Appunti di storia di Ottone - Prima parte PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Attilio Carboni   
Giovedì 12 Novembre 2009 00:00

Ottone (dialettale: Autun), toponimo, in celtico "guado", come il più noto Autun, nella valle dell'Arroux, in Borgogna. Nella nostra zona, infatti, si intrecciavano camminamenti, sentieri, strade antichissime, tra il mare e la pianura padana; dal genovesato e dal levante ligure al pavese, all'alessandrino (molti secoli prima della fondazione della stessa città). Punto di riferimento obbligatorio, in quanto raro guado possibile, per lungo tratto a monte e a valle. Sosta necessaria prima di affrontare nuove dure ascensioni sull'opposta sponda della Trebbia. Al Dego (verso la val d'Aveto, la val Nure, la val di Magra), all'Alfeo (val Borbera/Scrivia, Piemonte), al Lesima (val Staffora, Lombardia).

Non raramente, nei pressi dell'incrocio del torrente Ventra con la Trebbia, o dalla sua parte opposta, nel tratto di fiume dove, appunto, si colloca l'antico passo tra le due sponde (consenzienti gli umori di più abbondanti e capricciose acque di quelle odierne), tempo e circostanze favorevoli hanno restituito, talvolta, residuati grossolani in cotto, pietre più o meno rozzamente squadrate, a composizione di muri, piloni, basamenti...testimonianze, forse, di opere fluviali per la protezione, il sostegno al passaggio.

I Liguri molti secoli prima di Roma e dell'era cristiana, frequentavano l'ottonese o

ne avevano una stabile dimora, fotografie aeree documentano tracce di insediamenti a loro riferibili nella conca di Toveraia inferiore. Scavi nel sito di Zerba hanno rintracciato importanti sepolcreti.

Le cime dei monti citati sono state i luoghi privilegiati del culto per i nostri lontani antenati.

I Liguri, infatti, non costruivano templi, come gli altri popoli, ma le sommità più significative erano ricercate mete per l'esercizio e la fruizione di semplici, coinvolgenti religiosità. L'Alfeo (1650 s.l.m.), si prestava più degli altri monti circostanti allo scopo, in quanto da sempre suscita forti emozioni, sentimenti e prospettiva di trascendenza. La vetta, in direzione sud, offre alla vista il suggestivo spettacolo dell'onda che instancabile flagella tormentate coste e si trasforma in candida spuma. A nord l'innevato arco della Alpi incornicia la pianura padana, con vasto orizzonte. Poteva (potrebbe) qualcuno rimanere insensibile a tanta bellezza, a tanta poesia? Il "santuario" dell' Alfeo era raggiungibile mediante impervi sentieri, in celtico "bar", "ber", di cui è traccia nei nomi propri di alcune frazioni del nostro Comune, poste lungo il cammino, quali Barchi, Bertone, Bertassi. Sentieri talvolta inghiottiti da faggete profonde, buie. Temibili per passaggi in precario equilibrio tra rocce aggettanti ed improvvise profondità. Mirabili sullo sfondo delle stagioni del cielo e della terra; nello splendore di colori, di suoni, di aromi che brezze sapienti sempre miscelano ed ovunque diffondono.

Il territorio di Rovegno, oggi Comune sovrastante quello di Ottone, in provincia di Genova, forniva ai Liguri abbondanza di rame, minerale ancora estratto nei primi decenni del secolo scorso. L'età del bronzo ha scritto importanti pagine della sua storia nell'alta valle in quanto la fusione del rame con lo stagno, proveniente dalla Toscana, avveniva presso le nostre miniere. Le selve circostanti offrivano combustibile per alte temperature (legno pregiato di quercia o di faggio): c'era abbondanza di acque; si trovavano con facilità argille adatte a

vasellame ed a stampi in cui materializzare nuove forme. L'importanza delle miniere, la lavorazione del rame, la fusione del bronzo, la produzione di manufatti, ad uso civile e militare, sempre più richiesti, anche da popolazioni lontane, non può non aver richiamato traffici e commerci, crescita demografica e sviluppo di un sistema viario di valore.

Sembra, pertanto, avere un qualche fondamento la tradizione del passaggio di Annibale con il suo esercito dalle nostre parti, lungo le vie dei metalli. Riferiamo, comunque, che ogni paese dell'alta val Trebbia si sente coinvolto nell'epopea cartaginese. Ecco "il bosco di Annibale"," la strada di Annibale", il ponte, la fontana... Si indica la località dove il grande generale si sarebbe ferito ad una mano (laesa manus, stimo (forse), di Lesima, secondo radicata, diffusa convinzione). Si ritiene che Tartago, frazione di Ottone in val Boreca, sia stata fondata da soldati cartaginesi (Chartàgo/ Tartàgo; semplice assonanza o qualcosa di più?). Sembra che il paese Barchi derivi dalla volontà dei fondatori africani di onorare la famiglia del loro condottiero, "Barca", appunto... E molti altri racconti associati a Suzzi, Zerba, Bogli...

In epoca romana continua lo sfruttamento delle miniere di rame nella zona di Rovegno; sorge l'insediamento di Bobbio o la romanizzazione di precedenti agglomerati; il santuario di "Minerva Medica" a Travo, attrae crescenti pellegrinaggi dal mondo pagano... La valle è percorsa da forte movimento, ramificato in infinite direzioni. Una specie di gigantesca ragnatela di strade a [diversa tipologia deve aver ricoperto l'ampio bacino dell'Aveto/Trebbia, favorendo egli incroci e lungo il cammino la nascita e lo sviluppo di abitati. Il cristianesimo, fin dai primi secoli della sua era, risale il nostro fiume, partendo da Piacenza, e fonda Chiese nelle più importanti località.

La crisi politica, economica, demografica dell'incipiente medioevo, nei secoli V, VI, sprofonda la valle nella rovina e nel soqquadro. L'arrivo a Bobbio del santo irlandese Colombano (inizi del VII secolo), e il rapido espandersi della sua fondazione monastica, riportano fiducia, organizzazione, sviluppo e crescita morale e materiale. Nella zona di Ottone il monastero bobbiese fonda e lungamente detiene la "cella di S. Bartolomeo", importantissimo riferimento della nostra storia civile e religiosa. Le celle erano, infatti, luoghi di preghiera, ma anche aziende agricole di alto livello. La nostra gente alla scuola dei religiosi bobbiesi ha imparato a pregare; a coltivare la terra, ad allevare il bestiame, a praticare dialogo e solidarietà illuminata da certezze al di là dell'apparenza, del contingente. Ha terrazzato la montagna, trasformandola, per quanto possibile in pianura. Si è occupata della vigna, del frutteto, delle piante medicinali... Ha ricostruito le case, i paesi, le strade... Sotto la guida dei religiosi la "selva selvaggia" dei nostri monti è diventata bosco ordinato; campo di grano flessibile, biondo; dispensa generosa... L'istinto si è moderato nel sentimento, sublimandosi nella ragione e nella fede. Con il nuovo millennio il sistema monastico, politico-amministrativo di Bobbio, viene affiancato o sostituito, da quello vescovile, della stessa città.

Attilio Carboni

(Articolo tratto dal N° 39 del 12/11/2009 del settimanale “La Trebbia”)

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Aprile 2012 08:25
 

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