuni di Zerba e di Cortebrugnatella.

Il comune di Cerignale è ripartito in tre parrocchie. La prima, nel capo-luogo, dedicata a S. Lorenzo, ha una modesta Chiesa recentemente riparata da imminente ruina. Da questa parrocchia dipendono le villate di Casale a levante, e di Oneto a scirocco, ove esiste una succursale dedicata a S. Andrea apostolo. La seconda è in Carisasca, intitolata a S. Pietro, ed ha sotto di sè le borgate di Castello e Ponteorganasco, in cui sta un oratorio sotto la protezione di S. Carlo. La terza è in Selva sotto il patronato di S. Stefano, e comprende le borgate di Rovereto, Lisore e Cariseto, ov'è un tempietto consacrato a S. Anna, e sopra una vicina rupe stanno i ruderi d'un antico castello, che spettò un tempo ai marchesi Malaspina.

Questi tre centri comunali, cioè Cerignale, Carisasca e Selva, sono pressapoco paeselli della stessa dimenzione e considerazione.

In Cerignale non vi sono né piazze né palazzi di rimarco, e nemmeno in Selva. Solo in Ponteorganasco è degna d'osservazione la bella e spaziosa casa dei fratelli Palazzi genovesi, i quali vi soggiornano lunga stagione dell'anno;  come pure altra attigua abitazione civile formante un isolato di proprietà eziandio dei menzionati signori. Esistono ancora in questo borghetto gli avanzi d'un antico castello indizio di questa signoria feudale.

Ponte Organasco sta sulla via provinciale da Bobbio a Genova, ed a poca distanza dal medesimo verso tramontana evvi sulla Trebbia un ponte in pietra ad un sol arco di circa 20 metri di corda ma assai ripido ed alto.

Altre volte si faceva in Cerignale un mercato, che venne abolito negli ultimi anni del feudalismo. Questo capo-luogo di comune dista dal suo capo-luogo di provincia sette miglia circa passando per Confiente, ove si guada la Trebbia; mentre passando per Ponte Organasco si allunga la strada di miglia 4, totale 11.

Corrono su questo territorio due principali strade: una è quella provinciale, di cui abbiamo precedentemente parlato; l'altra, da Bobbio a Confiente, ascende in sulla costiera del Dego, ove diramasi verso Orezzoli, Alpepiana e Val di Aveto superiore. Vanno entrambe nella direzione nord-sud, quella presso il fiume sul fianco occidentale della montagna, questa sul vertice di essa; ma sovente non è praticabile massime nella stagione invernale per non trovarvisi né case, nè ricoveri.

Sonvi altre vie per le varie borgate del comune, ed una sopratutto, che, partendo da Ponte e movendo sull'alto, dà comunicazione alle due predette strade principali.

La Trebbia, che discende dai balzi di Torriglia, circonda questo paese da due partì facendo un angolo presso Ponteorganasco. Il grosso torrente Aveto a levante divide il comune dal Piacentino e viene a scaricarsi nel predetto fiume, a poca distanza da Cerignale e presso Confiente, che confinano tra loro coll'intermedio d'una strada ripida e malagevole della lunghezza d'un miglio e mezzo. Non vi sono in questo comune altri torrenti o rivi di considerazione.

I principali prodotti territoriali di Cerignale sono frumento, melica, patate e castagne, il tutto in poca quantità. Nelle regioni più basse si coltivano viti, che danno un vino piuttosto aspro ed acerbo. Vi si rinvengono i preziosi funghetti chiamati spinaroli, o prugnoli, i quali per il loro gran prezzo riescono di qualche risorsa a questi abitanti.

Vi scarseggiano in molte parti i pascoli; ma pure vi si mantiene in buon numero il grosso e minuto bestiame. Anzi nella stagione estiva si conducono a pascolare nella frazione di Selva non poche mandre di pecore dalla valle di Fontanabuona, che sta presso Rapallo.

La coltivazione delle terre e la pastorizia formano la principal occupazione degli abitanti, i quali sono sobrii e d'indole assai buona. È però danno cbe vi regni un certo spirito di litigio prodotto dalla smania di voler dividere ad ogni successione le già suddivise terre e proprietà. Una gran parte di essi, non escluse le donne, è costretta in certe stagioni a temporanee e quasi regolari emigrazioni, conducendosi a lavorare nelle campagne del Pavese e del Milanese per ritornare poscia alle proprie case con qualche guadagno, ma travagliati ben sovente dalle febbri intermittenti e dalla pellagra.

Questo paese appartenne già come feudo imperiale al Principe Doria. Un leggier tributo di
grano, che esiggevasi dall'agente camerale proporzionatamente ai possedimenti di ciascuno, era l'unica imposizione che vi si pagasse. Del resto era libero il commercio d'ogni genere, compreso quello del sale e del tabacco, e di questo esistevano due fabbriche a Ponteorganasco, di cui si vede tuttora il sotterraneo locale con alcuni superstiti utensili in proposito.

Nel 1797, essendosi pienamente abolita la feudalità, la riunione di Cerignale alla provincia di Genova venne stabilita dai Comizii, per cui rimase soggetto a quella città sino al 22 settembre 1805, nel qual anno la repubblica ligure essendo stata aggregata a quella di Francia, Cerignale fu compreso nel circondario di Bobbio; ma tornò quindi a far parte del governo genovese sino alla ristorazione degli Stati e della politica europea.

Grandi cangiamenti avvennero pure nelle cose ecclesiastiche di questo comune. Delle anzidette parrocchie era formata negli antichi tempi quella di Selva, da cui si staccò la chiesa di Cerignale due secoli fa. Da questa poi si separò, da circa 70 anni, quella di Carisasca, la quale sola cadde di poi e trovasi tuttora sotto la Diocesi di Tortona, mentre le altre due furono unite alla Diocesi di Bobbio.

La popolazione di questo comune è di 1067 abitanti, dei quali 300 sono di Cerignale, 337 in Selva, e 430 in Carisasca e Ponteorganasco. Le case sono come le famiglie in numero di 204.

(Testo tratto da “Monografia di Bobbio” di Daniele Bertacchi, 1859)

 

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