L’alimentazione in Alta Valtrebbia nella prima metà del Novecento - 2a parte PDF Stampa E-mail

Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 
Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Giovanni Salvi   
Giovedì 09 Aprile 2020 00:00

Alimentazione in Val Trebbia

Fondamentali tra i cibi le castagne e il mais - Il pollaio e l’allevamento del maiale

Analizzando le abitudini più antiche si osserva che grandissima importanza avevano le castagne, ce n’erano di diversi tipi ognuno riservato a specifici usi: c’erano quelle più adatte ad essere bollite ottenendo le ballotte (balletti), quelle ad essere cotte in apposite padelle bucate o sulla stufa ottenendo le caldarroste (rustie), quelle ad essere bollite assieme ad un rametto di finocchio, dopo essere state pelate (peřê).
Per gran parte le castagne erano fatte seccare ponendole sopra un graticcio, talvolta lo stesso soffitto delle cucine, sotto il quale si faceva fuoco; venivano poi sbucciate e macinate, la farina era utilizzata per fare polenta, gnocchi e castagnaccio denominato sia patunna che castagnazzu e consistente in un impasto di farina di castagna, una piccola quantità di farina di grano, latte e sale, il tutto steso in una grande teglia e infornato. Si usava mescolare farina di castagna e di grano anche per fare piccole pagnotte poi cotte nel forno.
Grande importanza alimentare aveva il mais (mierga), le pannocchie essiccate e sgranate fornivano i chicchi da macinare. La farina veniva setacciata e lo scarto era usato per l’alimentazione animale. La polenta cotta in appositi paioli di rame veniva consumata con l’accompagnamento di formaggio, uova o latte.
Esisteva anche una variante di polenta fatta mescolando farina di mais con patate. Queste ultime, dopo l’introduzione nei primi anni dell’Ottocento, sono state utilizzate in vari modi: bollite, fritte, per fare gnocchi e anche una sorta di purè denominato patate fracche costituito da patate prima cotte e passate e poi condite con un saporito battuto di prezzemolo e lardo.
Altra componente di base dell’alimentazione era il latte ed i suoi derivati. In gran parte era latte di mucca ma c’era anche quello ovino e caprino. Con apposita lavorazione e stagionatura venivano confezionati formaggi più morbidi (mulann-e) o formaggi duri atti ad essere grattugiati, esisteva anche il formaggio con i vermi (satařieli) denominato frumaggiu sciaccu, era molto saporito e si accompagnava bene al vino.
Qualcuno mangiava a colazione una tazza di cagliata (quaggià) prima che venisse utilizzata per fare formaggio e beveva il siero (siun) in cui era immersa considerato un depurativo per l’organismo.
Dal latte si ricavava anche il burro (bitiru) prezioso per condire dato che si cercava di usare il meno possibile l’olio di oliva considerato troppo costoso.
Ogni famiglia aveva il suo pollaio che offriva uova fresche e anche qualche pollo che veniva sacrificato nelle grandi occasioni. Rarissimi i casi in cui nel pollaio oltre a galli e galline ci fosse la presenza di un tacchino (pullun).
Quasi tutte le famiglie allevavano un maiale alimentandolo a patate e castagne, la sua macellazione e lavorazione era una festa per gran parte del paese perché a parenti e amici venivano distribuite le parti deperibili (fegato, cuore, rognoni) e porzioni di carne. Una persona specializzata provvedeva a fare salsicce, sanguinacci (beruodi), salami, coppe, pancette e lardo usato poi nelle minestre o mangiato col pane. Si prendeva poi la vescica del maiale la si gonfiava con una paglia e vi si colava il grasso fuso, in tal modo si otteneva e conservava lo strutto ottimo per le fritture.
Una parte dell’alimenta-zione era legata alla stagionalità: quella a base di verdura, frutta e cacciagione.
In primavera si raccoglievano nei prati le foglie di tarassaco (dente de can) per farne insalate e i germogli di ortiche e di vitalba (viazzu) per farne frittate. Dall’orto si ricavano cipolle, aglio, carote, bietole, prezzemolo (pursemmeru), rosmarino (rumanin), piselli (puexi), ceci (ceixeri), cavoli e soprattutto fagiolane. Il basilico era coltivato in tinozze tenute vicino a casa.

Giovanni Salvi

(Articolo pubblicato sul N° 12 del 09/04/2020 del settimanale “La Trebbia”)

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Aprile 2020 10:26
 

Cerca nel sito

Traduttore - Translator

Iscriviti alla newsletter!

Amministratore

Alta Val Trebbia, Powered by Joomla! and designed by SiteGround web hosting

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per offrirti un servizio migliore. Per saperne di piu sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , vedere la nostra Informativa sui cookies.

Accetto i cookie da questo sito .

EU Cookie Directive Module Information