| 1908.La piena straordinaria della Trebbia |
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| Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri | |||
| Scritto da La Trebbia | |||
| Mercoledì 28 Ottobre 2009 16:54 | |||
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Come ognuno sa, il mese di luglio è il più caldo, e appunto per gli eccessivi calori, si manifestano a brevi intervalli nubifragi che in quest'anno per la loro violenza e per la frequenza delle scariche elettriche e anche per le grandinate hanno superato quegli degli ultimi anni. Anche nel bobbiese abbiamo avuto temporali ed acquazzoni con alternative di basse ed alte temperature. Ma uno di questi violenti nubifragi si scatenò la mattina del 17 luglio nel territorio del Mandamento di Ottone e nelle vicine regioni genovese e piacentina, arrecando ovunque la distruzione e Fu allora che il nostro delegato di P.S. con i carabinieri reali, per misure prudenziali fece sgomberare il ponte dalla folla che si assiepò lungo la via di circonvallazione. Si vedevano passare rapidamente, trasportate dalle acque, alberi sradicati dalla violenza dell'uragano - lunghi travi - molto legname, e anche ponti di legno, e una parte di uno di questi si era incastrata sotto una delle arcate maggiori del ponte. La furia delle acque asportò ben cinque ponti - due in cotto al limite del confine tra le due provincie di Genova e Pavia e tre in legno - dei quali uno che da Rovegno mette a Fontanigorda, altro a Gorreto e il terzo nei pressi di Ottone. Anche diversi pali telegrafici furono abbattuti con interruzione della linea telegrafica fra Bobbio e Genova. Nel Comune di Ottone furono distrutti terreni coltivati latistanti il fiume e molte piante furono asportate dalle acque. A Gorreto la violenza del temporale ruppe la strada nazionale, impedendo la circolazione dei veicoli e le acque inondarono case e negozi, asportando e distruggendo ogni cosa. Alcuni capi di bestiame bovini ed un cavallo che non poterono essere salvati, annegarono. E se gli abitanti di Gorreto furono salvi da maggiore disastro, lo si deve alle breccia prodotta nel ponte in muratura dall'impeto della corrente, breccia che diede adito ai maggiori vortici. Nelle campagne è andata pure distrutta una gran parte dei raccolti ancora in vegetazione e molte piante furono divelte e trasportate dai vortici. Non è possibile per ora calcolare l'entità di tutti i danni cagionati dal nubifragio, che pare siano rilevanti. Ma siccome tutti i mali non vengono per nuocere, così gli abitanti dei paesi posti lungo la riva del fiume non esclusi i nostri contadini, approfittarono dell'occasione per raccogliere una discreta quantità di legna e legname che servirà loro per riscaldamento e per lavoro nel prossimo inverno senza spese. Anche a Rivergaro le acque del fiume Trebbia hanno straripato rompendo le dighe, allagando le campagne intorno distruggendo il raccolto del frumento che si trovava quasi tutto nei campi. Grazie al preavviso telegrafico colà spedito dal nostro geom. Baldini, il pericolo di disgrazie per uomini e bestie fu scongiurato. A S. Antonio, presso la città alle ore 20,30 un contadino, attraversando la Trebbia, sentì il fragore della piena che irrompeva minacciosa. Mancandogli il tempo per raggiungere la sponda si rifugiò su di un provvidenziale rialzo di terreno, di là gridò al soccorso, ma non fu udito che verso le 23. Alcuni contadini accorsi con barche furono respinti dalla violenza delle onde. Accorsero allora i pompieri del Genio con un grosso barcone; ma quando, dopo sforzi inauditi, credevano di raggiungere lo scoglio, un terribile colpo di traverso portò il barcone due chilometri distante. I bravi soldati però, benché molli d'acqua ed affranti, trovarono la forza di riaccostarsi e finalmente trassero in barca e salvarono il disgraziato contadino. Ed ecco una corrispondenza da Ottone: " Nelle prime ore del 17 corrente in causa di un violento nubifragio, che imperversava particolarmente verso il dorso dell'Appennino, la Trebbia ci giunse qui inaspettata, improvvisa con una piena di cui non si ricorda l'eguale a memoria d'uomo: era un'acqua grande grande, torbida, fluttuante che metteva brividi di tristezza e di trepidazione, congiunti ad un presentimento indefinibile. Qui in Ottone corrose i prati, distrusse gli orti e sradicò pioppi lungo la riva; schiantò parecchi pali del telegrafo, fece una brusca visita al mulino mettendo in fuga il mugnaio e asportò il ponte di legno che metteva in comunicazione il Borgo con la campagna e coglie abitanti della riva opposta. Quest'ultimo fu il danno e, purtroppo, si teme di sentirne a lungo Per fortuna non si ha a deplorare nessuna disgrazia di persona. Le comunicazioni fra Ottone e Torriglia sono attualmente interrotte. È da sperarsi che intervenga con urgenza la mano del Governo".
(Brano tratto dal libro “Cento anni di storia bobbiese” a cura di Giorgio Pasquali, edizioni “Gli amici di San Colombano”)
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